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Viterbo - Egidio Gubbiotto (Confael): "Chiediamo alla magistratura di indagare"

“La sanità della Tuscia è in macerie e il Belcolle non regge più”

di Daniele Camilli

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Viterbo – “La sanità viterbese è in macerie. E il pronto soccorso di Belcolle scoppia perché è stato chiuso Montefiascone, Ronciglione, Acquapendente. Ecco perché la struttura ospedaliera non regge più”. A parlare è il segretario nazionale di Confael sanità Egidio Gubbiotto che questa mattina, assieme ai sindacati Nursing Up, Cisal e Ugl, categorie infermieri e medici, ha organizzato un presidio all’ingresso della cittadella della salute a Viterbo e successivamente una conferenza stampa al Grandori di fronte alla stazione dei treni di porta Romana.

“Mi abbasso la mascherina per parlare”, ha esordito Gubbiotto, mantenendola di fatto abbassata per tutta la durata della conferenza.

“Chiediamo alla magistratura di indagare – ha poi aggiunto Gubbiotto – a partire da una domanda: quanti sono i pazienti che sono stati ricoverati all’ospedale Belcolle per un altro problema e poi si sono presi il Covid? La magistratura faccia un’indagine per verificare dove sta la verità, sentendo anche gli utenti. C’è poi un’altra questione. Quale è il rapporto percentuale tra positivi e morti per Covid. Quale è il numero reale di morti per Covid all’ospedale Belcolle?”.


Viterbo - Egidio Gubbiotto di Confael

Viterbo – Egidio Gubbiotto di Confael durante conferenza di oggi


Gubbiotto si rivolge anche al sindaco di Viterbo. “Giovanni Arena – ha detto infatti il segretario di Confael – dove sta? Lo sa che è la massima autorità della provincia? Dove sta? Gli abbiamo chiesto un incontro e ancora ci deve ricevere”.

“Non si può far finta che tutto vada bene, questo è il nostro slogan di oggi”, ha aggiunto Filippo Perazzoni di Nursing Up Lazio che ha poi elencato le problematiche riguardanti il Belcolle.


Viterbo - La manifestazione dei sindacati davanti alla cittadella della salute

Viterbo – La manifestazione dei sindacati di oggi davanti alla cittadella della salute


Le problematiche evidenziate dai sindacalisti sono di tre tipi. “Ritardi – ha sottolineato Perazzoni – nella predisposizione di misure per affrontare la seconda ondata Covid, filtro in ingresso dei pazienti deboli e tutela degli operatori.


Viterbo - Filippo Perazzoni (destra) di Nursing Up

Viterbo – Filippo Perazzoni (destra) di Nursing Up durante la conferenza di oggi


“Per quanto riguarda il primo punto – prosegue il sindacalista di Nursing Up – va evidenziata la ritardata riconversione delle strutture, la mancata assunzione di personale infermieristico, in particolare Oss da sempre carenti/assenti, la mancata predisposizione delle misure ambientali di adattamento dei reparti riconvertiti da no-Covid a Covid, la separazione dei percorsi dei pazienti Covid dagli altri, ossia spazi condivisi, barelle bio-contenimento assenti, eccetera, la precarietà della sanificazione della struttura e delle apparecchiature, ambulanze, eccetera. Serve inoltre “la predisposizione dei percorsi di ingresso e uscita dei dipendenti per evitare assembramenti, cioè timbrature, gestione degli spogliatoi e delle zone filtro”.

Filtro in ingresso dei pazienti deboli. In tal caso i sindacati chiedono “il ricovero di pazienti falsi negativi in reparti no-Covid e successivo contagio di altri pazienti e operatori e il ricovero di pazienti con scabbia e contagio di tutti gli operatori e altri pazienti”.


Viterbo - La conferenza stampa dei sindacati della sanità

Viterbo – La conferenza stampa dei sindacati della sanità durante la conferenza di oggi


Infine, la tutela di tutti gli operatori ospedalieri. “Allo stato attuale – hanno detto Gubiotto e Perazzoni – per gli operatori  che hanno contratto il contagio da Covid e scabbia, risulta che nessuna comunicazione è stata segnalata all’Inail, compromettendo eventuali riconoscimenti di malattia professionale con grave danno per infermieri, Oss, tecnici sanitari, eccetera. Anche i dispositivi di protezione individuale sono di scarsa qualità. Ci sarebbe poi una scarsissima disponibilità di divise, con gravi disagi per tutti  gli operatori e carenza di biancheria per i pazienti. Senza considerare infine lo stress psicofisico derivante da turni stressanti indossando Dpi per troppe ore consecutive”.

Daniele Camilli


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8 gennaio, 2021

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