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Corte d'appello - Martedì l'udienza dopo l'accoglimento del ricorso di parti civili e procura - Tra i testi il professore universitario Giuseppe Nascetti

Lago di Vico “avvelenato”, processo bis per gli ex sindaci assolti in primo grado

di Silvana Cortignani
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Tribunale - Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d'assoluzione

Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d’assoluzione

Franco Pacifici

Il pubblico ministero Franco Pacifici

Ottavio Maria Capparella

L’avvocato “ambientalista” Ottavio Maria Capparella

Viterbo – Avvelenamento del lago di Vico, martedì il processo bis davanti ai giudici della prima sezione della corte d’appello di Roma ai due ex sindaci assolti nel 2018 in primo grado.

A distanza di tredici anni dall’inchiesta aperta dalla procura nel lontano 2007, si terrà il 17 novembre 2020 il processo bis davanti alla corte d’appello di Roma agli ex sindaci di Caprarola e Ronciglione, Alessandro Cuzzoli e Massimo Sangiorgi, alla guida dei rispettivi comuni negli anni 2007-2011.

“Capri espiatori” per i difensori, per il pm Franco Pacifici gli ex sindaci – indagati dalla procura per disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate – sono colpevoli di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.

Tra le parti civili spiccano il Comitato acqua potabile e l’associazione ambientalista Accademia Kronos, difesi rispettivamente dagli avvocati Ottavio Maria Capparella e Riccardo Catini. Poi ci sono Codici ambiente, Codacons e due privati cittadini che avrebbero riportato danni bagnandosi nelle acque del bacino lacustre dei Monti Cimini.

Salvo imprevisti, l’udienza – saltata lo scorso 6 giugno a causa dell’emergenza Coronavirus – è fissata per le ore 12,30, quando saranno sentiti come testimoni il professor Giuseppe Nascetti dell’università della Tuscia e la dottoressa Milena Bruno dell’Istituto superiore di sanità.

Sangiorgi e Cuzzoli, a maggio di due anni fa, sono stati assolti in primo grado su tutti i fronti dal collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Gaetano Mautone. “Perché il fatto non sussiste” – prima ancora dell’inizio del processo – dall’accusa di disastro ambientale a maggio 2018 e poi con formula piena (e sentenza passata in giudicato) a ottobre 2018 dalle residue accuse di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare l’inquinamento delle acque e a salvaguardare la salute della popolazione.

Contro il proscioglimento ex 129 (in virtù della perizia del professor Pietro Gallina durante l’incidente probatorio) dall’accusa di disastro ambientale prima del processo di primo grado hanno fatto però ricorso le parti civili e il pubblico ministero Franco Pacifici.

Famosa resta la definizione che Gallina diede del lago di Vico  chiamandolo “tigre dormiente”.

Lo stesso pm Pacifici, nonostante non fosse tenuto, era presente all’udienza di discussione del ricorso del procuratore generale dello scorso 3 marzo, alla vigilia del lockdown.

Cuzzoli e Sangiorgi sono difesi dagli avvocati Luca Chiodi e Antonello Stella. “La corte d’appello ha accolto il ricorso solo perché era un atto dovuto in virtù di un comma introdotto dalla Riforma Orlando del 2017 relativo all contestazione della prova da parte del pm. Per cui è stata disposta la rinnovazione del processo”, ha spiegato il difensore Chiodi.

Silvana Cortignani


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14 novembre, 2020

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