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Cultura - Tv - Alle 10,30 la replica del documentario già andato in onda a luglio su Rai 5

“Tuscia sogni e favole” domani su Rai Tre

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Giuseppe Sansonna durante le riprese del documentario nella Tuscia

Giuseppe Sansonna durante le riprese del documentario nella Tuscia

Giuseppe Sansonna durante le riprese del documentario nella Tuscia

Giuseppe Sansonna durante le riprese del documentario nella Tuscia

Viterbo – Andrà in onda domani mattina su Rai Tre alle 10,30 il documentario “Tuscia sogni e favole” di Giuseppe Sansonna.

Il prodotto televisivo era stato girato in una intensa settimana di riprese con la troupe di Rai Cultura ed era già stato trasmesso domenica 26 luglio su Rai Cinque.

Un viaggio onirico, della mente, che si intreccia con il viaggio vero e proprio, quello fisico, tra i sentieri dei boschi della provincia di Viterbo, tra le forre, i laghi, i palazzi storici.

“Siamo partiti dal capoluogo – spiega Giuseppe Sansonna -, in particolare dal palazzo dei Priori e dai suoi affreschi, per poi toccare tanti posti “magici” che la terra di Tuscia nasconde e custodisce: il parco dei mostri di Bomarzo, Civita di Bagnoregio, il giardino della Serpara a Civitella d’Agliano. E poi Bolsena con il suo castello e il suo lago, la torre di Chia, rifugio di Pasolini, Vitorchiano sulle orme di Brancaleone e di nuovo Viterbo, seguendo gli echi felliniani dei Vitelloni”.

Il documentario sulla Tuscia è un viaggio insolito alla scoperta del territorio in chiave più antropologica che semplicemente turistica o culturale.

Tante le voci locali che si susseguono di fronte alla telecamera per raccontare i tesori della provincia. Tra questi Antonello Ricci per Viterbo, Giuliano Rocchi per il lago di Bolsena e lo storico Antonio Rocca per il parco dei Mostri di Bomarzo.

Sansonna con la troupe della Rai ha percorso la Tuscia a piedi incontrando persone (e anche qualche asinello) per scovare racconti di secoli fa. Dai più famosi come quello sul primo Conclave della storia, nato proprio a Viterbo nel 1268, passando per quelli meno noti, come le storie di streghe che abitavano il lago di Bolsena e l’isola Martana, fino agli Anni ’50 di Fellini che la scelse come luogo della memoria e poi agli Anni ’60 di Pasolini che si innamorà della torre di Chia.


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12 settembre, 2020

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