Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Referendum costituzionale - La fondamentale ragione del no

Non si può sputare in un occhio della democrazia e del parlamento…

di Carlo Galeotti
Condividi la notizia:

Luigi Di Maio

Luigi Di Maio

Viterbo – Da sempre si è pensato di ridurre il pletorico e sovradimensionato parlamento italiano e di eliminare il bicameralismo perfetto. Con due camere indistinguibili nelle funzioni o quasi.

Ricordo molti anni fa, ero studente, e andai a seguire una conferenza di Aldo Bozzi che presentò alla sala di palazzo Gentili la riforma costituzionale elaborata o elaboranda, non ricordo bene, dalla commissione bicamerale appositamente istituita. La riforma organica elaborata dalla commissione presieduta da Bozzi aveva tre punti cardine: la riduzione dei parlamentari, la differenziazione parziale del ruolo delle due camere (con la camera dei deputati che legifera su questioni di ordinaria amministrazione), la limitazione poi delle spese elettorali dei candidati. Non se ne fece nulla. Ci fu poi il tentativo della bicamerale di Ciriaco De Mita e poi Nilde Iotti. L’idea era quella di una riforma sulla falsariga tedesca. Si prevedeva la sfiducia costruttiva. Se vuoi mandare a casa un presidente del consiglio ne devi subito prevedere un altro. E quindi con una sua maggioranza. Un modo per stabilizzare un minimo l’esecutivo. 

Poi ci fu il tentativo di Massimo D’Alema. L’idea, se non ricordo male, era quella di un semipresidenzialismo alla francese con tanto di doppio turno alle elezioni.

Nulla di fatto anche questa volta, dopo il “patto della crostata”, Silvio Berlusconi fece saltare il tavolo. 

Ultimo tentativo di riforma costituzionale quello di Matteo Renzi, che è finito come è finito. Per la dabbenaggine dello stesso Renzi, che, come spesso accade ai politici, s’era montato la testa. Ed è andato a un referendum su sé stesso invece che sulla riforma. Quando si dice l’intelligenza.

Ecco, si trattava sempre di ridisegnare la forma dello stato. Comunque erano tentativi di una qualche serietà. Purtroppo proprio questi tentativi falliti ed i limiti della politica della prima repubblica, hanno portato a questa cosa, che riforma non si può neppure chiamare, che è la riduzione dei parlamentari. Riduzione targata Di Maio & c. 

Un taglio per altro votato un po’ da tutti in parlamento, almeno nell’ultima lettura alla camera, vista l’insipienza e la qualità avvilente dei deputati attuali. Parlamentari in gran parte senza nessuna dignità e coraggio. Diciamolo.

Insomma si è voluto lisciare il pelo al popolo. Che si presume bue e quindi sempre pronto a dar ragione all’ultima minchiata che gli vellica la panza. Il tutto sostenuto e condito da qualche bel sondaggio.

Pensate se un Churchill o un De Gaulle avessero piegato le loro decisioni di statisti ai sondaggi. Hitler se la sarebbe goduta fino in fondo.

Ma torniamo al taglio. Legittimo, legittimissimo. Perfino opportuno, all’interno di una riforma minimamente organica. Ma indecente se è in realtà, come è, uno sputo in un occhio della democrazia. Uno sputo in un occhio allo stato di diritto. Uno sputo in un occhio al parlamento. E badate, qualcuno ci ha insegnato che se c’è strage di diritto e democrazia, prima o poi c’è strage di uomini e donne. È risuccesso.

Lo spregio e il disprezzo bambinesco dei meccanismi, brutti e cattivi, della democrazia è il vero motivo per cui voterò “no” domenica. Convintamente. 

Va pure detto che il puro taglio del numero di parlamentari non risolve nessuno dei problemi di funzionamento di questa nazione. Nessuno.

Il problema non è la minor rappresentanza, la non incidenza economica del taglio. Il problema è che il “sì”, in questo momento e per come è stata impostata la campagna propagandistica, si iscrive oggettivamente al disprezzo più assoluto dello stato di diritto. Della democrazia. Al di là della buona intenzione soggettiva di questo e quello.

La politica è fatta di gesti e segnali. E il “sì” dà un calcio in culo al parlamento. In questo momento.

E si sa dove si inizia, ma non dove si finisce.

Lasciatemi finire con una battuta. Se votate “sì” vuol dire che ve li maritate Di Maio e Travaglio. Ve li meritate l’incompetente Luigi Di Maio e l’arrogante Marco Travaglio… Ve li meritate.

E che dio ce la mandi buona.

Carlo Galeotti


Condividi la notizia:
17 settembre, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR