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Tribunale - Mafia viterbese - La vittima punta il dito contro il titolare accusato di avere usato metodi mafiosi per evitare una denuncia - "Dervishi show" a Mammagialla

Ristoratore ustionato al salone di bellezza: “Pecci venne come un pavone perché protetto dal boss Trovato”

di Silvana Cortignani

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Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Mafia viterbese - Udienza a Mammagialla

Mafia viterbese – Udienza a Mammagialla

Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

Viterbo – Il ristoratore ustionato durante la ceretta: “Pecci venne come un pavone perché si sentiva protetto da Trovato”.

Parole dette dalla presunta vittima che incastrerebbero Manuel Pecci, il titolare di un salone di bellezza a San Faustino tra i tre arrestati dell’operazione Erostrato che devono rispondere di metodo mafioso davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. Gli altri sono Ionel Pavel e Emanuele Erasmi. Lui si sarebbe rivolto al boss per evitare una denuncia da parte di un cliente e lo stesso Pecci si sarebbe recato con Trovato al suo locale.

L’udienza di ieri si è aperta in carcere dove per tre ore è stato “Dervishi show”, col collaboratore di giustizia protagonista, parrebbe, di un durissimo esame e controesame da parte del pm Fabrizio Tucci e dei difensori Giuliano Migliorati, Michele Ranucci, Fausto Barili e Carlo Taormina. E’ poi proseguita nel pomeriggio in tribunale, interamente dedicata alla vicende che hanno portato all’arresto di Pecci, ai domiciliari per un anno in seguito al blitz del 25 gennaio 2019 e tuttora sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora. 

Hanno testimoniato un carabiniere e l’ex socio della presunta vittima,  ma per prima è stata sentita la parte offesa, il ristoratore viterbese che tra novembre e dicembre 2017, in seguito a un trattamento estetico mal riuscito, si sarebbe rivolto a un avvocato, ma sarebbe stato “convinto” a desistere in seguito alla “mediazione” del boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato. Trovato si sarebbe presentato più volte nel suo locale, invitandolo a lasciar perdere le vie legali. Anche con Pecci.

La prima volta Trovato sarebbe giunto “con un paio di albanesi”, che sarebbero stati l’altro boss Ismail Rebeshi e il suo braccio destro Sokol Dervishi, convocandolo al suo tavolo a fine pranzo per un amaro.

“Non furono né arroganti,  né cattivi, né minacciosi. Non l’ho sentita come una intimidazione. Trovato mi disse che sapeva che tra me e Pecci c’era stata una discussione, mi disse di non andare da avvocati o carabinieri e si fece carico di trovare lui una soluzione. Io gli dissi che ero massacrato e gli feci vedere le ustioni venute dopo un trattamento di epilazione definitiva, spiegandogli che ero arrabbiato perché Manuel diceva che era colpa mia ché ci avevo preso il sole. Rimase trasecolato, disse ‘parlate, ci parlo io con Manuel’. Decidemmo un incontro tra me e il mio dermatologo, Pecci e il suo dermatologo. Ma siccome non si fecero più sentire, né trovare, dopo qualche giorno feci scrivere a Pecci da un avvocato”, ha spiegato il ristoratore. 

Trovato piombò nuovamente nel suo locale, stavolta insieme a Pecci. Non per mangiare e con fare intimidatorio.

“Mi fecero uscire fuori e Manuel venne come un pavone, sventolando la lettera e aggredendomi verbalmente, perché si sentiva protetto da Trovato che intanto diceva ‘te lo avevo detto di non mettere in mezzo avvocati’. Pecci invece urlava ‘il danno te lo sei fatto da solo, hai preso il sole’. Io allora gli risposi che anche se aveva Peppe dietro lo menavo uguale. Al che Trovato si intromise dicendomi ‘così manchi di rispetto pure a me’. Dissi loro di andare via e loro, come se fosse un film western americano, mi hanno detto ‘vai, vai, adesso puoi tornare dentro’“, ha raccontato il ristoratore, interrogato dal pm Tucci in un’udienza caratterizzata da parecchie scintille con l’avvocato Taormina, difensore con il collega Barili di Pecci. 

“Seppi che nei giorni successivi avevano contattato anche il mio avvocato, dicendogli ‘la cosa deve finire qui’. Il legale me lo disse e disse anche ‘non ti conviene metterti di traverso con certa gente, lascia perdere‘”, ha proseguito.

A quel punto il ristoratore decise di invitare a cena Trovato nel suo locale “per un confronto non animato ma seduto”.

“Pecci era venuto spalleggiato da uno che a sua volta era spalleggiato da albanesi, gente poco raccomandabile. Il mio avvocato era stato contattato. Ma siccome la mia preoccupazione non era fare denunce, bensì evitare di rimanere deturpato, decisi di prendere delle contromisure”, ha spiegato il ristoratore.

“Trovato – ha proseguito – si presentò a cena con Luigi Forieri e convenimmo che per il momento avrei lasciato perdere, dato che secondo il mio dermatologo, con cure adeguate, le cicatrici successive alle ustioni dovute al trattamento di epilazione definitiva sarebbero probabilmente sparite. Rimanemmo d’accordo che se così non fosse stato, lo avrei chiamato e ci avrebbe pensato lui a trovare una soluzione con Pecci. Poi a aprile ho fatto una vacanza a Santo Domingo e prendendoci il sole è sparito tutto. Avrei voluto almeno il rimborso dei tubetti di pomate da cento euro l’uno che ho comprato, ma alla fine non mi importò più niente. Io sono un esteta, quello che contava era che fossero guarite le cicatrici”. 

Solo dopo i tredici arresti dell’operazione Erostrato il ristoratore, in quanto parte offesa, anche se non ha mai sporto denuncia, ha saputo dalle carte dell’inchiesta che nei suoi confronti erano stati progettati degli attentati, tra cui un feroce pestaggio, sventati dai carabinieri che nel frattempo stavano intercettando i componenti della banda di Rebeshi e di Trovato e hanno fermato i sodali prima che succedesse il peggio. 

Già fissate le prossime tre udienze: il 30 novembre, il 3 e il 10 dicembre. L’obiettivo è arrivare prima di Natale alla sentenza. 

Silvana Cortignani


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16 ottobre, 2020

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