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Viterbo - Comune - Oggi inizia la discussione sul bilancio e l'opposizione risponde per le rime al sindaco sugli eccessivi stanziamenti per le feste, in tempo di Covid

“Arena non mischi il sacro (il Natale), col profano (le spese eccessive per lucine e casette)”

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Viterbo - Palazzo dei Priori

Viterbo – Palazzo dei Priori

Viterbo – (g.f.) – Parte la maratona sul bilancio in consiglio comunale. Tra oggi e domani l’approvazione del documento preventivo 2020. Salvo imprevisti. Ma a tenere banco sono ancora le spese per il Natale.

Duramente contestate dall’opposizione. Non perché vogliano abolire i festeggiamenti, ma in un momento d’emergenza Covid, i 380mila euro previsti sono sembrati troppo. La città ha bisogno d’altro e quale sia questo “altro”, la minoranza l’ha dimostrato anticipando 12 emendamenti, una vera e propria contromanovra che punta ad aiutare cittadini, imprese, lavoratori in difficoltà. Togliendo qualche lucina e un po’ di addobbi.

Una sfida, lanciata accusando in modo pesante il centrodestra di pensare solo a fare festa, mentre c’è chi soffre.

Interpretazione rigettata dal sindaco Giovanni Arena, che ha risposto facendo presente come le risorse dedicate al Natale siano state ridotte, ma che “l’importante ricorrenza religiosa è giusto festeggiarla”. Ce n’è abbastanza, per i capigruppo d’opposizione Giacomo Barelli (Forza civica), Alvaro Ricci (Pd), Francesco Serra (Viterbo dei cittadini), Lina delle Monache (Obiettivo comune) e Massimo Erbetti (M5s), per replicare a tono.

“A differenza di quanto possa immaginare il sindaco Arena – spiegano dalla minoranza – l’opposizione non ritiene che in questo nefasto 2020 ‘sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno…’ come cantava il compianto Lucio Dalla.

Al sindaco consigliamo laicamente e con rispetto di evitare di accostare il sacro (il Natale) col profano (le spese eccessive del comune per luci, casette eccetera )”.

Non sono piaciute le motivazioni addotte dal primo cittadino.

“Le singolari giustificazioni rilasciate sugli sprechi di Natale, ovvero: riteniamo giusto festeggiare l’importante ricorrenza religiosa, oltreché apparirci fuori luogo e tema, ci strappano anche un sorriso, cosa rara in questo periodo difficile, riportandoci alla mente una sorta di fantozziano delirio mistico, dovuto a una situazione di difficoltà (chi non ricorda le esilaranti scene del ragioniere nazionale alle prese con San Pietro sulla Traversa o con l’apparizione dell’Arcangelo Gabriele) a cui preferiamo rispondere non con parole roboanti e nemmeno con una iperbole, ma più semplicemente con un racconto a cui non serve aggiungere commenti”.

La storia è quella che durante la messa di Natale dell’anno scorso il Pontefice ha raccontato: “quella del pastore povero a cui Maria affidò il bambino Gesù.

La notte di Natale, spiegò il pontefice, nell’introdurre la storia citando San Paolo, è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini. Una cosa completamente gratuita.

Mentre qui in terra tutto pare rispondere alla logica del dare per avere, Dio arriva gratis. Subito dopo, papa Francesco ha ricordato una graziosa leggenda di Natale, che ci fa piacere regalare nuovamente al sindaco Arena”.

L’opposizione la racconta: “Alla nascita di Gesù, i pastori accorrevano alla grotta con vari doni. Ma c’era un pastore che non aveva nulla. Era poverissimo, non aveva niente da offrire. E allora Maria, che doveva reggere il Bambino, vedendo quel pastore con le mani vuote, gli chiese di avvicinarsi. E gli mise tra le mani Gesù.

Quel pastore, accogliendolo, si rese conto di aver ricevuto quanto non meritava, di avere tra le mani il dono più grande della storia. Guardò le sue mani, quelle mani che gli parevano sempre vuote: erano diventate la culla di Dio.

Si sentì amato e, superando la vergogna, cominciò a mostrare agli altri Gesù, perché non poteva tenere per sé il dono dei doni”.


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28 ottobre, 2020

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