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Canepina - Lettera - La testimonianza di Domenico Manini sul suo ricovero nel complesso socio-sanitario e riabilitativo di Viterbo

“A Villa Immacolata professionalità e umanità mi hanno aiutato a superare la malattia”

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Casa di cura Villa Immacolata

Casa di cura Villa Immacolata

Canepina – Riceviamo e pubblichiamo – Compiere il viaggio nella malattia, per quanto breve, è un’esperienza dura e dolorosa dall’inizio alla fine. Quando sei nel vortice della sofferenza ti sembra di percepire ogni momento l’odore del dolore, l’odore della fine. Così in ogni momento, in ogni passaggio.

Poi incontri delle persone meravigliose che indossano un camice bianco e di mestiere fanno i medici, le infermiere, gli operatori socio-sanitari, le fisioterapiste e grazie a loro l’odore acre del dolore e della fine piano piano si trasforma in profumo di guarigione, di vita.

Io, quelle persone meravigliose, gentili, amorevoli, le ho incontrate a Villa Immacolata, il complesso socio-sanitario e riabilitativo di Viterbo.

Grazie alla loro abilità professionale, la loro umanità, la loro capacità di comprendere la sofferenza che mette alla prova i malati, anche dal punto di vista caratteriale, sono stato condotto giorno dopo giorno, mano nella mano, verso il flusso della vita, verso il vigore.

A tutte loro voglio esprimere pubblicamente la profonda stima, la gratitudine e la riconoscenza mia e della mia famiglia. E voglio anche affermare, per averlo appreso dai pazienti che ho incontrato a Villa Immacolata, come ciascuno, che è stato curato e sostenuto da loro, nutre gli stessi sentimenti.

Voglio ringraziare ognuno di loro: i medici Sante Pampana, Pietro Matteucci e Marco De Cesare, il coordinatore infermieristico del reparto di terapia estensiva Sonia D’Agostino, gli infermieri Barbara Rossi, Daniela Brescia, Maria Pia Spaziani; gli operatori socio-sanitari Marco Piccioni, Alessandra Morucci, Angelo Contessa, Manica Faccenda, Dario Pimponi e Rossella Nencioni.

Un grazie di cuore ai fisioterapisti che si sono alternati al mio capezzale e che con grande sapienza mi hanno accompagnato fuori dal tunnel.

Non è quindi retorica la mia quando affermo che quelle donne e quegli uomini costituiscono un patrimonio immenso di cui tutti potremmo aver bisogno. Un patrimonio che va quindi difeso e sostenuto con tutti i mezzi.

Domenico Manini


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26 novembre, 2020

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