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Viterbo - Antonella Accattoli, titolare del salone ‘AccademYa', non nasconde la sua preoccupazione per le misure anti-Covid che potrebbero essere contenute nel nuovo Dpcm - In attesa anche Michele Schirripa ('Lab') e Riccardo Graziotti ('Brutti Ma Buoni')

“Se dovesse esserci un altro lockdown la mia intenzione è quella di chiudere”

di Maurizia Marcoaldi

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Antonella Accattoli

Antonella Accattoli

 

Alessandro Corbucci e Riccardo Graziotti

Alessandro Corbucci e Riccardo Graziotti

 

Viterbo - AccademYa Lory e Antonella parrucchieri

Viterbo – AccademYa Lory e Antonella parrucchieri

 

Viterbo - Lab

Viterbo – Lab

 

Viterbo - La caffetteria 'Brutti ma buoni'

Viterbo – La caffetteria ‘Brutti ma buoni’

Viterbo – E’ un weekend di attesa quello che sta trascorrendo. Ore in cui titolari di bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici sono con il fiato sospeso e si interrogano su come poter affrontare le nuove possibili misure restrittive. In serata è in programma la conferenza stampa del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Il premier potrebbe nuovamente rivolgersi ai cittadini e presentare le nuove norme da mettere in campo per limitare la diffusione del Covid-19 in Italia.

Qualche anticipazione sulle limitazioni sta già circolando. Per il momento dovrebbe essere accantonata la chiusura dei parrucchieri, ma Antonella Accattoli, titolare del salone ‘AccademYa Lory e Antonella parrucchieri’, non nasconde la sua preoccupazione.

“Se dovesse esserci un altro lockdown, la mia intenzione è quella di chiudere – spiega Antonella –. La nostra attività, come tanti altri parrucchieri, dopo il primo lockdown ha avuto un calo del 30%/40%. Da parte dello stato non c’è stato un grande aiuto e sopravvivere è stato complicato. C’è stata data la possibilità di accedere a un credito, che in realtà è un debito perché è prevista la restituzione. E adesso se dovesse ricapitare un altro lockdown, la mia intenzione è quella di chiudere perché non posso permettermi di accedere nuovamente a un altro debito”.

Antonella lancia una provocazione. “Con queste misure, costringono le attività all’abusivismo – aggiunge -. Se devo pagare le tasse, i dipendenti e l’affitto, come posso andare avanti? Ovviamente la mia è una provocazione. Però se ci chiedono di stare casa, devono permetterci di stare fermi in maniera dignitosa”.

La titolare del salone ‘AccademYa Lory e Antonella’ spiega che è ormai diffusa tra i clienti sia la paura del contagio che quella relativa a nuove possibili limitazioni: “Ieri, che si preannunciava il nuovo Dpcm, abbiamo avuto tantissimi clienti. La gente per paura del lockdown è venuta di corsa. E’ stato un giorno eccezionale, erano mesi che non era così. E poi io vedo che i clienti non si muovono più con la stessa disinvoltura di prima. E’ normale, c’è la paura del contagio”.

Antonella lavora nel settore da 40 anni. La sua attività, gestita con Lory Rocchetti, può far affidamento su una clientela fissa. “Devo dire – conclude Antonella – che ho una clientela conservata nel tempo e che mi permette di sopravvivere. Però penso ai giovani, a chi ha aperto da poco un’attività. Per loro i problemi sono ancora più grandi”.

E tra chi ha aperto da relativamente poco c’è Michele Schirripa, proprietario del ristorante Lab.

“Ho aperto l’attività il 26 dicembre e chiuso il 9 marzo – spiega Michele –. Proprio per questo le limitazioni messe in campo hanno inciso molto. Dopo la riapertura le persone hanno visto un’attenzione, da parte nostra, molto forte alle regole. Un’attenzione che però ha cambiato il nostro modo di lavorare: abbiamo, ad esempio, deciso di non accettare più le prenotazioni per i compleanni; abbiamo alzato la qualità dei prodotti e puntato su quelli del territorio. Il nostro obiettivo è cercare di avere il tempo per ogni cliente e proprio per questo non abbiamo ridotto il personale, ma abbiamo fatto in modo di affidare un ruolo differente con attenzione ai dettagli, alla pulizia e alla tranquillità del cliente”.

Per i ristoranti potrebbe prospettarsi la chiusura anticipata alle 22 o alle 23.  “La chiusura anticipata ci spaventa molto – aggiunge -. Noi abbiamo speso tanto per metterci a norma, siamo seguiti da professionisti che ci hanno permesso di essere un luogo sicuro. Quindi ora la chiusura anticipata è sicuramente un problema. Devo dire che ci sentiamo un’isola tranquilla perché mettiamo in campo tutte le misure di prevenzione. Una cena al ristorante con sei amici è forse più sicura di una a casa. Chiuderci, oltre al danno economico, non sarebbe utile. E poi lo stop alle 23 non risolverebbe il problema perché permetterebbe di prenotare tutti prima e tutti insieme. Quindi più persone nello stesso momento e nello stesso posto”.

Michele Schirripa sottolinea anche l’importanza della collaborazione da parte dei clienti. “Devo dire – conclude – che nella realtà di Viterbo siamo tutti molto ligi al dovere. Questo è un segnale importante. Non rispettare le regole è deleterio per tutta la categoria”.

Dello stesso parere è anche Riccardo Graziotti, titolare della pasticceria e caffetteria ‘Brutti Ma Buoni’ insieme a Alessandro Corbucci. “Alle volte – spiega – è difficile far rispettare le regole al cliente. Non è semplice entrare nell’ottica che le tavolate vanno distanziate e che magari un gruppo va necessariamente diviso. Per fortuna, avendo spazio all’aperto, in estate ci siamo potuti organizzare in tutta sicurezza. Al chiuso abbiamo meno posto, ma per l’inverno abbiamo attrezzato la veranda”.

Per i bar è molto probabile che si prospetti il limite di vendita degli alcolici da asporto, forse alle 18. “Non ho capito bene la questione dell’asporto degli alcolici – aggiunge Riccardo -. Faccio un esempio. Qualche giorno fa una ragazza mi ha chiesto una birra da portare via. Io le ho chiesto di consumarla all’interno del locale. Poi mi sono girato un secondo e lei era già sparita. Diciamo quindi che è difficile far rispettare certe norme e poi serve la collaborazione del cliente”.

“Il Coronavirus – conclude Graziotti – ci porta incertezza. Due mesi di lockdown in realtà sono stati cinque di perdita, tra il periodo prima con le limitazioni e quello successivo con la paura. Devo dire che ora l’attività ha ripreso e con una buona risposta da parte della clientela. Però se ci dovessero essere nuove limitazioni, è meglio chiudere totalmente. Ho dei dipendenti ed è difficile sostenere le spese, preferisco per loro la cassa integrazione. Comunque ci organizzeremo, come già abbiamo fatto, con il delivery”.

Maurizia Marcoaldi


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18 ottobre, 2020

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