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Coronavirus - Il valore aumenta sensibilmente in un'aula scolastica o su un bus - La stima di un team italoamericano

La Tuscia tra le province più a rischio: al 9,4% la possibilità di incontrare un positivo tra dieci persone

di Raffaele Strocchia

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Viterbo – Coronavirus, la provincia di Viterbo è tra quelle più a rischio. Nella Tuscia (2mila 585 casi su 317mila abitanti) c’è il 9,4% di probabilità di incontrare un positivo tra dieci persone.

Lo stima un team italoamericano composto da ricercatori della Fondazione Isi, del Georgia institute of technology e della Northeastern university.

Lo studio parte da un presupposto: la possibilità che almeno un infetto sia presente all’evento che, per estensione, può significare anche un affollamento sui mezzi pubblici, in un’aula scolastica o in un centro commerciale.

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Ipotizzando che negli ultimi dieci giorni di infettività (ma sul portale “Eventi e Covid-19” si può scegliere pure l’opzione “una settimana”) i contagi tracciati in assoluto siano uno su due (ma si può selezionare anche uno su sei, come secondo l’Istat accaduto in primavera), nella Tuscia la probabilità che ci sia almeno un positivo tra dieci persone è del 9,4%.

A Napoli è del 7,9% e a Roma del 4,3%. Si rischia di più solo ad Aosta (14%), Monza-Brianza (12%), Milano e Genova (entrambe all’11%). Ad eccezione di Aosta, però, tutte queste province hanno più abitanti di Viterbo: si va dagli 841mila di Genova agli oltre 4 milioni di Roma.

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Invece in un gruppo di 25 persone, come può essere una classe scolastica, nella Tuscia la stima di incontrare un contagiato è del 22%. A Milano del 25%, a Napoli del 19% e a Roma dell’11%.

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A un evento di cinquanta persone (meno di un bus con capienza all’80%) il rischio a Viterbo e provincia sale al 39%, mentre tra cento persone schizza al 63%. Nel primo caso la probabilità è: 44% a Milano, 34% a Napoli e 20% a Roma. Nel secondo, invece, fanno peggio della Tuscia: Aosta (79%), Monza-Brianza (72%), Milano e Genova (68%). A Napoli la possibilità che su cento persone ci sia almeno un positivo scende al 56% e a Roma è “solo” del 36%.

Raffaele Strocchia


I ricercatori sottolineano

“La probabilità che riportiamo non esprime il rischio di contrarre la malattia, che dipende poi da fattori che considerano la lunghezza dell’evento, lo spazio in cui si svolge e le misure di precauzione come mascherine e distanziamento, ma solo di essere a un evento dove almeno un altro individuo è virus Sars-Cov-2 positivo”.

“La probabilità di rischio calcolata deve essere interpretata come una stima approssimata del rischio reale. La stima contiene un alto numero di assunzioni. La prima che tutte le persone abbiano la stessa probabilità di infezione. La seconda è che la probabilità di avere Sars-Cov-2 per ogni individuo è indipendente dallo stato degli altri individui (questo non è vero per congiunti e appartenenti a nuclei familiari). Infine, usiamo una stima della prevalenza su base provinciale. Tuttavia, analisi più precise devono tenere in conto che la prevalenza ha una eterogeneità geografica che varia di comune in comune”.

“Per avere una stima della prevalenza usiamo il numero totale di casi osservato tra 7 e 10 giorni prima della data dell’evento. Questa stima è basata sul periodo infettivo dei contagiati da Sars-Cov-2 e il possibile ritardo nella loro identificazione. Bisogna notare che i casi rilevati vengono isolati ma molti non vengono identificati prontamente e/o verranno identificati nei giorni successivi. Inoltre bisogna sempre considerare l’alto numero di infezioni che non vengono intercettate dal sistema sanitario”. 


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29 ottobre, 2020

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