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L'irriverente

Sarà tre volte Natale, ma ne basta una…

di Renzo Trappolini

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Lucio Dalla, per dimenticare quel ‘78 di Moro, delle Br e perfino di tre papi in settanta giorni, scrive “L’anno che verrà” e annuncia cantando: “sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno”. Niente inventa perciò il presidente Conte quando da settimane ci vuole in spasmodica attesa di zampognari e caldarroste all’angolo delle strade dello shopping.

Insomma, un altro Natale dopo quello estivo fissato per decreto subito dopo la fine del primo “tutt’incasa” primaverile che chiamano lockdown.

Impressiona, però, rileggere oggi la parabola che solo un mese fa raccontava il sociologo Luca Ricolfi. Quella del giardiniere che rinviava a domani la pulizia dello stagno in cui le ninfee si riproducevano “esponenzialmente”: prima due e il giorno dopo quattro, poi otto, sedici e così via fino a coprire tutta la superficie. Rimandava l’intervento radicale e i nostri governanti lo hanno imitato quando a giugno erano poche decine i morti alla settimana e poche migliaia i contagiati. Ma il 23 ottobre, quando Ricolfi scriveva, il numero di nuovi casi già puntava a diecimila e i morti quotidiani a quota 100. Il 20 novembre, i contagiati sono 37mila 242 e 699 i morti.

Il virus non si ferma e, giustamente, non gliela si può dar vinta facendogli infestare anche l’economia. Ma non si può neanche credere che a Natale potrà essere natale come sempre e riempire da ora giornali e tv di palline colorate, perché noi, quelli che chiamano i cittadini, non stiamo lì a scrivere al vecchio col cappuccio rosso in slitta, alla favola del santa Claus non credono più neanche i bambini e soprattutto non è sempre meglio l’uovo oggi al posto della gallina domani.

Allentare troppo e il martellamento sul “bisogno di Natale” non giovano.

A giugno quasi ci plagiarono promettendo pure buoni vacanze e prescrivendo tintarella d’ordinanza con ristorante e discoteca al seguito. Come è andata a finire si è visto.

Da oggi al 24 dicembre dovremo dunque sentirci ripetere allo sfinimento che se saremo buoni poi sarà la seconda volta Natale? No, per favore.

Chi governa non deve illudere e creare ansia perché Natale è sì un giorno importante, ma non potrà esser festa vera con gli ospedali che non faranno in tempo a svuotarsi e i rischi di contagio che l’inverno dicembrino non attenuerà. 

Allora? Non ne parliamo. Il 25 dicembre verrà comunque e il migliore regalo per i bambini sarà, per quelli che ce l’hanno, sentir vicini i nonni anche se solo al telefono.

Poi si vedrà e magari a Pasqua ne riparleremo. Tanto, pure il presepe si dovrà adattare quest’anno, con i re magi che forse non arriveranno in tempo perché in qualche aeroporto li tratterranno in quarantena.

Renzo Trappolini


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22 novembre, 2020

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