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L'era del Coronavirus -  Intervista al giornalista e critico cinematografico: “Tra gli spettatori aumenta il consumo individuale e non lineare, può nascere un nuovo modo di intendere l’interazione tra sala e streaming”

Enrico Magrelli: “Il cinema è in crisi, ma il Covid può essere l’occasione per ripensare il futuro dello spettacolo”

di Alessio Bernabucci

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Viterbo – In bilico tra libertà e restrizioni, tra riaperture e lockdown, il 2020 passerà alla storia come l’anno del Coronavirus. Una pandemia che ha colpito il mondo intero, lasciando dietro di sé morti, insicurezze e nuove abitudini.
Con un ciclo di interviste, Tusciaweb propone un’istantanea di ciò che è stato e ciò che sarà, attraverso le parole e gli occhi di grandi personaggi pubblici. 


Enrico Magrelli


Enrico Magrelli è un giornalista, autore radiofonico e critico cinematografico. Scrive di cinema e ha collaborato, tra gli altri, con “L’Espresso”, “Panorama”, “Bianco e Nero” e “Filmcritica”. È autore e conduttore del programma radiofonico Hollywood party e autore di programmi televisivo, tra cui il Festival di Sanremo e Telegatti. Alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è direttore della Settimana internazionale della critica. Ha scritto monografie su Nanni Moretti, Robert Altman e Roman Polanski e volumi su Pier Paolo Pasolini e Satyajit Ray. È direttore artistico del Tuscia Film Fest di Viterbo e dell’International Italian Festival di Berlino. Dal 2018 è uno dei cinque esperti della Commissione Cinema del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


Magrelli, come ha vissuto il lockdown di marzo e le successive restrizioni regionali? Ha avuto esperienze dirette con il Covid?
“Il pensiero quotidiano è sempre stato per le persone che ci lasciavano e che si ammalavano. Non è pensabile rimanere indifferenti. È un evento di una gravità inedito per la nostra epoca e la cosa giusta da fare era recludersi in casa. Durante la fase di lockdown si è trattato di riorganizzare la vita, le abitudini e il lavoro, di riscoprire dei tempi dello stare in casa che oggi solitamente non abbiamo più. Grazie ai social, al web e alle tecnologie anche stando in casa si riesce a proiettarsi fuori dalla propria abitazione. Ho sentito di persone che stando in casa si sono intristite molto; io non ho provato grandi forme di disagio. Ho avuto tempo di leggere molto di più, di guardare molte più serie e film e di parlare virtualmente con molte persone”.

Con la pandemia, secondo lei, è nata una nuova normalità? Come si immagina il futuro? Riesce ancora a farlo?
“Ne usciremo come eravamo prima. Noi italiani siamo un popolo strano, con una cultura che ogni tanto mette tra parentesi la memoria e dimentica con grande facilità, e mi auguro che la riconquista della normalità sia ordinata, non esagerata e inutilmente frenetica. Non sarà semplicemente cambiare il nostro modo di vivere, ma avremo uno scenario complesso dal punto di vista economico e culturale da dover affrontare”.

Farà il vaccino?
“Senza dubbio. È una forma di responsabilità verso se stessi, di rispetto per i propri cari e per l’intera comunità”.

Cosa pensa delle teorie negazioniste o complottiste?
“I negazionisti negano tutto, li trovo di un’imbecillità totale. Mettono tra parentesi l’intelligenza, se ne hanno. Tra un po’ arriveranno anche a negare che camminiamo eretti. Senza la scienza moltissime persone non potrebbero essere curate, è grazie alla scienza che il vaiolo o la poliomielite sono state cancellate. Negare significa esporre la propria società a un rischio molto alto”.

Come ha trascorso il Natale?
“Ho trascorso le festività natalizie, come tanti italiani quest’anno, molto a casa. Ho lavorato, guardato film e serie, e ho provato a sorridere”.

Come giudica l’azione del governo Conte? E Salvini, Meloni e Berlusconi?
“Non sono un politologo e non voglio fare l’esperto di cose che non so. Ho l’impressione che, essendo una situazione inedita, è inevitabile che alcune scelte possono sembrare non adeguate. L’Italia è stata la prima nazione del contesto occidentale ad attuare il lockdown e apprezzo le scelte che non state fatte. Si poteva fare meglio? Forse sì, non lo sapremo mai. Si poteva fare peggio? Sicuramente sì. Chi contesta le scelte fatte non mi pare che abbia suggerito alternative valide, al di là di borbottare o protestare. In democrazia bisogna proporre un’alternativa. In questo momento mi sento orgoglioso di come la sanità pubblica, fortemente massacrata negli ultimi anni, ha invece dato prova di essere un punto di riferimento per la società moderna”.

Lo stato decide per tutti cosa è importante e cosa non lo è. La salute viene prima e prevarica libertà essenziali, tradizioni, economia, cultura… Ma questo non è un embrione di stato etico? Non staremo andando verso la demolizione della società aperta e dello stato di diritto? Quanto si possono comprimere le libertà?
“La libertà non è una cosa astratta, è sempre condizionata e ha dei limiti. Innanzitutto il principio di realtà, ovvero il rispetto dei confini; la mia libertà deve fare i conti con la libertà degli altri. Quella a cui abbiamo assistito non può essere interpretata in alcun modo, come qualcuno ha detto, come una ‘dittatura sanitaria’. La dittatura ha tutto un altro significato. Non esporre gli altri a contagio non equivale a una limitazione della libertà”.

Cosa cambierà sul piano economico dopo l’onda d’urto del Covid? Chi pagherà, secondo lei, il prezzo più alto per la crisi?
“Il prezzo più alto, proprio come prima, lo pagheranno le fasce più deboli dal punto di vista lavorativo, quelle che hanno contratti precari, che lavorano nei settori devastati dalla pandemia. La disoccupazione aumenterà inevitabilmente, ci aspettano anni molto duri.
Analizzando il mondo dello spettacolo e della cultura, sono già evidenti le conseguenze massacranti. Più di 5 mesi di chiusura delle sale di spettacolo hanno fatto sì che migliaia e migliaia di persone non abbiano lavorato e non abbiano avuto alcun tipo di garanzia, se non la cassa integrazione. Alcune sale cinematografiche e teatri potrebbero non riaprire più, perché i costi fissi di quelle strutture non possono essere coperti con i sussidi economici. I dati sugli incassi e sugli spettatori del 2020 sono inquietanti. Bisognerà fare la conta dei danni, vedere quante sale resteranno vive e se il pubblico vorrà tornare in sala. Il consumo di cultura a casa è comunque stato tenuto vivo, e forse in alcuni casi aumentato, grazie alle piattaforme streaming. Alcune persone mi hanno confessato di non aver mai visto così tanti film e serie come nel 2020. Sono tantissimi i film fermi ai box in attesa di uscire; non sappiamo quando usciranno, come usciranno e se le storie girate un anno fa avranno ancora presa sugli spettatori. Secondo alcuni il consumo massiccio di contenuti da casa grazie alle piattaforme ha affinato il nostro gusto. Sarà tutto da scoprire”.

Il Covid è una rivincita della natura sulla cultura? È stato una sconfitta della scienza? La tecnologia, soprattutto in occidente e nel nord est asiatico, ci aveva illuso di aver posto una grande barriera culturale tra l’uomo e la natura…
“A volte tendiamo a sentirci invincibili, protetti dalla tecnologia di cui siamo circondati. Non dobbiamo mai dimenticaci di essere fatti di carne, nervi, pelle e sangue. Vediamo la tecnologia come una barriera che ci isola dal mondo. Non è così, siamo ospiti in questo mondo ed è nostro dovere averne cura. Viviamo più a lungo ma siamo ancora molto molto fragili. Il nostro antivirus non è quello del computer, è il vaccino. La natura viene maltrattata, violentata, negata e distrutta. Respiriamo un’aria schifosa che noi stessi avveleniamo. Questa dovrebbe essere l’occasione per ripensare interamente il nostro rapporto con la natura. Ci ricorderemo di questo tra tre anni? Personalmente temo di no”.

Cosa rimarrà nella storia? Come sarà il mondo dopo la pandemia? Il Covid può essere considerato uno spartiacque?
“Sarà un passaggio epocale, indelebile che però, purtroppo, ci sarà costato molti lutti, non bisognerà mai mettere tra parentesi la perdita di vite umane, che deve rimanere il fulcro centrale di tutto il discorso attorno alla pandemia. Si tratterà, comunque, di una rottura epistemologica. Staremo a vedere se si tratterà di evoluzione (come io credo), di stagnazione, di regressione o di involuzione. Gli effetti veri e propri del post-pandemia si vedranno tra qualche anno, non nell’immediato. Non dovremo fidarci troppo dei primissimi dati; le abitudini e le reazioni dovranno sedimentarsi e stabilizzarsi.
Non so se i registi avranno voglia di raccontare questo momento e non so se gli spettatori vorranno rivedere questi momenti che tutti abbiamo vissuto ed elaborato e che per molti è significato un dolore molto profondo. Ci vorrà del tempo e ci vorrà, forse, il talento di un qualche grande genio del cinema capace di elaborare ciò che abbiamo vissuto regalandoci qualcosa che conosciamo ma anche qualcosa che non abbiamo immaginato. Sarà tutto da ripensare, tenendo in considerazione e prevedendo quelle che saranno le nostre emozioni e impressioni in merito a questo periodo. Quello che abbiamo vissuto è, in fin dei conti, simile, ma in maniera decisamente ridotta, a quanto si vede in alcuni film post-apocalittici. Chissà come ci immagineremo i prossimi disastri apocalittici…”

Come valuta i cambiamenti nel mondo della cultura e dello spettacolo?
“Il Covid è stato un acceleratore temporale, alcuni meccanismi che si sono drammatizzati per colpa della pandemia erano già in atto da qualche anno. La disgregazione del consumo condiviso dei film era già presente, soprattutto per le generazioni più giovani. Viene oggi a mancare la necessità di condividere una pellicola e un testo. La società degli spettatori va sgretolandosi e aumenta il consumo individuale e non lineare. Quelli che sono stati, da quando è nato il cinema, gli orari fissi delle proiezioni non esistono più ed erano già in difficoltà prima del Covid. C’erano già delle problematicità e delle novità, ma non avevamo ancora pensato a delle soluzioni per affrontarli. Nello stesso tempo ci siamo resi conto che non si tratta dello scontro del passato contro il futuro; le piattaforme stanno dimostrando che possono essere delle alleate delle sale cinematografiche. Il trattato di alleanza è ancora tutto da stilare. Le possibilità sono tante e le soluzioni saranno tutte da studiare. Bisognerà ridefinire, ad esempio, le ‘windows’, le finestre di tempo per cui un film può essere trasmesso al cinema, nelle piattaforme a pagamento e poi in quelle in chiaro andrà ripensato”.

Quale è stata per lei la lezione del Covid?
“Ho imparato ancora meglio il valore del tempo. Gli eventi della pandemia mi hanno fatto riflettere sui concetti di rispetto e di responsabilità per gli altri e per la natura. Sono i valori costitutivi di una persona”.

Alessio Bernabucci


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14 gennaio, 2021

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