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Cassazione - Secondo la suprema corte per il "recidivo", finito due volte a processo, basta la sospensione fino a quattro anni

No alla revoca della patente a un neopatentato alla guida drogato e ubriaco

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – (sil.co.) – Neopatentato, si fa beccare al volante una volta sotto l’effetto di stupefacenti e un’altra ubriaco. Secondo la cassazione la patente non può però essergli revocata, ma solo sospesa. Anche se per un periodo fino a quattro anni. Le disavventure alla guida, per un 24enne, sono finite con una messa alla prova e un patteggiamento. 

E’ stata annullata dalla cassazione la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente a un 24enne che il 16 dicembre 2019 ha patteggiato davanti al tribunale di Viterbo, con la sospensione condizionale e lo sconto di un terzo della pena, una condanna a un mese e dieci giorni di arresto e 600 euro di ammenda per guida in stato di ebbrezza. 

Era la seconda volta che l’imputato finiva nei guai, il 15 marzo 2018, quando, presa la patente da meno di tre anni, si era messo ubriaco al volante di un’Alfa Romeo 159, facendosi trovare a un controllo con un tasso alcolemico pari a 1.33 grammi per litro alla prima prova e 1.31 grammi alla seconda prova mediante alcoltest. 

Secondo la difesa, che ha presentato ricorso, la revoca della patente di guida sarebbe stata disposta, nell’applicare la pena concordata tra le parti, sull’errato presupposto della recidiva nel triennio.

Pur avendo un precedente – una guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope provocando un incidente stradale il 2 gennaio 2016 a Grotte di Castro – per quell’episodio il 24enne aveva infatti ottenuto la sospensione del processo con l’accoglimento della richiesta di messa alla prova, da verificare nell’udienza fissata per il 16 aprile 2020.

Per questo, nel fare ricorso alla suprema corte, il difensore lamenta nullità della sentenza “per avere erroneamente qualificato l’imputato recidivo nel triennio”, ricordando che “in tema di revoca della patente per il reato di guida in stato di ebbrezza, ai fini della realizzazione della condizione della recidiva nel biennio, rileva la data di passaggio in giudicato della sentenza relativa al fatto-reato precedente a quello per cui si procede e non la data di commissione dello stesso”.

Non solo. “Nel caso di specie, avendo l’imputato correttamente eseguito l’attività lavorativa disposta dal giudice del tribunale di Viterbo, nell’ambito del primo procedimento penale, è plausibile auspicare una dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova – ha fatto notare la difesa – tutto ciò farebbe venire meno la recidiva nel triennio, come erroneamente ritenuta sussistente dal giudicante, non contestata, tra. l’altro, neppure dal pm nel capo di imputazione”.

Lo scorso 11 settembre il procuratore generale ha rassegnato le proprie conclusioni scritte, chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata limitatamente alla revoca della patente di guida. Il caso è stato discusso nell’udienza dello scorso 27 ottobre davanti alla quarta sezione penale della corte di cassazione di Roma presieduta dal giudice Patrizia Piccialli, relatore Vincenzo Pezzella. 

“Il motivo proposto è fondato – si legge nelle motivazioni pubblicate il 17 novembre dalla cassazione – e, pertanto, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio, limitatamente alla disposta revoca della patente di guida, statuizione che va eliminata, con trasmissione degli atti al tribunale di Viterbo per la determinazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente medesima”.

“Allorquando ha commesso il reato per cui si procede, l’imputato non poteva considerarsi recidivo e quindi non poteva essere disposta la revoca della patente di guida. In ragione della violazione riscontrata e della circostanza che l’autovettura era di proprietà di terzi e non gli è stata confiscata, gli si doveva, invece, applicare, in sede di patteggiamento, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da due a quattro anni, da aumentarsi di un terzo ex art. 186bis co. 3 cds. Richiedendo tale quantificazione una valutazione discrezionale, quest’ultima evidentemente andrà operata da parte del tribunale di Viterbo cui vengono rimessi gli atti a tal fine”.

Per sgomberare il campo da equivoci, infine, la cassazione sottolinea la differenza tra la guida in stato di ebbrezza e la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

“Stante la diversità strutturale tra il reato di guida in stato di ebbrezza e quello di guida in stato di alterazione psicofisica per l’uso di sostanze stupefacenti – si legge – la precedente commissione di uno dei due reati non determina recidiva nel biennio o nel triennio rispetto all’altro. In altri termini, in un caso come quello che ci occupa, se anche fosse passata in giudicato, nei tre anni antecedenti la commissione del reato di guida in stato di ebbrezza per cui si procede, un’eventuale condanna a suo carico per il reato di guida in stato di alterazione psicofisica derivante dall’assunzione di stupefacenti, non si sarebbe potuto revocare la patente, in quanto, stante la diversità dei reati, non si sarebbe concretizzata la recidiva ex art. 186 bis co. 5 del codice della strada”.


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24 novembre, 2020

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