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Tribunale - Maltrattamenti all'asilo - Per gli avvocati di parte civile l'imputata, alla sua prima esperienza, era assolutamente inadeguata - E' stata condannata a due anni in primo grado

“Maschi della scolaresca allo sbaraglio, la maestra accudiva soltanto le bambine”

di Silvana Cortignani

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Il pubblico ministero Paola Conti

Indagini lampo coordinate dalla pm Paola Conti


Nepi – Maltrattamenti ai bimbi dell’asilo, era al suo primo incarico la maestra quarantenne d’origine calabrese della scuola materna “Stradella” di Nepi condannata martedì a un anno, 11 mesi e 15 giorni in primo grado dal giudice Gaetano Mautone.

“Alla prima esperienza e assolutamente inadeguata al suo ruolo”, hanno ribadito più volte durante la discussione gli avvocati dei genitori delle vittime, Marco Russo e Mara Mencherini.

Inchiodata dalle telecamere nascoste, al termine di un’inchiesta lampo dei carabinieri coordinati dalla pm Paola Conti, il 27 gennaio 2017 è stata sospesa per un anno, finendo sotto processo con le pesanti accuse di maltrattamenti aggravati e abbandono di minori ai danni degli scolaretti di una classe particolarmente vivace, composta da più maschi che femmine, 14 contro 12. 

Era alla sua prima esperienza come insegnante Silvia Palma. Un’esperienza iniziata a settembre 2016 e conclusasi a gennaio 2017, subito dopo le festività dell’Epifania, con l’adozione della misura interdittiva. Lo hanno sottolineato gli stessi difensori delle sette parti civili, i genitori di altrettanti bambini tra i 3 e i 5 anni vittime delle angherie della docente. 

“La situazione nella scuola dell’infanzia – ha detto durante la discussione l’avvocato Mara Mencherini –  è precipitata allorquando la maestra Palma, alla sua prima esperienza come insegnante, è rimasta senza un punto di riferimento, costituito fino a quel momento da un insegnante che l’aveva l’affiancata. E’ finita con la classe lasciata allo sbaraglio e l’omissione, da parte dell’imputata, della doverosa vigilanza sulla scolaresca, composta di bambini di cinque anni seppur vivaci, lasciati a se stessi”.

L’esposto dei genitori ai carabinieri risale al 6 dicembre 2016, il 12 dicembre sono stati chiesti gli accertamenti tecnici, dal 10 al 19 gennaio sono state effettuate le intercettazioni audio e video nell’aula.


Marco Russo

L’avvocato Marco Russo


“Maestra al primo incarico, assolutamente inadeguata al ruolo”

“Al di là di tutti gli episodi, che indubbiamente ci sono, il periodo di tempo è stato fortunatamente limitatissimo -spiega l’altro difensore di parte civile, Marco Russo – ma sufficiente a evidenziare tutta la fragilità, sotto il profilo psicologico, di una maestra al primo incarico, assolutamente inadeguata nel suo ruolo educativo. Non una megera che picchia selvaggiamente, ma una docente assolutamente incapace di gestire il suo delicato ruolo, cercando in maniera scomposta di compensare le intemperanze dei bambini di 5 anni a lei affidati”.

“Al di là del fatto che tirava le orecchie, al di là degli strattonamenti e delle offese, comportamenti confessati durante l’interrogatorio davanti al gip Stefano Pepe, anche se in maniera edulcorata – spiega l’avvocato Russo – la cosa che sicuramente integra l’elemento psicologico del reato sono le omissioni gravissime. La maestra Palma lasciava praticamente la scolaresca allo sbaraglio, accudiva solo le bambine, si occupava delle bambine che coccolava, che quasi proteggeva, e lasciava che i maschi facessero quello che gli pareva”.


“La maestra ha lasciato mio figlio sanguinare per ore…”

Il 18 settembre di tre anni fa, i genitori sono stati i primi testimoni del processo. Hanno raccontato di tirate d’orecchie e calci ai figli. Di pennarelli lanciati contro i bimbi, che venivano riempiti di insulti e parolacce. 

“Mio figlio –ha raccontato una mamma – è stato operato cinque volte ai testicoli. Una mattina, mentre giocava con i compagni di classe, gli si è aperta la ferita e ha iniziato a perdere sangue. Ma la maestra non si è resa conto di nulla, se ne sono accorti gli altri bambini. L’insegnante non ha fatto niente, l’ha lasciato piangere, disperarsi e perdere sangue per più di due ore prima di farmi chiamare. Doveva allertarmi subito”.

“E’ uno degli episodi più gravi – dice Russo – un bambino che prende un calcio nei testicoli, da poco operati, con tanto di punti di sutura che gli si aprono e gli slip insanguinati, mentre lei non fa nulla, addirittura lo comunica tardivamente ai genitori”.

“Al di là degli episodi attivi – ribadisce il legale, che assiste sei delle sette famiglie che si sono costituite parte civile – c’era tanto di omissione nella gestione della classe. L’imputata, al primo incarico, era completamente inadeguata”.

“Ai bambini dava del cretino, del deficiente, nel momento delicatissimo della massima evoluzione dell’ego e della personalità. Dicendogli che fa schifo, dandogli dell’imbecille e del cretino, un bambino tu lo demolisci. Eppure, durante l’interrogatorio, ammettendo di averlo fatto, ha detto’è vero, però io non li volevo offendere'”.  

Silvana Cortignani


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14 gennaio, 2021

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