Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo

Pandemia e lockdown, ecco perché non esiste la soluzione perfetta

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Adesso che il Sars-2-Cov ci ha trovato impreparati, si riscoprono il tacchino di Russell, che riceve il pasto sempre alla stessa ora e non si capacita perché a Natale il pasto diventi lui, e il cigno nero di Popper o quello di Taleb, che spunta all’improvviso di fronte a chi, a forza di vederne solo bianchi, riteneva che ne esistessero solo di tale colore. Sempre bipedi sono, guarda caso ambedue come l’uomo, e come costui desiderosi di volare alto, ma costretti a spiccare, al massimo, brevi voli.

Sostiene a ragione Popper che l’induzione, il processo per cui si generalizza  a partire dall’esperienza, non ci dà certezze, perché giustifica ma non scopre. Meglio riflettere sulle esperienze e provare a formulare una teoria deduttiva, sempre falsificabile e proprio per questo in grado di spingere alla conoscenza mediante continue riconferme soggette a costante sperimentazione.

Con il processo deduttivo e la falsificabilità delle teorie, non ci facciamo sorprendere come il tacchino e non ci meravigliamo di fronte ad un cigno che sia nero invece che bianco.

Ma andiamo oltre questi complicati ragionamenti di logica della conoscenza scientifica e mettiamo i piedi per terra.

Secondo il filosofo e matematico Nicholas Taleb la pandemia odierna non sarebbe un cigno nero, perché gli epidemiologi avevano da tempo il sospetto che prima o poi qualcosa del genere sarebbe accaduto. Solo che la nostra società consuma, corre, deve scegliere continuamente tra l’uovo oggi e la gallina domani (tanto per restare sui bipedi pennuti…) e si scopre un pochino più cicala che formica. Così, alla minaccia appena evocata, preferisce rivolgersi al problema concreto che si ritrova fra le mani, vero o falso che sia.

Ad esempio, il problema dell’inquinamento ambientale. Tutti sappiamo di andare incontro a severe conseguenze, se non liberiamo l’aria dai miasmi, se non recuperiamo una agricoltura green, se non blocchiamo la diffusione delle plastiche. Eppure la nostra reazione è pachidermica: lenta, indecisa, contraddittoria, magari tutta tesa a convertirsi all’energia pulita e poi dubitosa e diffidente verso le fonti energetiche alternative, dall’eolico al fotovoltaico, persino pronta a monetizzare il danno, come chiedevano gli operai di Marghera negli anni settanta.

“Arriverà prima o poi una pandemia”. Epidemiologi ed esperti di logica del rischio lo preconizzavano da tempo, ma i sistemi politico-sociali hanno raccolto poco e male l’invito a premunirsi. Intanto, per un eccesso di fiducia nella scienza, soprattutto nei tempi di reazione della scienza, che tutti si aspettavano rapidissimi e rapidissimi non possono essere, pena l’aggiungere danno a danno: “Se arriva la pandemia, ci pensa la scienza a salvarci in quattro e quattr’otto”. 

Ma soprattutto perché dovrebbe subentrare una logica della precauzione che è costosissima. Ve l’immaginate un sistema sanitario sovradimensionato in termini di posti letto, terapie intensive, laboratori, strutture di accettazione e controllo, personale addetto, il tutto disseminato sul territorio? Ve l’immaginate un centro di ricerca che si trastulla nell’elaborare un vaccino per un virus che circola solo nelle provette di laboratorio, mentre la gente in autunno rischia di ammalarsi d’influenza, creando magari problemi sul lavoro, o muore in Centroafrica per l’ebola?

Soldi ed energie apparentemente sprecate e sottratte a problemi urgenti e immediati. Una specie di tragica fortezza Bastiani ben munita in attesa di Tartari che magari non arriveranno mai, come nel noto romanzo di Buzzati. La politica, con le sue angosce elettoralistiche e il suo conflittualismo permanente nel gioco democratico del confronto tra maggioranza e opposizione, non se lo può permettere. L’economia, con le sue regole di equilibrio e di bilancio, non se lo può permettere. Il welfare, alle prese con mille problemi quotidiani, non se lo può permettere.

Il fatto è che la precauzione, in mancanza di certezze, risponde talvolta con una cannonata alla minaccia di una mosca, scatenando le rimostranze di chi ci vede un’esagerazione e uno spreco. Se la mosca si trasforma in Godzilla, allora tutti a fare tanto di cappello a chi aveva scelto la cannonata. Solo che del diman non v’é certezza, e la precauzione finisce per fare la fine del giocatore di roulette, che può uscire dal casino ricco e soddisfatto o a tasche vuote tra mille ripensamenti e mille rimpianti.

La soluzione starebbe nel distillare gli interventi con ragionevolezza, senza strafare, ma senza neppure trascurare.

Tuttavia è proprio qui che si annida il rischio, tra sottovalutazione e sopravvalutazione, tra decisioni condivise e decisioni contrastate, senza che neppure la scienza sia in grado di offrire parametri certi, di calcolare in modo confortevole le probabilità.

Si comprende allora come l’attuale lotta contro la pandemia, tra lockdown attuati, annunciati o segmentati, tra chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto, tra chi sopravvaluta un danno e chi ne lamenta un altro, tra chi rivendica di aver fatto il meglio e chi asserisce che al suo posto avrebbe fatto di più, sia sostanzialmente la manifestazione della criticità insita in ogni forma di precauzione, quando ci troviamo di fronte a un imprevisto, che sia stato annunciato o meno.

Altrove ho ricordato il caso di quel sindaco, che all’indomani dell’emozione di tutta la nazione per l’ennesimo terremoto, di fronte a un antico muro che dominava la piazza del paese non sapeva se spendere soldi per restaurarlo pur non avendo mai dato segni di cedimento, o dedicarli ad altre urgenti opere di urbanizzazione e di assistenza sociale o alla cultura.

Tra i cittadini e tra le forze politiche, c’era chi reclamava l’una soluzione e chi invece ne esigeva l’altra. Alla fine la logica della precauzione, del calcolo dell’entità del possibile danno, spinsero il sindaco a restaurare il muro. Fece bene? Difficile dirlo. Chi si aspettava di veder rifatte le fogne, chi il centro per anziani, chi sperava in un contributo per rinnovare finalmente la festa del santo protettore del paese, ci rimase male e guardò quel muro restaurato con la medesima stizza che prende taluni di noi di fronte a un contestato e forse inutile lockdown.  

Nel gestire la precauzione, insomma, subentra una valutazione inevitabilmente soggettiva.

Apparentemente ha ragione il governatore del Friuli, Fedriga, quando dice che di fronte alla pandemia non bastano gli indicatori della scienza, occorre assumersi delle responsabilità di scelta di carattere “politico”, in cui le priorità possono divergere da quelle indicate da un algoritmo governato da un sistema puramente razionale di indicatori. Ma non è così: un algoritmo è sì un procedimento logico, ma esso stesso parte da premesse intenzionali, in cui la scelta di certi indicatori, il peso loro attribuito, l’uso che se ne vuole fare e rispetto a quali obiettivi derivano da opzioni che sono di carattere solo in parte scientifico, e più spesso convenzionale, pattizio, direi ideologico.

La precauzione insomma è “rischiosa”, perché lo è qualsiasi nostra decisione che riguardi situazioni complesse e non del tutto controllabili.

Hanno ragione Bauman e Taleb, quando scrivono che nella nostra società postmoderna, gravata di complessità e di  incertezze, è difficile trovare la strada; ma è anche vero, che tra le varie conoscenze a nostra disposizione, la scienza pur con tutte le sue difficoltà epistemologiche e metodologiche resta l’unico punto di riferimento sufficientemente condiviso con cui affrontare il pericolo e governare al meglio le strategie della precauzione.

Francesco Mattioli


Condividi la notizia:
25 novembre, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR