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Viterbo - Sabato 28 novembre ore 12 presidio ingresso ospedale Belcolle organizzato da S.I. COBAS

“Riaprire ospedali e pronto soccorso, la salute non è una merce”

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Viterbo - Belcolle

Viterbo – Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dopo 9 mesi dall’inizio della diffusione virale, divenuta pandemia, e dall’inevitabile crisi sanitaria ed economica che ne sono derivate – sempre e solo a discapito dei lavoratori, precari, disoccupati e più in generale della classe che, anche senza pandemia vive, o meglio sopravvive, con scarse tutele – le risposte sono state una sequela di DPCM e bonus tappa-buchi e contentini, ritrovandosi oggi di nuovo alla casella di partenza e in condizioni peggiori.

Se prima dall’alto si arrampicavano sugli specchi con la scusa che era tutto nuovo, ora è palese ciò che per noi lo era dall’inizio: la politica, intesa come governo, ma più a fondo come sistema sociale-economico che ne muove le fila, non è in grado di gestire questa situazione.

Ed eccoli a ricorrere in fretta e furia alla riorganizzazione in centri covid, di ospedali dismessi o quasi, sospendendo anche quelle ultime prestazioni che erogavano, senza la certezza di come, e se, riprenderanno, così come il destino delle decine di lavoratori ad oggi trasferiti da un centro all’altro, per far fronte ad una carenza di personale, posti letto e in generale alla loro mancanza di capacità nel gestire la sanità e le sue problematiche.

Nella loro ottica di comodo di salvaguardia della salute dei cittadini, maggiori posti letto per la degenza sono innegabilmente utili, ma qui si dipana il nodo cruciale della nostra posizione: la salute non è una merce.

Facile correre (male) ai ripari nel momento di massima necessità, quando per tutto il resto del tempo queste strutture, i posti di lavoro ad esse relativi e quindi in generale il potenziamento della sanità, sono stati abbandonati a loro stessi…

L’ennesima riprova di tutto ciò è quello che sta accadendo negli ospedali della nostra provincia: se l’ospedale di Montefiascone, cosí come quello di Ronciglione, fossero stati ristrutturati e rimodernati negli anni, se anche solo i loro Pronto Soccorso fossero stati mantenuti aperti e non chiusi, solo per una mera questione di numeri, come da tempi non sospetti affermiamo, sicuramente oggi l’ospedale Belcolle non sarebbe cosí congestionato. Stesso discorso vale per il potenziamento dell’ospedale di Civita Castellana e di ogni altra città della provincia.

Questo correre ai ripari all’ultimo secondo, oltre a palesare incapacità, fa riflettere su un dato concreto: i soldi ci sono!
Ne sono un esempio le costose convenzioni con strutture private o alberghi per la degenza dei pazienti dimessi dai reparti covid, ma che ancora non possono tornare a casa come quella che al Asl di Viterbo ha stipulato nei giorni passati con una struttura del capoluogo per un periodo di 4 mesi e con un costo complessivo di 652.708€ oppure basti pensare che solo per Ronciglione in questi anni sono stati stanziati 1.838.000€ per convertire il P.P.I. in Casa della Salute, e la conversione avviene non tanto per mancanze strutturali o altro, ma solo ed esclusivamente per il numero di accesso, questo non può essere una discriminante sul numero di vite salvate. 

Ogni centro abitato deve essere adeguatamente fornito di nuclei per gestire emergenze e ricoveri!

Proprio la mancata capillarità (e qualità) del servizio sanitario è, anche, causa della crisi sanitaria attuale: una presa in carico di casi non covid da parte degli ospedali e dei Pronto Soccorso ipoteticamente sparsi sulla provincia, non avrebbe portato alla situazione attuale.

Riaprire gli ospedali e i pronto soccorso.

Il flusso di fondi verso, guardacaso, il settore privato, sarebbe potuto invece servire a potenziare il già di per sé fatiscente SSN, con nuove assunzioni di personale sanitario e con la ristrutturazione dei vari plessi ospedalieri; queste carenze e servizi al limite invece, hanno gravi conseguenze sia sulla salute dei pazienti, sia su quella dei lavoratori del settore: ne sono un triste esempio le morti tra gli infermieri degli ultimi giorni.

Tutte le morti e i contagi di questi mesi non fanno che ribadire un concetto chiave: il virus è il vero capitalismo.

In nome del capitalismo si deve lavorare in fabbriche-pollaio, gli infermieri sono costretti a fare 14 ore di turno per sopperire alla mancanza di personale e così via.

La pandemia e la crisi stanno mostrando definitivamente il vero volto di questa società, fatta di fame, sfruttamento e morte sempre e solo a discapito delle classi che sopravvivono con difficoltà.

La nostra salute contro il loro profitto. Sabato 28 novembre ore 12 presidio ingresso ospedale Belcolle Viterbo.

Comitato di Lotta Viterbo S.I. COBAS Viterbo


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24 novembre, 2020

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