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Tribunale - Fatti brillare dagli artificieri dei carabinieri due ordigni artigianali piazzati sul balcone della vittima - Sulle pareti dell'abitazione disegni osceni lasciati nottetempo

Bombe e falli giganti a casa della ex, al via processo a sessantenne

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Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Marta – (sil.co.) – Falli e bombe a casa della ex, al via il processo al sessantenne arrestato la mattina del 16 maggio 2018 dai carabinieri e finito ai domiciliari col braccialetto con la duplice accusa di violenza sessuale e stalking. Presunta vittima l’ex convivente, una 47enne d’origine romena residente a Marta. 

Il processo a carico dell’uomo, A.B. difeso dall’avvocato Samuele De Santis, si è aperto ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, davanti al quale la donna si è costituita parte civile. 

“Sì al test del Dna, perché sono del tutto estraneo alla vicenda”, aveva fatto sapere nell’estate di due anni fa l’imputato tramite il suo legale, che ieri, in occasione dell’udienza di ammissione delle prove, ha ricordato l’intervento della squadra artificieri del Racis di Roma e i successivi accertamenti del Ris dei carabinieri sui due ordigni esplosivi (pipe bomb) rinvenuti e fatti brillare a casa della donna a gennaio 2017 e aprile 2018. 

Le pipe bomb, il sessantenne avrebbe imparato a costruirle su internet. E una notte si sarebbe anche improvvisato writer, recandosi sotto casa della 47enne e riempiendo il muro di enormi falli e frasi ingiuriose. Il processo entrerò nel vivo il prossimo 13 aprile con i primi cinque testimoni dell’accusa, tra cui la presunta vittima.


Al lavoro artificieri e scientifica dei carabinieri

Gli inquirenti si erano detti all’epoca intenzionati a effettuare un esame sullo scotch utilizzato per fabbricare gli ordigni al fine di scoprire se il Dna, su delle eventuali tracce di saliva, corrispondesse a quello dell’indagato. Sotto la lente del Ris di Roma anche le pipe bomb e il tubo esplodente di fattura artigianale, rinvenuti il due aprile 2018 sul balcone della vittima.

L’uomo, nottetempo, si sarebbe più volte recato sotto casa della ex, disegnando anche falli giganteschi e riempiendo le pareti di frasi ingiuriose. Nel caso delle bombe, la sezione dell’arma che svolge attività tecnico-scientifica nell’ambito delle indagini preliminari, oltre ad effettuare il test sull’esplosivo, avrebbe dovuto effettuare anche l’esame biologico sul nastro adesivo strappato con i denti e le impronte digitali rilevate sui manufatti artigianali. 


Allarme tra la popolazione del centro lacustre

Gli atti persecutori sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e proseguiti fino a maggio di due anni fa, dopo l’intervento del 2 aprile degli artificieri. Erano circa le otto e mezza del mattino quando, scattato l’allarme bomba, oltre ai carabinieri, si precipitarono sul posto anche gli esperti di esplosivi, sequestrando un oggetto artigianale, realizzato con delle batterie inserite in un tubo da cui uscivano dei fili, il quale non avrebbe però avuto capacità deflagrante.

Il sessantenne, indagato dalla pm Paola Conti anche per resistenza a pubblico ufficiale, minacce e danneggiamento, è finito ai domiciliari perché il susseguirsi degli eventi e i numerosi episodi persecutori, oltre alla vittima, avrebbero fortemente scosso anche la popolazione e destato allarme sociale nell’opinione pubblica del piccolo centro lacustre dove risiede la donna.

Nelle oltre cento pagine di ordinanza d’arresto i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, della compagnia di Montefiascone e della stazione di Marta hanno ricostruito decine di episodi avvenuti in un anno e mezzo. 


Dai messaggi d’amore alle minacce di morte e violenza sessuale

Messaggi d’amore, seguiti da pesanti minacce di morte. Stalking e aggressioni, che hanno fatto finire la donna anche al pronto soccorso, dove i medici hanno attivato il protocollo rosa per le vittime di violenza. A febbraio di due anni fa la donna sarebbe stata anche violentata in casa dall’imputato, mentre nell’abitazione c’era il figlio minore. 


Articoli: Piazza bombe a casa della ex, l’indagato: “Fatemi il test del Dna” – Falli e piazza bombe a casa della ex, ordigni al vaglio del Ris – Vuole tornare al lavoro l’uomo che ha messo due bombe a casa della ex – Piazza due bombe a casa della ex, arrestato – Trova un ordigno sul balcone di casa

 


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4 novembre, 2020

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