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Bilanci 2020 - Il presidente Stefano Brenciaglia fa il punto - E' alla guida dell'ordine provinciale dallo scorso mese di giugno

“Avvocati garanzia di libertà di fronte ai cambiamenti imposti dalla pandemia”

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Stefano Brenciaglia

Il presidente dell’ordine degli avvocati Stefano Brenciaglia


Viterbo – (sil.co.) – Un incarico destinato a passare alla storia. Stefano Brenciaglia è diventato il nono presidente dell’ordine degli avvocati della provincia di Viterbo lo scorso 16 giugno, nel pieno dell’emergenza Covid. Punto di riferimento da un semestre dei legali della Tuscia, Brenciaglia ha 47 anni e si è laureato in giurisprudenza nel Duemila presso l’università degli studi di Roma.

“Gli avvocati sono una garanzia di libertà di fronte ai cambiamenti imposti dalla pandemia”, dice. 

Nel 2003, mentre faceva pratica forense, ha conseguito un master in contenzioso comunitario presso il centro universitario di Lussemburgo e l’università di Strasburgo, svolgendo uno stage presso la corte di giustizia dell’Unione europea. Acquisita l’abilitazione all’esercizio della professione, è iscritto all’albo degli avvocati di Viterbo dal 2005.

Presidente Stefano Brenciaglia, proviamo a tracciare un bilancio del 2020…
“Se dovessi pensare all’anno appena trascorso e farne un bilancio mi viene in mente il meraviglioso testo della canzone di Lucio Dalla ‘L’anno che verrà’: ‘Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’…da quando sei partito c’è una grossa novità l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va’. Il 2020 è alle spalle, ma molte sono ancora le incertezze che attendono tutti noi e l’avvocatura in particolare. Si è appena concluso un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria che ha trascinato il paese in una crisi economica senza precedenti dall’ultimo dopoguerra ad oggi. Inutile evidenziare l’incidenza profonda che la crisi epidemiologica, purtroppo ancora in corso, ha avuto ed avrà anche sulla nostra professione, sia dal punto di vista operativo che economico”.

Cosa è cambiato in seguito alla pandemia di Coronavirus?
“Da un lato si rileva l’inevitabile mutamento delle nostre abitudini professionali in forza dell’applicazione delle misure emergenziali che hanno consentito – in assenza di scelte chiare ed univoche da parte del governo centrale – ai dirigenti degli uffici giudiziari di adeguare lo svolgimento dell’attività giudiziaria alle misure di sicurezza atte a prevenire eventuali ipotesi di contagio. Dall’altro la crisi economica si è ripercossa sulle capacità reddituali della nostra categoria. Basti pensare (e questi sono i recentissimi dati del Censis) che il 57% degli avvocati a livello nazionale ha chiesto il bonus da 600 euro erogato dallo stato per far fronte alle perdite causate dalla pandemia”.

Che tipo di ripercussioni ci sono state tra chi esercita l’avvocatura?
“Negli ultimi mesi si sono registrate diverse domande di cancellazione dall’albo degli avvocati, alcune delle quali dettata da ragioni di incompatibilità, per aver i colleghi vinto concorsi in pubbliche amministrazioni, altre, invece, proprio a causa di difficoltà nel sostenere i costi che inevitabilmente la nostra professione comporta. Fa eco a questa situazione l’incredibile aumento delle domande di ammissione al gratuito patrocinio, a testimonianza della crescenti difficoltà economiche della popolazione che accede alla giustizia. Il quadro non è certo promettente. In questo contesto si sono svolte le attività del consiglio dell’ordine, particolarmente intense a dispetto del rallentamento dell’attività giudiziaria causato della pandemia”.

Sono stati utili i protocolli siglati durante il lockdown?
“Il periodo del lockdown ha chiamato il consiglio ad una laboriosa attività che ha condotto alla stesura di molteplici protocolli, d’intesa con la presidenza del tribunale, con la procura della repubblica e con le rappresentanza delle locali associazioni forensi (camera penale, camera civile, Aiga, Aiaf). Mi riferisco in particolare: al protocollo riguardante lo svolgimento delle udienze penali; al protocollo relativo al deposito telematico di atti e richiesta copie penali; al protocollo in materia di diritto di famiglia e volontaria giurisdizione; al protocollo per lo svolgimento delle udienze civili per il periodo dell’emergenza Covid-19; al protocollo per il deposito di alcuni atti penali presso le cancellerie del tribunale e della procura per il periodo dell’emergenza Covid-19. Documenti il cui contenuto in molti casi ha anticipato le successive scelte del legislatore. Ciò a dimostrazione del fatto che quando vi è un buon dialogo istituzionale e si lavora bene se ne raccolgono anche i frutti”.

La macchina della giustizia non si è fermata?
“Grazie a questi documenti si è potuto assicurare la prosecuzione delle attività giurisdizionale e la tutela dei diritti dei nostri assistiti. Si è trattato di uno sforzo notevole del consiglio impegnato fianco a fianco alle locali associazioni forensi alla presidenza del tribunale e alla procura della repubblica. In proposito mi permetto di esprimere pubblicamente il mio sentito ringraziamento al mio predecessore Marco Prosperoni, sotto la cui presidenza si è provveduto a redigere la maggior parte dei protocolli, nonché alla presidente Maria Rosaria Covelli e al procuratore Palo Auriemma, con i quali vi è un’ottima interlocuzione e disponibilità ad un dialogo costruttivo. Il mio sentito ringraziamento va infine a tutte le colleghe ed i colleghi del consiglio per lo sforzo profuso, che ha consentito che venissero assicurati i servizi essenziali della giustizia presso il nostro tribunale”.


Stefano Brenciaglia all'inaugurazione del poster dedicato all'avvocatessa turca Ebru Timtikt

Stefano Brenciaglia all’inaugurazione, lo scorso 28 settembre, del poster dedicato all’avvocatessa turca Ebru Timtikt


Ci parla del giardino sostenibile al palazzo di giustizia?
“Tra le attività esterne svolte dal consiglio – oltre ai rapporti istituzionali con le principali istituzioni forensi (Consiglio nazionale forense, Unione distrettuale degli ordini forensi del Lazio, Organismo congressuale forense per il tramite del delegato viterbese Luigi Sini, consiglio distrettuale di disciplina attraverso i nostri delegati Riccardo Micci, Antonio Manganiello e Franco Laugeni) – mi fa piacere rammentare la sottoscrizione del mese scorso, con il tribunale, l’università della Tuscia, la procura e la casa circondariale di Viterbo della convenzione per la riqualificazione dell’area verde esterna del palazzo di giustizia di Viterbo, che ha previsto la progettazione e realizzazione di un giardino sostenibile la cui cura sarà demandata a personale detenuto, di cui sarà garantita, attraverso un percorso di tirocinio, l’acquisizione di competenze utili al loro reinserimento sociale, in attuazione dei principi di rieducazione della pena sanciti dalla Costituzione. Ciò a riprova dell’impegno sociale del consiglio perseguito anche con i progetti di educazione alla legalità condotti nelle scuole della provincia”.

Nel 2020 ci sono state anche due assunzioni
“E’ stata portata avanti l’attività di riorganizzazione interna dell’ordine avviata dai precedenti consigli: una piccola rivoluzione interna all’ente, che ha determinato un efficientamento dei servizi apportando, con l’ultimazione delle procedure concorsuali e la successiva assunzione di due ulteriori unità personale, nuova linfa utile per adempiere alle incombenze e ed ai compiti istituzionalmente previsti dal legislatore”.

Veniamo al nuovo anno, quali sono gli obiettivi a breve termine?
“Qui torna di aiuto il testo della canzone di Dalla: ‘La televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando’. Per il consiglio si aprono nuovi impegni e sfide, come la creazione della camera di mediazione la cui realizzazione appare finalmente possibile anche grazie alle due nuove unità di personale, nonché la costituzione del comitato pari opportunità, teso a promuovere le politiche di pari opportunità nell’accesso, nella formazione e qualificazione professionale”.

Come per altre categorie professionali, tra i temi caldi c’è l’equo compenso
“Si è deciso di attribuire particolare rilievo al tema dell’equo compenso, con la creazione di un’apposita commissione consiliare deputata a monitorare i bandi per il conferimento degli incarichi legali degli enti pubblici per esaminare possibili violazioni della disciplina dell’equo compenso, con l’auspicio che si diffonda sempre più tra i colleghi una maggiore sensibilità che possa stigmatizzare la violazione della disciplina anche da parte di soggetti privati (banche ed assicurazioni). Anche perché la nostra professione può dirsi veramente libera intellettualmente e sotto ogni altro profilo solo quando possiamo essere liberi dalla dipendenza economica”.


Stefano Brenciaglia col consiglio direttivo

Stefano Brenciaglia col consiglio direttivo


Si prevedono cambiamenti “epocali” in seguito alla pandemia?
“A livello generale è indiscutibile che la pandemia ci ha posto e ci porrà di fronte a scelte innovative ed importanti cui l’avvocatura non potrà sottrarsi. Se come diceva Albert Einstein “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”, di intelligenza e lungimiranza ora l’avvocatura ne deve avere molta e deve dimostrare di esser pronta ad affrontare il possibile cambiamento facendo uso di quella dote che è tipica della nostra professione: la ‘duttilità’, quella stessa duttilità che ci consente di interpretare i fatti e la legge alla luce della mutabilità del tempo rendendoci così promotori ed artefici dei mutamenti del pensiero. Ebbene è il momento di applicare quella stessa duttilità alla nuova situazione dei tempi, avendo comunque cura di preservare e garantire il ruolo sociale svolto dalla nostra professione tutelandone e difendendone la sua funzione indispensabile ed ineludibile nell’esercizio della giurisdizione, facendo in modo di vigilare a che eventuali progetti di riforma della giustizia civile e penale, prospettati anche recentemente dal governo, non costituiscano l’ennesimo esempio di eccessiva semplificazione nell’approccio al sistema giustizia, non potendosi tollerare proposte di riforme legislative tese più alla ricerca del consenso che non alla reale soluzione di un problema, come ahinoi dimostra la recente ed esecrabile riforma della prescrizione”.

Quale invito rivolge ai suoi colleghi per (ri)partire col piede giusto?
“E’ chiaro che per far ciò l’avvocatura deve dare un segnale forte di unità dimostrando di essere all’altezza del ruolo che le spetta, riacquistando nella società quel credito disperso negli ultimi anni, spesso anche per nostre colpe. Occorre che gli avvocati, puntando sulla loro formazione, sula specializzazione, sulla professionalità e non in ultimo sul rispetto delle regole deontologiche, siano consapevoli del loro ruolo e della loro missione tenendo così fede al proprio giuramento: ‘Giuro di adempiere i miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e gli interessi superiori della nazione’”.

Lei ha sottolineato il ruolo sociale dell’avvocatura…
“A questo punto per terminare tornano ancora utili le parole della canzone di Lucio Dalla: “E se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante, che in questo istante ci sia anch’io’. Ebbene in quell’io della strofa ci leggo l’avvocatura: è importante ed essenziale che l’avvocatura ci sia ora più che mai. E’ comprensibile che in momenti difficili ed emergenziale via sia l’esigenza primaria di protezione della salute della collettività, però questo non deve mai consentire di derogare a garanzie fondamentali dello stato di diritto, poiché lo stesso è proprio pensato per reggere all’impatto di contesti eccezionali e di emergenza. La presenza dell’avvocatura è garanzia di libertà. Tale garanzia sarà maggiore quanto maggiore sarà l’indipendenza e l’autonomia dell’avvocatura”.


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13 gennaio, 2021

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