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Cultura - Street art exhibition dal 26 ottobre al 9 novembre - Installazione nella sede di Unindustria

Boccasile maestro dell’erotismo fascista sbarca a Viterbo

di Carlo Galeotti

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Viterbo – Un bimbetto che ritaglia un cuore sul costume della ragazza orripilata dal danno. Un altro che mette del pepe sui fiori appena arrivati dall’amante. Un terzo che infila in bocca a un cagnolino il tubo della pompa della ciclista e aspetta che l’animaletto esploda. Un altro ancora che col suo trapano fa un buco per far uscire l’acqua dalla vasca dove sta facendo il bagno una ragazza con un culo che più perfetto non si può. Gino Boccasile nella sua maturità gioca con l’erotismo. Più che ricordare le silhouette dei grandi illustratori di moda francesi o le meravigliose pin up che Alberto Vargas disegnava con un’eleganza infinita per Èsquire, le donne di Boccasile maturo hanno il sapore di un godibile strapaese. Quello degli anni Cinquanta, quello della rivista erotica  francese Paris Tabou, è un Boccasile che si è ormai svincolato dagli stilemi degli anni Venti con le garçonne filiformi e con il cappello cloche.


Gino Boccasile - Paris Tabou


Il distacco era già avvenuto negli anni Trenta con le Signorine Grandi Firme, le illustrazioni della rivista diretta da Pitigrilli, poi da Cesare Zavattini e infine chiusa da Benito Mussolini. Ma è con Paris Tabou che la donna di Boccasile diventa figlia delle sue gambe. Va detto che le illustrazioni di prima pagina erotiche di Paris Tabou erano uscite identiche già nella rivista italiana Paradiso, settimanale diretto da Gastone Tanzi sulla falsa riga delle Grandi Firme, nel 1949. Di tre si è certi. Bisogna ora capire se tutte le copertine di Paris Tabou erano state già pubblicate dalla rivista italiana, che presumibilmente non ha avuto grande successo.

Le gambe disegnate da Boccasile sono la sua firma.
E gli aneddoti sono tanti che raccontano come raccogliesse spunti dal vivo. Buttava una monetina a terra su un tram e guardava di soppiatto, con l’unico occhio buono, la ragazza che si piegava a raccoglierla. Come farà più o meno molti anni dopo Tinto Brass.
Le gambe boccasiliane sono inconfondibili. Cosce giunoniche, polpacci da ciclista e caviglie esili. Quasi inadeguate a sostenere il peso. Le gambe sono la vera passione di Boccasile.
Ma proprio su Paris Tabou disegna anche il culo perfetto. E lo fa sul numero del maggio 1952. Un numero in qualche modo di congedo dalla rivista mensile francese. Come un novello Giotto, Boccasile si diverte a disegnare il culo perfetto. Un culo impossibile, che avrebbe fatto la felicità di Brass. Il numero successivo di Paris Tabou torna con una copertina fotografica. Con una fotografia di nudo, ma il culo non è più quello perfetto. Il maestro delle pin up italiane muore proprio a maggio del 1952.


Gino Boccasile - Paris Tabou


Paris Tabou, in modo poco comprensibile, è stato sempre sottovalutato nelle poche opere che ricordano il grande disegnatore.

Eppure, nel filone erotico, è forse il massimo raggiunto da Boccasile.

Quelle di Boccasile sulla rivista francese sono delle vere e proprie vignette erotiche con uno scherzo o una battuta sottintesa. Protagonisti quasi sempre un bimbetto, un amorino, un puttino direbbe Totò, e una donna dalle grandi forme ben esposte. Una donna a tratti androgina che punta tutto sulle sue gambe colonnari. Battute spiritose che sembrano smorzare il climax erotico. Un erotismo che si scioglie nel comico. Un’abbinata che non può non far pensare a un altro grande disegnatore italiano: Benito Jacovitti.

Alle copertine tra erotico e comico Boccasile si era già dedicato con la rivista Le Grandi Firme. Copertine che segnarono un’epoca. E l’immaginario erotico – fascista degli italiani. Un eros che raffigurava la donna come il regime forse aveva in mente.


Gino Boccasile - Paris Tabou


Donne poderose, di una bellezza allo stesso tempo procace, elegante e con tratti di mascolinità. Donne col bacino largo adatto a far figli, ché il duce lo vuole. Ma anche moderne, intraprendenti, capaci di sciare, viaggiare, metter pantaloni. Ché il regime, anche in questo campo tra mille contraddizioni, in realtà portò segni di modernizzazione. Anche la Signorina grandi firme era protagonista di vignette. Fatte di viaggi, di sogni, di amori, villeggiature… E con le sue forme prorompenti attraversava l’Italia. Verona, Pisa, Venezia, Napoli, Firenze… Una sorta di grand tour fatto da questa ragazzona bene in salute. Ragazza che la rivista poi cercò realmente in Italia con un concorso, con primo premio prevedibile ed eccezionale per quei tempi: essere protagonista di un film. Un contratto cinematografico. Secondo premio una camera da letto appositamente disegnata, terzo una “valigia necessario con toletta in argento completa di profumi”. Quarto: un apparecchio radio Safar 412 super 4 valvole. Quinto: un orologio da polso Vetta. Premiati con una radio il primo  e con un orologio gli altri, gli uomini che segnalavano le ragazze vincitrici. Vincevano le ragazze italiane che somigliavano di più alla Signorina Grandi Firme.

Un'illustrazione di Boccasile

Insomma il sogno di Boccasile diventava una donna in carne formosa e ossa.
“La Signorina Grandi Firme” divenne perfino un modo di dire. Fu un fenomeno di costume. Alfredo Bracchi e Giovanni D’Anzi crearono una canzone intitolata “Signorina Grandi Firme” appunto. Canzone fox-swing.

“Signorina Grandi Firme
col tuo stile novecento
hai portato turbamento in ogni cuor!
Signorina Grandi Firme con le gonne sempre al vento
tu dirigi il movimento dell’amor! Le ragazze d’oggi giorno sono tutte come te…”, cantavano Carlo Moreno e il Trio Lescano. Le pin up di Boccasile hanno certamente segnato l’immaginario erotico degli italiani di ieri e di oggi. Della signorina grandi forme qualcosa è forse rimasto in disegnatori come Crepax e Milo Manara. In registi come Federico Fellini e Tinto Brass.
L’ironia erotica del maestro non è morta del tutto in Italia.

Ma perché poi non pensare anche a un grande disegnatore internazionale come Boris Vallejo, che si muove tra erotismo e fantasy.
Con la mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista, porteremo di nuovo la Signorina Grandi Firme e le donnine di Paris Tabou per le vie d’Italia. Un omaggio a un artista che non è stato mai dimenticato dagli italiani, che ne collezionano le cartoline, i manifesti, e perfino singole pagine di riviste. Ma dimenticato, o quasi, dal mondo della cultura, forse per la sua adesione alla Rsi, fino a far parte delle Ss italiane. Adesione che gli costò il carcere e l’oblio dei salotti buoni.

La leggenda vuole che Boccasile continuasse a disegnare fino all’ultimo i manifesti di propaganda del regime di Salò, con tanto di sentinelle tedesche che ne salvaguardavano l’incolumità.

Un'illustrazione di Boccasile

Nel dopoguerra, Boccasile fu arrestato e scomparve per qualche anno dal mercato. Poi riprese l’attività di disegnatore pubblicitario di successo, fino all’illustrazione del Decamerone di Boccaccio. Opera che il maestro non terminò. Morto a metà dell’impresa, altri colleghi produssero le tavole per poterla pubblicare. Si cimentarono disegnatori come De Gaspari, Bertoletti, Molino e Albertarelli. ll Decamerone fu pubblicato nel 1955. Boccasile era morto il 10 maggio del 1952, con l’aspirazione e il progetto di illustrare la Bibbia.

Con la mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista, non solo vogliamo ricordare un grande illustratore, tra i più amati del Novecento, vogliamo anche realizzare una street art exhibition che al tempo del Covid può rappresentare un modo diverso e sicuro di fare cultura. Per cui non sarà più il pubblico ad andare a vedere le mostre in stanze e palazzi, ma le mostre che invaderanno le città, le strade, i centri storici. Come sta accadendo a Viterbo dal 26 ottobre al 9 novembre.

Carlo Galeotti

Direttore Tusciaweb


 La mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista

La mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista si tiene a Viterbo sulle plance della pubblicità dal 26 ottobre al 9  novembre 2020. Sono esposte per le vie del città decine di grandi immagini delle copertine di Paris Tabou e della rivista di Pitigrilli e Cesare Zavattini Le grandi firme.

Oltre alla street exhibition per le vie della città, puoi visitare la mostra-installazione nella nuova sede di Unindustria in via Faul, a Valle Faul. 

A causa del Covid abbiamo deciso di non dare vita alla passeggiata Boccasile, l’erotismo in camicia nera con Antonello Ricci e Paola Biribanti che si doveva tenere domenica 8 novembre. 


Boccasile

Luigi (Gino) Boccasile nacque a Bari il 14 luglio 1901.

Due episodi segnarono la sua infanzia: la morte del padre a soli due anni per un calcio di cavallo e la perdita di un occhio per uno schizzo di calce viva mentre era andato a giocare con degli amici in un cantiere edile.

Nel 1918 si trasferisce con la madre a Milano dove iniziò a collaborare con lo studio grafico Achille Luciano Mauzan disegnando anche figurini e modelli di abiti da donna.

Nel 1930 produsse 30 cartoline per commemorare la Fiera del Levante di Bari.

Su richiesta di Mauzan si trasferì in Argentina, ma dopo due mesi rientrò in Italia per partire subito dopo per Parigi dove nel 1932 espose quadri al Salon des Independantes. Tornato a Milano collabora con diverse riviste e illustra collane di libri per ragazzi pubblicati da Rizzoli e Mondadori.

Tra il 1937 e il 1938 realizza 76 copertine con la Signorina grandi firme che comparivano sulla rivista Le grandi firme periodico fondato da Pitigrilli, trasformato successivamente in settimanale da Cesare Zavattini, edito da Arnoldo Mondadori.

Durante la seconda guerra mondiale viene nominato grafico propagandista dal ministero della Guerra e dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica sociale italiana di cui cura i manifesti di propaganda.

Alla liberazione è incarcerato per collaborazionismo.

Nel 1946 riprende la sua attività disegnando cartoline per il Msi.

Nel 1947 inizia a collaborare con una serie di campagne pubblicitarie (Paglieri, Yomo, Locatelli…) e nel 1950 disegna su diversi periodici. Realizza anche le copertine della rivista erotica francese Paris Tabou con cui collaborò fino alla morte avvenuta il 10 maggio 1952 dopo una lunga malattia. Lasciò incompiuta l’illustrazione del Decamerone di Boccaccio a cui stava lavorando.

Laura Ognibene


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26 ottobre, 2020

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