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Viterbo - Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti, sulla vendemmia 2020 nella Tuscia

“Nonostante la tromba d’aria e le bombe d’acqua, avremo un vino di qualità”

di Maurizia Marcoaldi

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Coldiretti - Il presidente Mauro Pacifici

Coldiretti – Il presidente Mauro Pacifici

Viterbo – La vendemmia 2020 è agli sgoccioli. Anche nella Tuscia le aziende stanno ultimando la raccolta. Quest’anno le difficoltà incontrate nel settore sono state legate a episodi di maltempo intenso, anche se brevi e isolati, e alla diffusione del Covid-19. 

Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti Viterbo, spiega le problematicità ma conferma importanti e soddisfacenti risultati.  

Come sta andando la vendemmia?
“La vendemmia sta andando bene. Abbiamo una buona produzione e con un’alta qualità. Nel viterbese nell’ultimo periodo si sono verificati degli episodi di maltempo straordinario. Sempre più spesso ci sono acquazzoni intensi, di breve durata e con grandi quantitativi di acqua. Sono episodi che creano delle difficoltà sia nella raccolta che nella qualità del prodotto. La grandine infatti colpisce l’uva e potrebbe dare un abbassamento della qualità. Nel viterbese in particolare abbiamo avuto una tromba d’aria e delle bombe d’acqua, ma per fortuna non hanno fatto eccessivi danni. Hanno smottato il terreno, ma non altro. Per il resto poi veniamo da un’estate abbastanza siccitosa, ma il tempo in generale è stato abbastanza clemente. Siamo quindi soddisfatti: Il vino è di alta qualità. Complessivamente siamo contenti di come sta andando e di come è stata impostata la stagione. Certo è che dobbiamo fare un appunto sul discorso del commercio”.

Quale?
“Siamo usciti da un periodo di Covid -19, che ancora oggi viviamo e con dati che preoccupano, che ha creato difficoltà ad alcuni settori. Penso al florovivaismo, agli agriturismi e alla vendita del vino. Il settore Horeca ha subito la chiusura e molte limitazioni. E proprio per questo, come Coldiretti, stiamo attenzionando questi settori anche al governo perché se dovesse riprospettarsi un nuovo lockdown, totale o parziale, potremmo subire un ulteriore grave danno. Dobbiamo mettere in campo strategie preventive e cercare di tutelare le aziende. Non possiamo permetterci perdite nel tessuto agroalimentare viterbese. Non possiamo permettere la chiusura di aziende importanti per il territorio. Va però detto che, anche se dati sulla diffusione del Coronavirus in Italia non sono confortanti, siamo fiduciosi che la pandemia si possa controllare”.

Quali sono le strategie da mettere in campo preventivamente?
“Avevamo proposto la vendemmia verde e la vendemmia selettiva. In particolare quest’ultima prevede un diradamento dei grappoli e quindi un abbassamento delle produzioni normali. In questo modo si abbassa la quantità e si alza la qualità del prodotto, ovviamente con un sostegno economico per chi intraprende questa strada. Inoltre abbiamo stimolato il discorso della distillazione per quanto riguarda il vino in eccedenza. Chiaramente altre strategie andranno messe in atto volta per volta a seconda del mutamento della situazione. Abbiamo superato la fase più difficile di marzo e aprile e stiamo cercando di preventivare il più possibile le situazioni che si potrebbero prospettare. L’auspicio è che non si debbano mettere in campo altre strategie, ma sicuramente saremo pronti a sostenere gli sforzi delle aziende agricole. I nostri uffici sono a diposizione per ogni evenienza e per affiancare chi incontra difficoltà”.

Da un punto di vista della manodopera c’è stata una carenza? 
“Diciamo che a fatica abbiamo potuto provvedere a quelle che sono state le raccolte. Fortunatamente anche la specializzazione tecnologica, da parte della aziende agricole, ha dato una grande mano. Le aziende che hanno avuto più problematiche sono quelle tradizionali che fanno ancora la raccolta a mano. Questo perché bisogna pensare che ogni lavoro ha bisogno di una specifica professionalità. Ci sono figure che da anni affrontano questo lavoro. E’ vero che in questo periodo molte persone cercavano lavoro, ma erano alla loro prima esperienza in questo campo. E’ mancata più che altro una mano d’opera più professionale e meno digiuna al lavoro. Comunque le aziende si sono abbastanza destreggiate tra le varie problematiche”.

Il Coronavirus ha inciso sulla carenza di manodopera?
“La manodopera un po’ specializzata, composta da persone che in maniera stagionale facevano la raccolta, è mancata anche per il Coronavirus. Magari alcuni braccianti che abitano all’estero non sono potuti entrare in Italia. Altri, per via del periodo, hanno deciso di non lasciare la famiglia”.

Maurizia Marcoaldi


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26 ottobre, 2020

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