Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Ripartiamo da San Pellegrino - A proposito delle lapidi senza corpi al cimitero San Lazzaro

Nella Spoon River cittadina ci sono testimoni preziosi e irripetibili

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Viterbo - La Spoon River del cimitero San Lazzaro

Viterbo – La Spoon River del cimitero San Lazzaro

Viterbo – Nella Spoon River di Edgar Lee Masters si legge la storia di gente comune, con l’intento di restituire un angolo di quotidianità profondamente americana. In una contaminazione  di prosa e poesia i defunti parlano di sé con l’Autore e non gli sono estranei.

Nell’antologia di Daniele Camilli non c’è gente comune. E non perché si susseguano solo vittime eccellenti ed eroi, ma proprio perché il tempo oggi corre così veloce che quelle “persone” vissute un secolo fa e oltre sembrano parlarti da un altro mondo, oltre che da un’altra epoca.

Sono testimoni preziosi e irripetibili.

Se la società e il costume si sono così trasformati in questi ultimi vent’anni, figurarsi lo scenario che ci si apre di fronte leggendo le storie di viterbesi trapassati da oltre cent’anni. Non facciamoci prendere da una mera curiosità, limitandoci a cogliere un parallelo tra la ricercata acconciatura della fanciulla di ieri e l’opera d’arte di un coiffeur di oggi, una similitudine tra lo sguardo orgoglioso della giovane e rara universitaria di ieri e quello determinato delle ragazze di oggi, o al contrario una differenza tra la retorica enfatica d’allora e la sobria pietas degli epitaffi contemporanei.

In realtà quella lunga teoria di lapidi sono come un libro di storia che narra avvenimenti del passato, riaccendendo la memoria su episodi dimenticati, sorprendendoci nella scoperta che “anche allora” esistevano certe “persone” e succedevano certe cose. Ogni volto, ogni storia diventa un esempio, una pietra di paragone.  Quei volti, quelle storie ci dicono “Io vissi”, come fossero i testimoni e i narratori di un’altra Viterbo, in un andirivieni di percezioni e di sensazioni che ora ci avvicinano a quei personaggi e a quell’epoca, ora ci allontanano da essi.

C’è una disciplina, la sociologia  visuale, che trattando dello studio della società e dei modelli culturali attraverso le immagini ha adottato anche l’analisi dei cimiteri, dalle architetture agli ornamenti delle tombe, ma focalizzandosi molto sugli epitaffi e sui ritratti dei defunti.

Camilli, diversamente dal suo lavoro sugli esclusi e sulla diversità al tempo del lockdown, dove il linguaggio artistico accompagnava esplicitamente e prevaricava in parte  la funzione descrittiva  e di denuncia sociale, nel suo viaggio fotografico tra le antiche lapidi del Cimitero di San Lazzaro acquisisce un ruolo più prettamente storiografico e sociologico. Certo, non mancano la pietas e la curiosità dell’esploratore della storia viterbese, la sua narrazione diventa un contributo di conoscenza, la redazione di un diario sulle scoperte e sulle riscoperte di questa “Viterbo che fu” sulla quale dovremmo essere più informati, di cui dovremmo essere più consapevoli.  Ma il suo lavoro prelude all’analisi di una Viterbo di grande valore sociologico e storiografico, che è tuttora pressoché ignorata.

Parliamo spesso della Viterbo medievale, della Bella Galiana, di Santa Rosa, dello scoperchiamento del Palazzo dei Papi, ci spingiamo fino a ricordare la Viterbo dell’epoca dei Farnese e della Controriforma, poi un poco alla volta ci dimentichiamo di quella degli ultimi secoli e abbiamo trascurato persino quella del dopoguerra. Il fatto è che non ci sono più gli storiografi che dai documenti traevano la storia della città, non ci sono più i Pinzi, i Bussi, i Ciampi, i Signorelli, gli Egidi.

Oggi il tempo corre, siamo costretti a guardare solo avanti, la storia della città si svolge sul filo delle cronache quotidiane e ci dimentichiamo di eventi e persone di appena cinque o dieci anni fa. La memoria collettiva, che funziona per la Viterbo dell’altroieri, non si accende con la Viterbo di ieri.  Qualche ispirato bardo locale, talvolta, si ricorda di certi personaggi più recenti, ma se non c’è una memoria comune consolidata, se non c’è la Storia, spesso sembra di avere di fronte suggestive marionette tirate improvvisamente fuori dalla scatola così, tanto per rivedere le loro sembianze e ricordare qualche loro battuta, senza poter ricostruire la trama intera della favola di cui furono partecipi.

La Storia non è solo fatta di eventi, ma anche di persone comuni, che anzi forse ne sono i veri e ignorati protagonisti. La ricerca di Daniele Camilli va a ritrovare quelle persone, quindi quelle atmosfere, quindi quella “cultura”; solo così si possono meglio interpretare, se non addirittura ricordare, anche  certi eventi, riagganciandoli alla città, ai suoi spazi, ai suoi caratteri morfologici e sociali.

Quelle lapidi parlano, sembrano interviste. Cioè dati di ricerca.

Francesco Mattioli


Articoli: Salviamo la Spoon River della città di Viterbo di Daniele Camilli


Condividi la notizia:
21 ottobre, 2020

Ripartiamo da San Pellegrino ... Gli articoli

  1. "Il museo civico è abbandonato e le sue opere sono tenute male..."
  2. "Pietà e Flagellazione sono tenute male e il civico più che un museo sembra un magazzino"
  3. La torre "azzoppata" di via della Pace...
  4. "Museo civico, chiederò l'accesso agli atti per capire meglio cosa hanno fatto gli studenti di beni culturali e a che titolo"
  5. L'eterna saga dei cavi a Piazza San Carluccio che il comune ancora non ha tolto...
  6. Pianoscarano, l'erba in via dei giardini ha circondato pure Padre Pio...
  7. "Appena possibile il dipinto del '700 sarà nuovamente visibile"
  8. Il ponte Camillario rischia di scomparire e con i luoghi dove furono uccisi Ilario e Valentino
  9. Sebastiano del Piombo danneggiato e trafitto dall'incuria
  10. Topi, insetti, polvere e incuria... l'abbandono del museo civico di Viterbo
  11. Lo scandalo della facciata graffita di via Annio, violentata da tubi, incuria e abbandono
  12. "Centro storico, per risolvere i problemi di incuria e degrado ci sono soldi e strumenti, ma il comune non ha idee e non vuole farlo"
  13. "Ho ripulito la zona davanti a Santa Maria delle Fortezze, il comune venga almeno a ritirare i sacchi"
  14. Il dipinto del '700 "scomparso" sta per essere restaurato
  15. Il dipinto del '700 "scomparso" in via Saffi...
  16. Il cimitero di San Lazzaro tra monumenti e degrado
  17. L'arco dell'incuria, abbandonato a sè stesso e con le transenne che stanno lì da mesi
  18. Via delle Mole... dove per colpa del degrado la gente rischia di rompersi il collo
  19. Niente museo della macchina di santa Rosa, il centrodestra preferisce le lucine di Natale
  20. "Ecco come viene tenuto in considerazione il nostro patrimonio culturale"
  21. "Salvaguardiamo la bellezza del quartiere San Pellegrino che tutto il mondo ci invidia"
  22. Il muro a piazza San Carluccio verrà ripulito per poi mettere in sicurezza i cavi...
  23. Salviamo la Spoon River della città di Viterbo
  24. E' il tempo che abbiamo speso per la nostra città a renderla così importante...
  25. Il degrado parte dal centro storico e arriva fino alle frazioni
  26. Va in malora pure la finestra di piazza del comune da cui si sono affacciati papi e primi ministri
  27. "Il sindaco pensa al quartiere medievale mentre Bagnaia rimane un territorio di serie C"
  28. "La questione del centro storico va risolta e i cavi elettrici deturpanti vanno sistemati..."
  29. Transennato anche il muro che rischia di cadere davanti alla stazione di porta Romana
  30. L'abbandono di via delle Caprarecce, tra buche e transenne che stanno lì da anni
  31. Viterbo-Amsterdam 1-0, a piazza San Carluccio cavi elettrici transennati
  32. "Abbiamo restaurato il ponte sul torrente Freddano per amore della nostra terra"
  33. A San Pellegrino? Facciamo un po' come cazzo ci pare...
  34. Sopralluogo di e-distribuzione nel quartiere medievale "per effettuare lavori sugli impianti"
  35. Fogne a cielo aperto a via Santa Maria delle Rose, in pieno centro storico
  36. I cavi elettrici di piazza San Carluccio stanno ancora lì... nonostante tutto
  37. Incredibile il sindaco Arena non è ad Amsterdam e afferma: "Indecorosi i cavi esterni che deturpano le facciate..."
  38. I cavi elettrici di piazza San Carluccio pendono ancora sulle teste delle persone
  39. Cavi elettrici a rischio a San Carluccio, ci mette mano il prefetto
  40. "Viterbo 'turistica' sotto il palazzo dei Papi"
  41. Ma se non riescono a togliere fili pericolosi o stappare un tombino, come fanno a guidare una città?
  42. Cavi elettrici a rischio e incuria a piazza San Carluccio
  43. I fili e l'incuria che strangolano via e piazza San Pellegrino...
  44. Ebbene sì, il sindaco e la sua giunta vivono ad Amsterdam...
  45. Ma il sindaco Arena e la sua giunta vivono ad Amsterdam?
  46. Il muro di fronte alla stazione dei treni di Porta Romana rischia di crollare
  47. "Ho pulito il marciapiedi davanti alla stazione di Porta Romana perché mi sono vergognato per come era tenuto"

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR