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Roma - Il 9 febbraio saranno riascoltati tutti i testimoni e anche i periti - Contro l'assoluzione hanno fatto ricorso procura e sei parti civili

Lago di Vico, udienza straordinaria per il processo d’appello agli ex sindaci

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Tribunale - Gli ex sindaci Cuzzoli e Sangiorgi dopo la sentenza d'assoluzione

Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli e Sangiorgi dopo la sentenza d’assoluzione

Ottavio Maria Capparella

Ottavio Maria Capparella – Legale di Accademia Kronos

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici – Titolare dell’inchiesta

Roma –  (sil.co.) – Lago di Vico “avvelenato”, udienza straordinaria il 9 febbraio davanti alla prima sezione dell corte d’appello di Roma presieduta dal giudice Tommaso Picazio per il processo bis agli ex sindaci di Ronciglione e Caprarola, Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli. In quell’occasione sarà presente in aula anche il pm Franco Pacifici, titolare della maxinchiesta partita da arsenico e alghe rosse.

Il procedimento è figlio del ricorso presentato dalla procura della repubblica di Viterbo e dalle sei parti civili (Comitato acqua potabile, Accademia Kronos, Codacons, Codici ambiente e due privati cittadini presunte vittime dell’inquinamento) contro la sentenza d’assoluzione di Cuzzoli e Sangiorgi dall’accusa di disastro ambientale.

Ieri è stata un’udienza interlocutoria, dopo lo stop forzato dovuto al Covid, mentre quella fissata fra tre mesi sarà, almeno sulla carta, un’udienza fiume, dalle 9,30 del mattino a tutto il pomeriggio, per riascoltare tutti i testimoni di accusa e parti civili e anche i periti dell’incidente probatorio. IN primis il consulente della procura, il professor Pietro Gallina. 

“Il presidente Picazio ha dato un’idea di attenzione e di una corte d’appello che sarà molto attenta a quello che è successo e a tutto quello che si è verificato, sennò questa procedura non ci sarebbe stata”, commenta l’avvocato Ottavio Maria Capparella, subentrato da qualche mese nell’assistenza legale all’associazione ambientalista di Ronciglione, Accademia Kronos.

“Sono felice di essere in questo processo, che secondo me darà conto non solo delle condizioni dal 2007 al 2011 del lago di Vico,  ma tratterà anche, in via puramente incidentale, anche le condizioni successive. E questo forse aprirà anche un nuovo futuro scenario che va al di là di responsabilità amministrative che vanno al di là del periodo di Sangiorgi e Cuzzoli”, sottolinea Capparella. 


Assolti con formula piena dall’accusa di disastro ambientale

A maggio del 2018, Cuzzoli e Sangiorgi sono stati assolti dalla pesante accusa con formula piena in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo ex articolo 129, ovvero senza bisogno che l’istruttoria avesse inizio, anche se poi il processo è proseguito con tutti i testimoni per le altre imputazioni, da cui sono stati anche assolti, con sentenza in giudicato. 

Assolti “perché il fatto non sussiste” in quanto, secondo i magistrati, che hanno dato ragione alla difesa, dalla relazione del professor Pietro Gallina non sarebbe emersa alcuna prova a sostegno dell’accusa di disastro colposo. Si tratta del perito della procura, sentito in sede di incidente probatorio, secondo il quale il lago non sarebbe stato né eutrofizzato, né inquinato. Il consulente lo ha definito una “tigre dormiente”.


“Corte d’appello tenuta per legge a risentire il perito”

“La corte d’appello di Roma in applicazione dell’art. 603, comma 3 bis c.p.p. è stata obbligata alla rinnovazione della istruttoria vertendo l’appello del pubblico ministero sulla diversa valutazione della prova dichiarativa. In sostanza la corte d’appello è tenuta per legge a risentire il perito. Un atto necessitato che non comporta alcuna valutazione riguardo alla illegittimità o meno della sentenza di assoluzione resa dal tribunale di Viterbo. La sentenza ai sensi dell’art. 129 c.p.p. si applica quando l’innocenza degli imputati è evidente”, dicono i difensori Luca Chiodi e Antonello Stella.

Sangiorgi e Cuzzoli sono stati indagati, rinviati a giudizio e assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate. Secondo la procura, tra il 2007 e il 2011, non avrebbero adottato tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.


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18 novembre, 2020

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