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Tribunale - L'imputato l'aveva assunta per la figlia malata terminale di cancro - La presunta vittima se ne è andata denunciandolo dopo pochi giorni

Accusato di violenza dalla badante, assolto dopo dieci anni

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Remigio Sicilia

 Il difensore Remigio Sicilia


Tuscania – (sil.co.) – Innocente, è stato assolto dopo un calvario durato dieci anni.

Ieri pomeriggio, quando il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei ha emesso la sentenza, l’uomo, il cui nome è Rinaldo Ruffini, accusato di violenza sessuale da una badante presa in casa per assistere la figlia gravemente malata, è scoppiato in un pianto liberatorio assieme alla famiglia, che lo ha sempre sostenuto durante il processo. A denunciarlo una romena, oggi 32enne, reclutata tramite un annuncio sul giornale. 

Il 5 dicembre 2018 l’udienza più toccante quando Ruffini, assistito dall’avvocato Remigio Sicilia, fu strenuamente difeso da due dei suoi cinque figli, un maschio oggi 29enne e una femmina di 30 anni.

I due giovani hanno raccontato come la “badante” fosse stata assunta in cambio di vitto e alloggio quando la sorella maggiore, allora 23enne, era nella fase terminale del tumore che l’avrebbe stroncata l’anno successivo. Era il 2011. 

“Mio padre pensava solo a mia sorella col cancro, lei si ubriacava tutte le sere”, ha detto ai giudici la figlia, che nel frattempo ha trasformato l’abitazione di famiglia, a Tuscania, in una casa famiglia per anziani.

E ancora. “Mio padre è una persona meravigliosa. Lui e mia madre si amano ancora come il primo giorno. In quel periodo erano disperati per mia sorella. Piangevamo tutti, tutto il giorno. A casa nostra si sono avvicendate tante badanti, alcune rimaste solo per pochi giorni. Quella che è durata di più, ci ha messo nei guai. Secondo me voleva solo ottenere dei soldi. Ma mio padre era in cassintegrazione, le avevamo promesso solo vitto e alloggio”, ha spiegato.

“Si è capito presto che era una persona strana. Una notte che mia sorella ha avuto una crisi peggiore delle altre, l’abbiamo chiamata per farci aiutare, ma non c’è stato verso di farla svegliare. Secondo me perché beveva e si ubriacava. Ci siamo resi conto che il vino del boccione da cinque litri che mio padre comprava per sé finiva sempre troppo presto. Poi faceva finta di non capire, di non parlare italiano. Infine ha denunciato mio padre, che non è proprio quel tipo di uomo. Io amo mio padre, è una persona fantastica, eccezionale che, come la mamma, ha tanto sofferto. Abbiamo dato alla casa famiglia il nome di mia sorella morta”, ha concluso la giovane.

In aula la donna, nel novembre 2016, aveva raccontato di avere lavorato per pochissimi giorni. “Venivo trattata come una vera e propria schiava. Quando ho chiesto il licenziamento sono iniziate le minacce e le offese. Il signore non mi rispettava, mi chiamava addirittura puttana. Mi ha anche costretta a fare i massaggi alla moglie: la sera, dopo che avevo lavorato tutto il giorno e anche se non sapevo farli”, ha spiegato. 

La violenza sessuale, secondo la presunta vittima, si sarebbe consumata durante uno di questi massaggi. “Le mie mani erano sulla schiena della moglie – ha proseguito –  quando all’improvviso mi sono sentita toccare. La mano del signore era sulla mia schiena, ma l’ha appoggiata in un modo non piacevole. Ho avuto paura e sono andata via. Sono corsa dai carabinieri per sporgere denuncia”.


Articoli: “Mio padre pensava solo a mia sorella col cancro, lei si ubriacava tutte le sere” – Violenza sessuale sulla badante, uomo a processo


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13 gennaio, 2021

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