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Corte d'assise - Delitto di Tuscania - L'ultimo testimone smonta l'alibi dell'imputato, accusato dell'omicidio del cognato - Nuovo confronto tra medici legali sulle cause della morte

“Sassara non stava arando il suo terreno mentre Gianlorenzo veniva ucciso”

di Silvana Cortignani

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Angelo Gianlorenzo

Angelo Gianlorenzo

Tuscania - Omicidio Angelo Gianlorenzo - Aldo Sassara sul motorino mentre torna dalla campagna

Tuscania – Aldo Sassara sul motorino mentre torna dalla campagna

Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino

Tuscania – I Ris in località San Savino

Tuscania – Omicidio di Tuscania, il giallo si infittisce mentre il processo si avvicina alla conclusione. L’ultimo testimone smonta l’alibi dell’imputato: “Non stava arando il suo terreno col trattore mentre Gianlorenzo veniva ucciso”. Nessuna traccia dell’imputato sulla scena del crimine secondo i rilievi del Ris dei carabinieri. E nessuna traccia di Aldo Sassara nemmeno sul suo terreno distante circa tre chilometri, sempre in località San Savino,  secondo l’ultimo testimone del processo in corte d’assise per l’omicidio di Angelo Gianlorenzo, l’agricoltore 83enne il cui cadavere è stato trovato a terra nel sangue il 14 agosto 2016, delitto del quale è accusato il cognato di 76anni.

Sassara, ricoverato in gravissime condizioni a causa di una patologia che non dà scampo a Belcolle, era assente all’udienza di ieri. Ciononostante i difensori Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli non hanno chiesto il legittimo impedimento, rinunciando anzi ai propri testimoni e chiedendo di discutere il processo al più presto perché si possa arrivare in tempo a una sentenza: “Per la vittima, per l’imputato e anche per le rispettive famiglie”.

Il pm Massimiliano Siddi e gli avvocati di parte civile della vedova  dei figli, avvocati Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini, hanno voluto però sentire la testimonianza di un agricoltore che, non essendosi presentato, è stato prelevato acasa dai carabinieri, facendo slittare l’udienza delle 9 alle 11,30.

“Non ho né visto, né sentito Aldo Sassara sul suo terreno la mattina del 14 agosto 2016. Dalla mia casa  dal, mio terreno, il suo dista 200-300 metri, quindi oltre ad avere una visuale ampia, sento anche il rumore del trattore”, ha ripetuto più volte, smentendo con la sua testimonianza l’imputato.

Sassara, interrogato in aula lo scorso 2 marzo, aveva detto di trovarsi ad arare il suo terreno col trattore al momento in cui il cognato presumibilmente è stato ucciso e non nel casale vicino al luogo dell’omicidio. Ma per l’appunto il teste quella mattina non lo avrebbe né sentito, né visto. Si tratterebbe dunque di una bugia. 

Non secondo la difesa. Su richiesta dei legali dell’imputato, secondo cui l’agricoltore non avrebbe avuto l’ampia visuale che ha detto dell’appezzamento di terreno di Sassara, sarà sentito un altro testimone per chiarire le distanze. 


Cosa ha detto l’imputato

Tra i casali di Sassara e Gianlorenzo, dove è avvenuto il delitto, meno di 200 metri. La mattina del 14 agosto 2016, però, Sassara non si sarebbe trattenuto. “Verso le 8-8,30 stavo lavorando col trattore su un appezzamento di terreno distante circa tre chilometri e mezzo, da Camillone. Verso le 9,30 è passato un altro agricoltore col trattore e ci siamo salutati. Ho incontrato un vicino sia all’andata che al ritorno, verso le 10-10,15. Al ritorno era con un’altra persona. Poi ho posato il trattore a San Savino e sono tornato verso Marta col motorino. Mi sono fermato a cogliere all’orto i pomodori per mia figlia e glieli ho portati al chiosco di Capodimonte, poi ho preso un aperitivo con un amico e verso mezzogiorno sono andato a casa a pranzo”, ha detto.

“Dopo pranzo sono andato a tagliare l’erba sotto gli olivi a Malorto e mentre venivo via mi hanno acchiappato i carabinieri, venuti con mio figlio, che mi hanno portato in caserma a Tuscania”, ha detto ricostruendo la giornata, tra i tanti dubbi sollevati dal pm e dagli avvocati di parte civile Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini, secondo cui gli orari, confrontati con quelli ricostruiti a caldo dall’imputato alla trasmissione “Chi l’ha visto?”,  non tornano e avrebbe avuto margine per uccidere il cognato. 


Cosa ha provocato la morte di Angelo Gianlorenzo

Su richiesta delle parti civli e del pm Massimiliano Siddi, il prossimo 12 novembre saranno riascoltati i medici legali di parte a causa delle discordanze relative alle cause della morte emerse dalle rispettive relazioni sull’autopsia a Gianlorenzo. Sono la professoressa Mariarosaria Aromatario per la procura, il dottor Pierluigi Farina per la difesa e il dottor Fabio Ricci per i familiari della vittima.

Angelo Gianlorenzo aveva il collo e la schiena spezzati e tutte le costole rotte, ma è morto d’infarto. La morte per infarto è l’unico punto su cui sono d’accordo tutti i periti. Su cosa abbia scatenato l’attacco cardiaco invece è scontro.

Per la difesa dell’imputato, a differenza di procura e parti civili, non sono stati i colpi alla testa, le due fratture vertebrali e le costole fratturate a provocarlo. “Gli era stata sostituita una valvola aortica, era cardiopatico e assumeva sicuramente l’aspirinetta che fluidifica il sangue e aumenta il rischio di emorragie”, sostengono gli avvocati Mazzatosta e Scalabrelli.

Un compito non facile quello eseguito dalla dottoressa Aromatario il 17 agosto, tre giorni dopo il ritrovamento del corpo massacrato della vittima, rimasto fino al tardo pomeriggio sul luogo del delitto, sotto il sole e il caldo torrido, in attesa che, nella giornata prefestiva, venisse rintracciato un medico di turno per l’esame esterno. “Il cadavere era in stato di putrefazione”, ha spiegato il medico legale, secondo la quale è stato “il fenomeno nel suo complesso” a provocare la morte per infarto di Gianlorenzo. “Traumatismi così grandi – ha detto – si trovano di solito in caso di precipitazioni o investimenti”.


Il giallo delle costole fratturate

Camicia strappata, dentiera a diversi metri di distanza, emorragia alla testa.  E l’impianto sternale completamente staccato dalla gabbia toracica.

Ma per la difesa le costole potrebbero essersi fratturate durante un “maldestro tentativo di rianimazione” o per il passaggio sul corpo di animali tipo pecore o cinghiali. “Di sicuro sono state rotte in limine vitae o post mortem. E le fratture sono compatibili sia con una spinta al suolo, sia con la sormontazione. L’omicida potrebbe esserci saltato sopra”, secondo la Aromatario.


“Un sasso triangolare intriso di sangue l’arma del delitto”

Un particolare su cui hanno posto l’accento i difensori di parte civile Giovanni Bartoletti, Corrado Cocchi e Francesco Bergamini. “Compatibile”, secondo la consulente della procura. 


Impossibile stabilire l’ora della morte

Per ore sotto il sole cocente. Nemmeno la dottoressa Anna Maria Corbianco, la prima a esaminare il cadavere verso le 18 del 14 agosto, ha potuto dare indicazioni sull’ora della morte. In base al rigor mortis potrebbe essere avvenuta verso le 11, per la difesa. Quando l’imputato era già passato davanti alle telecamere in motorino, vestito diversamente rispetto all’andata?

Silvana Cortignani


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29 settembre, 2020

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