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Scuola - A chiederlo con una lettera indirizzata anche alla ministra, al presidente della regione e al provveditore, sono 437 genitori che contestano l'ordinanza di chiusura degli istituti del sindaco Giulivi

“Tarquinia, il prefetto garantisca immediatamente il diritto costituzionale allo studio”

di Daniele Camilli

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Tarquinia – Il sindaco Alessandro Giulivi chiude le scuole. Insorgono le famiglie. Una lettera sottoscritta da 437 genitori di tutti gli istituti comprensivi di Tarquinia l’altro giorno è stata spedita al prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, alla ministra della pubblica istruzione Lucia Azzolina, al presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e al provveditore agli studi Daniele Peroni. Per conoscenza, anche al sindaco Giulivi e ad altri soggetti che ruotano attorno al mondo della scuola nella città costiera della Tuscia.

L’appello dei genitori, che hanno anche una pagina Facebook, si chiama Priorità alla scuola Tarquinia, è rivolto direttamente al prefetto, affinché, come sta scritto nella lettera, “venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio”.


Tarquinia - La ztl in centro storico

Tarquinia


Oggetto della lettera è l’ordinanza del sindaco Giulivi numero 37 del 30 ottobre. Quella che chiude tutti gli istituti di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale, scuola primaria, secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado. Secondo la delibera, voluta da Giulivi per l’aumento dei casi di Covid e in vigore dal 2 al 24 novembre, le scuole di Tarquinia devono adottare la didattica digitale integrata: “Sospendendo – si legge nel provvedimento – la didattica in presenza per gli alunni e lasciando discrezionalità ai dirigenti di consentire l’accesso alle aule agli insegnanti, ai fini dell’utilizzo di dispositivi necessari all’espletamento della materia”.

La risposta dei genitori non si è fatta attendere. Tra loro anche la firma della consigliera regionale Silvia Blasi del movimento Cinque stelle. Ma lì in mezzo è soltanto una delle mamme, genitori preoccupati per la situazione. 437 in tutto che rivolgono la lettera direttamente al prefetto Giovanni Bruno. Affinché, chiedono i genitori, “venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio”.

La decisione di chiudere le scuole viene definita dai genitori “grave e fortemente lesiva del diritto alla studio di una categoria sociale, quella degli studenti, che ha già pagato molto la pandemia in corso; in particolare nel territorio di Tarquinia segnaliamo che, per decisione dell’amministrazione comunale, l’attività scolastica in presenza è iniziata con alcune settimane di ritardo: il 28 settembre per la scuola primaria e per la scuola superiore (quest’ultima in didattica integrata, come da indicazioni ministeriali), e solo il 26 ottobre per la scuola media, a causa di gravi ritardi nella ristrutturazione dell’edificio scolastico Dasti”.

Di fatto, un solo mese di scuola. A fronte di un altro possibile lockdown nazionale e dopo aver avuto alle spalle mesi di chiusura”.


Alessandro Giulivi

Tarquinia – Il sindaco Alessandro Giulivi


“In questo momento di grande incertezza – proseguono i genitori firmatari della lettera – la scuola ha finora rappresentato un luogo sicuro. Dall’inizio dell’anno scolastico, infatti, nel territorio comunale sono state pochissime le classi che hanno dovuto subire uno stop per ragioni sanitarie e, per quanto a nostra conoscenza, alla data del 30 ottobre 2020, non si registrano classi in cosiddetta ‘quarantena precauzionale’ in tutto il territorio comunale. Tutto questo grazie al grande sforzo fatto e all’impegno quotidiano di tutto il personale scolastico nel garantire il rispetto dei protocolli sanitari di prevenzione della diffusione del virus. Anche per questa ragione, vista l’assenza di situazioni di effettivo rischio, la sospensione della didattica in presenza appare ingiustificata”.

Non solo, ma secondo i genitori, chiudere le scuole è controproducente rispetto proprio alla volontà di contrastare la diffusione del Covid sul territorio. “Lasciare gli studenti privi di un ambiente protetto per diverse ore al giorno – proseguono i genitori delle scuole di Tarquinia – determina occasioni esponenzialmente moltiplicative dei contagi: pensiamo ad esempio ai tanti genitori che, lavorando, saranno costretti, da lunedì, a lasciare i figli con nonni, babysitter o a far affidamento ad altri genitori, in contesti dove i protocolli sanitari non potranno essere altrettanto sicuri e controllati rispetto a quanto avviene nelle istituzioni scolastiche, con potenziali maggiori gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Molti genitori, inoltre, dovranno astenersi dal lavoro, con ulteriori gravi conseguenze dal punto di vista economico e sociale, senza contare che, a soffrire maggiormente, saranno gli studenti con bisogni educativi speciali, che vivranno così un ulteriore disagio rispetto ai propri coetanei”.


I nuovi banchi di scuola e le sedie

Una scuola


La lettera cita inoltre uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Nature dove si affronta il tema scuola e Covid in Italia. “Nell’articolo – scrivono i genitori di Tarquinia – si evidenzia come nel nostro paese sono state riaperte 65.000 scuole a settembre, seppur con modalità diverse. Al 6 ottobre, sono stati individuati casi in 1.212 istituti (il 2%). Nel 93% dei casi c’era solo un singolo alunno positivo, che non aveva contagiato compagni e docenti, e aveva quindi presumibilmente contratto il virus da qualche altra parte. In un unico caso su 65.000 c’era un focolaio con più di 10 persone positive (una scuola superiore). Le più recenti stime oggi disponibili, datate 18 ottobre e contenute nel monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità, indicano che la trasmissione del virus dentro le scuole è limitata e i ‘focolai’ a scuola, nella settimana dal 12 al 18 ottobre, sono stati il 3,5 per cento di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese”.

Infine, le conclusioni dei genitori. “Considerando quali possano essere gli spaventosi danni educativi derivanti da tale provvedimento, qualsiasi ipotesi di chiusura sembra essere del tutto ingiustificata, qualora non siano più che evidenti i presupposti. Ovvero parrebbe opportuna nel caso di estesi focolai in plessi ed istituti singoli, ma non in maniera generalizzata senza apparente rischio di cluster importanti nelle scuole. Non sappiamo come si evolverà la pandemia tra 10 giorni o un mese, ma in un anno scolastico obiettivamente incerto e complesso come questo, tenendo conto che gli studenti hanno già perso circa metà dello scorso anno scolastico, ogni settimana ed ogni giorno guadagnato di didattica in presenza e di vita in classe acquisiscono un valore enorme per i nostri figli, siano essi bambini o ragazzi”.

Daniele Camilli


La lettera dei genitori

Illustrissimo Prefetto,

siamo un gruppo di genitori di Tarquinia che vuole dare voce alle istanze di molte famiglie della nostra città e intendiamo rappresentarLe tutta la nostra costernazione e inquietudine rispetto alla decisione estrema del Sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi, di chiudere le scuole di ogni ordine e grado fino alla data del 24 novembre, a mezzo della Ordinanza Sindacale n. 37 del 30 Ottobre 2020.

Reputiamo questa decisione grave e fortemente lesiva del diritto alla studio di una categoria sociale, quella degli studenti, che ha già pagato molto la pandemia in corso; in particolare nel territorio di Tarquinia segnaliamo che, per decisione dell’Amministrazione Comunale, l’attività scolastica in presenza è iniziata con alcune settimane di ritardo: il 28 Settembre per la Scuola Primaria e per la Scuola Superiore (quest’ultima in didattica integrata, come da indicazioni ministeriali), e solo il 26 ottobre per la Scuola Media, a causa di gravi ritardi nella ristrutturazione dell’edificio scolastico Dasti.

In questo momento di grande incertezza, la scuola ha finora rappresentato un luogo sicuro. Dall’inizio dell’anno scolastico, infatti, nel territorio comunale sono state pochissime le classi che hanno dovuto subire uno stop per ragioni sanitarie e, per quanto a nostra conoscenza, alla data del 30 Ottobre 2020, non si registrano classi in cosiddetta “quarantena precauzionale” in tutto il territorio comunale. Tutto questo grazie al grande sforzo fatto e all’impegno quotidiano di tutto il personale scolastico nel garantire il rispetto dei protocolli sanitari di prevenzione della diffusione del virus. Anche per questa ragione, vista l’assenza di situazioni di effettivo rischio, la sospensione della didattica in presenza appare ingiustificata.

Lasciare gli studenti privi di un ambiente protetto per diverse ore al giorno, determina occasioni esponenzialmente moltiplicative dei contagi: pensiamo ad esempio ai tanti genitori che, lavorando, saranno costretti, da lunedì, a lasciare i figli con nonni, baby sitter o a far affidamento ad altri genitori, in contesti dove i protocolli sanitari non potranno essere altrettanto sicuri e controllati rispetto a quanto avviene nelle istituzioni scolastiche, con potenziali maggiori gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Molti genitori, inoltre, dovranno astenersi dal lavoro, con ulteriori gravi conseguenze dal punto di vista economico e sociale, senza contare che, a soffrire maggiormente, saranno gli studenti con bisogni educativi speciali, che vivranno così un ulteriore disagio rispetto ai propri coetanei. 

Ci teniamo a citare una recente pubblicazione scientifica sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature” dove si affronta il tema scuola e COVID vagliando anche la situazione in Italia. Nell’articolo si evidenzia come nel nostro paese sono state riaperte 65.000 scuole a settembre, seppur con modalità diverse. Al 6 ottobre, sono stati individuati casi in 1.212 istituti (il 2%). Nel 93% dei casi c’era solo un singolo alunno positivo, che non aveva contagiato compagni e docenti, e aveva quindi presumibilmente contratto il virus da qualche altra parte. In un unico caso su 65.000 c’era un focolaio con più di 10 persone positive (una scuola superiore).

Le più recenti stime oggi disponibili, datate 18 Ottobre e contenute nel monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, indicano che la trasmissione del virus dentro le scuole è limitata e i “focolai” a scuola, nella settimana dal 12 al 18 ottobre, sono stati il 3,5 per cento di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese.

In molte economie Europee avanzate, nonostante siano state introdotte forme più o meno stringenti di cosiddetto Lockdown, le scuole continuano ad essere aperte. Ci riferiamo a  Francia, Germania e Irlanda, nazioni nelle quali, a nostro giudizio, si è correttamente valorizzata la funzione non solo educativa, ma di presidio del territorio, rappresentata dalle Istituzioni Scolastiche.

Considerando quali possano essere gli spaventosi danni educativi derivanti da tale provvedimento, qualsiasi ipotesi di chiusura sembra essere del tutto ingiustificata, qualora non siano più che evidenti i presupposti. Ovvero parrebbe opportuna nel caso di estesi focolai in plessi ed istituti singoli, ma non in maniera generalizzata senza apparente rischio di cluster importanti nelle scuole.

Non sappiamo come si evolverà la pandemia tra 10 giorni o un mese, ma in un anno scolastico obiettivamente incerto e complesso come questo, tenendo conto DaDaniela Bitti 

che gli studenti hanno già perso circa metà dello scorso anno scolastico, ogni settimana ed ogni giorno guadagnato di didattica in presenza e di vita in classe acquisiscono un valore enorme per i nostri figli, siano essi bambini o ragazzi.

Per questo ci appelliamo alla Sua autorità affinché venga nell’immediato garantito il diritto costituzionale allo studio.


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3 novembre, 2020

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