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Viterbo - Anche tu redattore - Il punto di vista di Vincenzo Panunzi sul libro "Quattro ragazzi - storie di altri tempi", pubblicato dalla casa editrice Davide Ghaleb

“Gli anni ’70 e la vita di quattro giovani confusi nella mente e nelle aspirazioni…”

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Copertina del libro "Quattro ragazzi - storie di altri tempi"

Copertina del libro “Quattro ragazzi – storie di altri tempi”

 

Egidio Storelli

Egidio Storelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho appena terminato di leggere il romanzo “Quattro ragazzi – storie di altri tempi”, di Egidio Storelli, pubblicato dalla casa editrice Davide Ghaleb.

È un libro di 130 pagina che racconta la vita di quattro giovani, nel periodo in cui gli ideali e le scelte di vita si aggrovigliano, confusi nella mente e nelle aspirazioni di ciascun adolescente e il destino che inevitabilmente tali decisioni comportano.

Due di questi giovani intraprendono la professione di tutori dell’ordine pubblico, gli altri due quella di chi tale ordine vuole cambiare, anche con  metodi violenti.

Gli anni ’70 del secolo scorso sono stati un periodo definito da Sergio Zavoli “gli anni bui della nostra Repubblica”.

In quel decennio lo scontro violento tra chi difendeva la Res Pubblica e i due gruppi estremisti di allora, uno di destra e l’altro di sinistra, ha raggiunto punti devastanti per la sicurezza del popolo italiano: stragi di persone comuni e morti eccellenti erano all’ordine del giorno. Si viveva come “d’autunno sull’albero le foglie” per citare di versi di Ungaretti.

Queste due fazioni politiche erano comandate da due cervelli diversi oppure erano la mano armata di una stessa testa? Occorrerà attendere la rimozione dei “Segreti di Stato” sugli avvenimenti di quell’epoca per avere uno spiraglio di verità, sui tanti depistaggi e tante domande ancora senza risposta.

L’autore del libro ha fatto bene a rimanere estraneo nel dare giudizi politici e a non simpatizzare per alcuno dei quattro ragazzi, raccontando la loro vita, così come ciascuno di essi in quell’epoca l’ha vissuta.

La narrazione è fluida; alternando capitoli che focalizzano l’attenzione ora su una coppia ora sull’altra. Segue con il fiato sul collo le loro storie; analizza i background di provenienza e i motivi sentimentali e socio-economici che hanno condotto ognuno a fare le proprie scelte. Sono come due rette parallele che inevitabilmente si incontreranno, ma non all’infinito, come afferma la matematica, ma un decennio più tardi, quando i fatti della vita uniranno i destini e le sorti di ciascuno dei  quattro i ragazzi.

Sembra il romanzo di Gabriel Garcia Marquez “Cronaca di una morte annunciata”. Il lettore prevede già dall’inizio, senza conoscere né come né quando, l’inevitabile incontro delle loro vite. E sotto questo aspetto il racconto lascia il lettore in una trepida e curiosa attesa.

La descrizione ambientale del “corpo della polizia di stato” risulta più dettagliata di quella del mondo dell’eversione.

Comunque se del primo gruppo si intravede un’esperienza diretta, dell’altro gruppo, l’autore, ne ha una conoscenza professionale approfondita.

Egidio Storelli descrive in dettaglio le sfumature psicologiche dei due ragazzi, futuri poliziotti, la loro provenienza provinciale, la loro parlata dialettale,  le loro “imbranature”, la vita di caserma, la loro decisione di arruolarsi per fuggire al duro lavoro di campagna; raccontando particolari che solamente una persona con la stessa esperienza di vita, potrebbe conoscere.

È un libro che si divora in un pomeriggio, nel quale i settantenni rivivranno il loro passato e i giovani capiranno qualcosa in più del loro presente.

Historia magistra vitae! La storia è maestra di vita! Per cui una attenta lettura del libro “Quattro ragazzi; Storie di altri tempi”, di Egidio Storelli potrebbe servire anche ai “rivoluzionari” di oggi a non ripetere gli stessi errori compiuti nel passato, dai giovani degli anni ’70, del secolo scorso.

Vincenzo Panunzi  


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14 gennaio, 2021

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