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Tribunale - La difesa: "Volevano scovare i vandali che facevano danni fuori dei garage" - Vittima un'invalida

Telecamera nell’area condominiale, padre e figlio denunciati per violazione della privacy

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Eleonora Olimpieri

L’avvocato Eleonora Olimpieri

Grotte di Castro – (sil.co.) – Mettono una telecamera tra i garage e l’ingresso del condominio, un’inquilina li denuncia per violazione della privacy. A processo padre e figlio. La difesa: “Era per scovare i vandali che facevano danni fuori dei garage”. Vittima un’invalida. 

A processo sono finiti padre e figlio di Grotte di Castro, colpevoli, secondo l’accusa, di avere violato l’articolo 615 bis del codice penale, relativo a chi “mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata”.

I fatti risalgono all’estate di tre anni fa. 

“Non volevano spiare nessuno – ha spiegato il difensore Eleonora Olimpieri – i miei assistiti volevano soltanto cogliere sul fatto i vandali che più volte avevano danneggiato la carrozzina elettrica della moglie e della mamma. La donna, che è invalida, tornando a casa, la lasciava parcheggiata sotto il palazzo, salendo fino all’abitazione con il montascale. Ma qualche vandalo continuava a danneggiare la sua ‘macchinina’, così hanno pensato di mettere una telecamera per pizzicarlo”. 

Una versione confermata anche dal comandante della locale stazione dei carabinieri, maresciallo Stefano Del Canto.

“Quando padre e figlio sono venuti ad avvisarci dell’intenzione di mettere una telecamera – ha spiegato il militare – noi gli abbiamo detto che non potevano inquadrare l’area pubblica. So che poi, il 4 luglio, la denunciante gli aveva fatto scrivere una lettera da un avvocato, invitandoli a togliere la telecamera. Il 19 luglio, siccome non l’avevano tolta, ha sporto denuncia in caserma. Il 7 agosto siamo intervenuti noi. Gli abbiamo intimato di toglierla e l’hanno tolta”.

Lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

L’avvocato Olimpieri ha chiesto che venisse loro accordata con formula piena. “Non c’era alcuna volontà di procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata della presunta vittima ovvero della condomina che ha sporto querela”, ha sottolineato.

Il giudice Mattei ha dato ragione alla difesa, assolvendo padre e figlio “perché il fatto non sussiste”. 


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26 novembre, 2020

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