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Viterbo - "Quando c'erano le lucciole" da poco ripubblicato per la casa editrice Albatros

Il libro di Giancarlo Torricelli al concorso nazionale “Bestseller condiviso”

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Viterbo - Giancarlo Torricelli

Viterbo – Giancarlo Torricelli

Viterbo – “Quando c’erano le lucciole”, il libro di Giancarlo Torricelli al concorso nazionale “Bestseller condiviso. Scrittori e lettori scelgono la qualità”.

Da poco ripubblicato per la casa editrice Albatros, il primo romanzo di Giancarlo Torricelli è tra i titoli che parteciperanno al concorso letterario “Bestseller condiviso”. 

“E’ un atto di devozione per il suo paese”. Così Fausto Bertinotti nella prefazione.

È un romanzo, dedicato al padre, morto sul lavoro qualche anno fa, la cui vicenda sarà oggetto di un processo di appello che si aprirà a Roma all’inizio di dicembre.

“Si tratta di un romanzo dove  si intrecciano ricordi personali ed intimi, a partire dalla morte di mio padre – spiega Torricelli – con vicende che riguardano la storia del mio paese, Bassano Romano, il suo essere comunità, la sua identità”. 

Sono i luoghi di origine, le storie, i profumi, le facce e i personaggi a caratterizzare questo romanzo. 

“Si tratta di un viaggio, un po’ vero, un po’ fantastico e molto intimo”, dice ancora Torricelli, spiegando di avere compiuto un lavoro sulla memoria del borgo di Bassano Romano, alla ricerca di radici, luoghi e storie antiche che si intrecciano con una modernità, fatta di spaesamento e di rottura dei legami comunitari.
“Un atto di devozione verso un paese, verso una terra”, lo definisce l’ex presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, nella sua prefazione, carica di suggestioni che richiamano Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Nuto Revelli e che parlano alla memoria e al presente, a cominciare dalla nostalgia per il tempo delle lucciole, quasi metafora di un’attualità dove il principio speranza, che aveva animato le azioni collettive nel secolo scorso, appare drammaticamente offuscato.
Il “borgo”, investito dal profondo cambiamento dello spazio urbano negli ultimi decenni, diventa il luogo immaginario, in cui progettare e fantasticare la costruzione di nuovi vincoli comunitari, il luogo di saperi e tradizioni antichi, appartenenti ad una civiltà rurale che la modernizzazione ha reso ricordo polveroso, e che oggi rischiano di sparire e di trascinare nell’oblìo, sottraendo perfino l’anima a quei luoghi.
C’è un filo rosso che lega il libro, piccoli fatti quotidiani e grande storia, tradizioni rurali, ricordi generazionali ed aspirazioni di emancipazione. 

E’ la morte “sul lavoro” del padre di Giancarlo Torricelli, con il suo carico di sofferenza, di ingiustizia e di necessarie assunzioni di responsabilità.
Attraverso la filigrana di quell’evento tragico, Torricelli riattraversa la storia del borgo, la reinterpreta, metabolizza il dolore, gli restituisce senso.


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23 novembre, 2020

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