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Padova - Dopo oltre vent'anni di carcere duro ha potuto incontrare la famiglia

Omicidio del giudice Livatino, permesso premio a uno dei mandanti

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Il giudice Rosario Livatino

Il giudice Rosario Livatino

Padova – Al carcere duro da oltre vent’anni per l’omicidio del giudice Rosario Livatino, Giuseppe Montanti, 64 anni, ha ottenuto un permesso premio di nove ore  concesso dal giudice di sorveglianza di Padova.

L’uomo, condannato all’ergastolo perché ritenuto uno dei mandanti dell’agguato di mafia del 20 settembre 1990 nel quale venne ucciso il giudice, ha lasciato la prigione per 9 ore, per parlare con la sua famiglia. 

L’ergastolano, arrestato in seguito a un periodo di latitanza ad Acapulco, in Messico, e condannato nel 1999 dalla Corte d’assise di Caltanissetta, è stato detenuto per vent’anni in regime di carcere duro e ha ottenuto il permesso dalla magistratura di sorveglianza di Padova anche grazie alla sentenza della Consulta di qualche mese fa sui reati ostativi e i permessi. Durante le nove ore “premiali” ha ricevuto telefonate e incontrato familiari e amici, per poi far rientro in carcere. 

In cella da vent’anni, non aveva mai più incontrato i familiari, che vivono in Messico e in Germania.

Rosario Livatino fu ucciso il 21 settembre del 1990 poco dopo le 8,30 del mattino. Il giudice, a bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso stava andando da Canicattì, dove abitava, al tribunale di Agrigento: un commando mafioso su un’auto e una motocicletta gli sparò ferendolo alla spalla e freddandolo poco dopo in un campo dove il magistrato aveva tentato la fuga.


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15 settembre, 2020

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