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L'era del Coronavirus - Intervista all'attore e doppiatore: "Libertà negate? Non è colpa del governo se di questo virus si muore"

Massimo Wertmüller: “La natura oggi si riprende i suoi spazi, clima e Covid ci stanno dando una lezione…”

di Edoardo Venditti

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Viterbo – In bilico tra libertà e restrizioni, tra riaperture e lockdown, il 2020 passerà alla storia come l’anno del Coronavirus. Una pandemia che ha colpito il mondo intero, lasciando dietro di sé morti, insicurezze e nuove abitudini.

Con un ciclo di interviste, Tusciaweb propone un’istantanea di ciò che è stato e ciò che sarà, attraverso le parole e gli occhi di grandi personaggi pubblici.


Massimo Wertmüller


Massimo Wertmüller è un attore e doppiatore. Esordisce nel teatro nel 1976 con lo spettacolo “Luci di Bohéme” presentato alla Biennale di Venezia. Due anni dopo inizia a frequentare il Laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti e insieme ad alcuni compagni di corso fonda il gruppo “La Zavorra”, attivo nel teatro cabaret e in televisione fino al 1984. Nello stesso anno Wertmüller debutta sul grande schermo con il film “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia”. Nella sua carriere recita in molti film, serie tv e opere teatrali. Tra i suoi ultimi lavori, Wertmüller lo abbiamo visto nella serie televisiva “1992” di Sky e nei film “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi, “Che vuoi che sia” di Edoardo Leo, “Socialmente pericolosi” di Fabio Venditti e “Appena un minuto” di Francesco Mandelli.


Massimo Wertmüller, come ha vissuto il lockdown di marzo e le restrizioni regionali successive? Ha avuto esperienze dirette con il Covid-19?
“Ho vissuto il lockdown riappropriandomi dei miei spazi. Ho sempre pensato che è nobile quella società che assicura il lavoro, ma lo è anche quella che concede il tempo libero alle persone per curare l’anima. Mi sono quindi dedicato alla lettura e ho ritrovato una mia vecchia passione: disegnare vignette. Purtroppo ho avuto a che fare con il Covid in modo drammatico e questo mi ha cambiato la vita. Avevo un amico di infanzia, un compagno di banco, di battaglie politiche e di vita che si chiamava Pietro. Era una persona per bene e seria, tanto che con lui non si poteva nemmeno scherzare sul Covid. In 10 giorni il virus se l’è portato via, nonostante fosse sano e controllatissimo. Questa cosa mi ha cambiato la testa. Mentre prima, confortato dai numeri di luglio, potevo parlare di ottimismo, dopo Pietro so che questo virus va affrontato con tutta la serietà del mondo. A tutti quelli che negano questa minaccia grave, per la quale si può morire, mi sento di dire: non date retta a queste follie, state attenti per voi e per chi vi sta vicino. Punto e basta”.

Cosa pensa delle teorie negazioniste e complottiste?
“La gente può pensare quello che vuole, ma i fatti sono fatti. Se ne sono dette tante: che questo virus possa essere stato immesso in maniera sospetta, che il vaccino possa soddisfare interessi economici di qualcuno, che siamo in piena dittatura sanitaria. Tutto questo dovrebbe comunque essere molto meno preoccupante dell’intubazione. Quelle teorie sono dei deliri. L’unica cosa che mi preoccupa è di non ammalarmi, perché io non me ne voglio andare per questo virus”.

Farà il vaccino?
“Si, ho avuto un’operazione importante al cuore meno di un anno fa e a detta del mio cardiologo non ho scelta. Ma tanto il vaccino lo avrei fatto comunque”.

Con la pandemia è nata una nuova normalità? Come si immagina il futuro?
“No, non è nato niente. Eppure la pandemia poteva essere un’occasione, nel suo dramma, per cambiare tante cose. Ci sono dei temi che aspettano la politica al varco, come il clima e l’ambiente. Faccio un esempio: l’Ilva di Taranto, un dramma ancora inevaso. Com’è possibile che le istituzioni non se ne occupino? Perché il lavoro è più importante della salute? Anche questo è un grande tema. Cominciamo allora a parlare di un’economia verde e solidale, che vuol dire anche possibilità di nuovi posti di lavoro, per fare in modo che il denaro non sia un fine della propria esistenza come sta avvenendo con questo capitalismo delle banche e dei titoli in borsa. Il denaro, da mezzo per vivere quale era, è diventato un fine. Un’altra sfida è la cultura: costruire un mondo fatto non di ignari che demandano sempre, ma di persone al comando della propria vita. Questo strumento di civiltà si chiama cultura, che non indica una cosa di nicchia, ma è un modo che ci permette di stare alle leve di manovra della nostra esistenza. La politica di domani dovrebbe affrontare di petto queste sfide che il virus ha lanciato, ma a me sembra stia fallendo”.

Lo stato decide per tutti cosa è importante e cosa non lo è. La salute viene prima e prevarica libertà essenziali, tradizioni, economia, cultura. Ma quanto si possono comprimere le libertà? Lo stato di diritto è in pericolo?
“Non è colpa dello stato se di Covid si muore. Molti guariscono, ma a me è bastato un solo Pietro per cambiare testa. Mi sembra una follia parlare di libertà tarpate fintanto che esiste questa minaccia. Prima di tutto dobbiamo cercare di uscire fuori da questo incubo e il discorso delle libertà va legato alla realtà oggettiva della situazione. È chiaro che certe scelte sono state sbagliate, però credo che lo stato faccia oggi quello che può. Io ragionerei innanzitutto su come superare questa situazione terribile, prima di parlare di libertà negate”.

Come giudica l’azione del governo Conte? E Salvini, Meloni e Berlusconi?
“Conte si è trovato di fronte a una tragedia mai conosciuta prima, è chiaro quindi che sono stati fatti alcuni sbagli. Il più grande, per me, è di non essersi fatti trovare pronti per la seconda ondata. Aver speso milioni in banchi semoventi e non in mascherine, guanti e tamponi veloci e aver riaperto le discoteche in estate per interessi privati, sono errori che ancora stiamo pagando. Detto questo, però, all’orizzonte non vedo di meglio rispetto a Conte. Ci sono alcuni esponenti dell’opposizione impegnati in una campagna elettorale fissa, mentre bisognerebbe invece lavorare per ricostruire l’ambiente e il clima che stanno morendo, per rilanciare il lavoro e, soprattutto, per investire nella sanità pubblica come non è stato fatto in passato. Ma questo è un male della politica italiana: non ci si preoccupa di ciò che si fa, ma si cerca continuamente di smontare l’avversario. L’opposizione di oggi si propone sempre come la panacea, nonostante molti di loro siano già stati al governo. E cos’è successo, è forse cambiata l’Italia?”

Cosa cambierà sul piano economico dopo l’onda d’urto del Covid? Chi pagherà il prezzo più alto per la crisi?
“I poveri saranno sempre più poveri, la piccola e media borghesia quasi non esisterà più. Quelli che prenderanno la mazzata più forte sono gli imprenditori. Nel campo dello spettacolo, per esempio, chi possiede un piccolo teatro di 200 posti avrà davanti a sé una sfida molto difficile da vincere. A Roma ce ne sono una miriade e costituiscono una realtà lavorativa che dà da mangiare a tante persone”.

Il Covid è una rivincita della natura sull’uomo?
“La natura oggi si riprende i suoi spazi. L’inquinamento è stato un grande alleato del Covid, lo ha aiutato a diffondersi con più facilità. Il clima non ce la fa più e sembra che questo virus sia arrivato appositamente per dirci che così non si può più andare avanti. Purtroppo, però, il prezzo da pagare sono molte vite umane e tutto questo si poteva evitare”.

Cosa rimarrà alla storia di questa pandemia?
“Rimarranno un grande senso di solitudine e immagini come quelle dei camion che portano via i cadaveri, il papa da solo davanti al crocefisso in una piazza San Pietro deserta e il premier Conte che nella prima fase della pandemia si prende sulle proprie spalle tutta la responsabilità della salute del popolo”.

Quali sono le lezioni che il Covid ci ha insegnato?
“Quello appena passato è un anno che ai posteri sembrerà sempre di punizione. La punizione per esempio di non poterci abbracciare, la socialità completamente azzerata e il prezzo pagato in termini di vite umane. Il virus e il clima ci stanno dicendo che così non si può più andare avanti, che c’è un limite alle cose. Ma la pandemia ha mostrato anche la mancanza di senso civico degli italiani: la tendenza a protestare di fronte al virus, ma non di fronte al fatto che l’Italia, per esempio, è un paese ancora malato di mafia e corruzione. Un’altra lezione che il Covid ci ha fornito è di lasciare in pace gli animali nei loro habitat. Gli allevamenti intensivi e l’alimentazione carnea sono argomenti strettamente legati al virus se è vero, come si dice, che sia nato da una zoofagia, ossia dal mangiare carne. Gli animali non vanno mangiati, violentati e allevati intensivamente perché altrimenti si rischia di inquinare ancora di più il pianeta. Il Covid ci ha lasciato quindi una serie di ammonimenti: il capitalismo di oggi, il denaro prima della salute, il clima, la sanità pubblica lasciata sulle spalle degli operatori sanitari abbandonati senza mascherine e guanti. Non mi sembra, però, si stiano cogliendo questi segnali”.

Come valuta i cambiamenti nel mondo dello spettacolo e cultura? E quelli dell’informazione?
“Il mio campo, lo spettacolo, è stato probabilmente quello più martoriato di tutti. Le istituzioni hanno relegato la cultura agli ultimi posti come fosse una cosa non necessaria per la comunità, quando invece è uno strumento fondamentale per un popolo che vuole dirsi civile. Non credo nemmeno che tutto ciò cambi dopo il virus. Per quanto riguarda invece l’informazione, c’è stata una campagna tesa a scoraggiare e impaurire. Una campagna fatta solo di terrore, soprattutto nella prima fase della pandemia, che non è stata corretta. E non mi sembra abbia raggiunto grandi risultati, basti pensare alle discoteche in estate”.

Come ha passato il Natale?
“Con la persona che amo più al mondo, mia moglie, e i miei due cagnolini che sono i nostri figli a quattro zampe. Ho passato un Natale bellissimo, anche se ritengo che questa festa sia una convenzione, una data. Forse per me è facile parlare dal momento che mi sono rimasti pochi parenti di sangue, tra cui Lina, ma sono dell’idea che può essere Natale tutto l’anno: i regali si possono fare sempre e si può andare a trovare i propri parenti che vivono da soli in qualsiasi momento. Capisco comunque che non è stato un buon Natale per chi aveva deciso di partire per andare dai genitori e non lo ha potuto fare”.

Edoardo Venditti


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13 gennaio, 2021

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