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Tribunale - Rapina a mano armata da Bracci - Di nuovo davanti al gup a aprile il boss Giuseppe Trovato e il ristoratore Antonio Loria

Colpo da centomila euro in gioielleria, rinviato il processo a basista e pianificatore

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Rapina alla gioielleria Bracci - Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato

Rapina alla gioielleria Bracci (nei riquadri Loria e Trovato)


Viterbo – (sil.co.) – Colpo alla gioielleria Bracci, come anticipato è stata rinviata al 20 aprile l’udienza preliminare prevista ieri davanti al gup Francesco Rigato a carico del boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e del noto ristoratore viterbese Antonio Loria.

Secondo il pm Franco Pacifici, che ha chiesto per entrambi il rinvio a giudizio, l’allora titolare di tre compro oro e il pizzaiolo sarebbero rispettivamente il pianificatore e il basista della rapina da oltre centomila euro messo a segno all’ora di pranzo del 14 marzo 2018 presso il negozio di preziosi tra piazza del Teatro e l’inizio di corso Italia, dove due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e dato vita a una sparatoria, fortunatamente senza vittime, prima di darsi alla fuga.  

I quattro rapinatori, intercettati e inseguiti dai carabinieri sulla superstrada, sono stati acciuffati nell’arco di meno di 24 ore. Le indagini per concorso in rapina aggravata nei confronti di Trovato e Loria, 46 e 59 anni, chiuse a due anni di distanza, sarebbero scattate successivamente agli interrogatori degli autori materiali del delitto: due uomini, tra i quali il collaboratore di giustizia Ignazio Salone, e le compagne che facevano da palo in macchina sulla salita di Santa Rosa.

Secondo quanto emerso, inizialmente il colpo avrebbe dovuto essere eseguito da “sodali” di Trovato, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, le cui telefonate, intercettate nell’ambito dell’inchiesta sul sodalizio criminale italo-albanese sgominato coi 13 arresti del blitz antimafia del 25 gennaio 2019, avrebbero fornito puntuali riscontri. Loria, difeso dagli avvocati Remigio Sicilia e Giovanni Bartoletti, è accusato anche di spaccio di cocaina, tra marzo e ottobre 2018.  

Nella gioielleria Bracci hanno fatto irruzione Ignazio Salone e Stefan Grancea, mentre li aspettavano in macchina Elena Grancea e Jenela Grancea, quest’ultima, 25 anni, anche lei davanti al gup in quanto a suo tempo fu rilasciata dopo il fermo perché incinta. Ignazio Salone, 49 anni, è stato condannato a 8 anni e 8 mesi. Stefan Grancea, trentenne, a 11 anni e mezzo di reclusione. Elena Grancea, 35enne, è stata condannata a 4 anni.

Loria, che si proclama estraneo alla vicenda, per la procura avrebbe avuto “funzioni di basista e organizzatore, approfittando della conoscenza personale della sua vittima, che gli aveva permesso, in diverse occasioni, di visitare tutti gli ambienti della gioielleria Bracci, compresi quelli solitamente chiusi al pubblico quale il laboratorio”. Trovato avrebbe pianificato la fase esecutiva della rapina, “promettendo nella fase preparatoria la partecipazione di due dei suoi uomini per l’esecuzione”. Loria, infine, avrebbe dovuto prendere in carico il bottino, per poi consegnarlo a Trovato che avrebbe provveduto a “monetizzare” la refurtiva. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 gennaio, 2021

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