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Cultura - Interviene Marco Papacchini

“Pasolini scelse la torre di Chia perché rispecchiava il suo modo di vedere le cose”

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La Torre di Pasolini - Maurizio Di Giovancarlo

La Torre di Pasolini – Maurizio Di Giovancarlo

Viterbo  – Riceviamo e pubblichiamo – Vabbè, siamo in Italia. Quante volte ripeto a me stesso questo ritornello. Mi riferisco al dibattito sull’ultima dimora di Pier Paolo Pasolini. Nel nostro stivale azzoppato nascono musei, percorsi culturali, parchi letterari. Perché in alcune zone d’Italia le amministrazioni sembrano funzionare meglio di altre?

La cultura è investimento mentale, in primis, a seguire anche economico. Secondo una massima evangelica “non di solo pane vive l’uomo”.

Considero questa massima un riferimento spirituale per l’intera umanità, senza distinzioni di credo. Si tratta di un desiderio naturale della mente. La cultura rientra in questa necessità, è un bene fondamentale.

Rispondendo a una ragazza, Pasolini scrive: “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.

L’esperienza culturale di Pasolini era profonda. Ha espresso acute osservazioni su ogni forma d’arte, ha profetizzato cambiamenti sociali legati al consumismo e ai mass media, ha esaminato la politica con lucidità. Era attratto dalle cose umili, autentiche, popolari; trovava ispirazione nella natura, nei paesaggi dove la mano dell’uomo ha saputo costruire per millenni senza deturpare.

La scelta della torre di Chia come dimora era stata una logica conseguenza del suo pensiero, un territorio affascinante che richiama gli amanti delle passeggiate naturalistiche e ispira gli artisti.

Con la cultura si condivide ciò che è bello e fa bene. La bellezza è una maestra che guarisce, afferma la poetessa Louise Glück premio nobel 2020 per la letteratura. Pasolini, invece, denunciava un’Italia che si perdeva, cito parole sue, nell’egoismo, nella stupidità, nel pettegolezzo, nella coazione, nel conformismo, nell’incultura. Una brutta immagine ancora attuale, dove la cultura non è modello di vita, ma risorsa da sfruttare per scopi che poco hanno a che fare con l’arricchimento spirituale e civile della comunità, della nazione, dell’umanità. La politica, ormai svenduta sui social media, si nutre di battibecchi e insulti grossolani.

Di conseguenza, la destinazione dell’ultima dimora di Pasolini si è in alcuni casi ridotta a un dibattito forse privo di prospettive e di speranza. Se Torre Pasolini fosse venduta a privati, gli italiani finirebbero orfani di un bene che può invece fare del bene.

Questo modo di intendere la cultura va cambiato, l’Italia deve puntare sul patrimonio artistico e intellettuale. È necessario che i cittadini, le associazioni culturali, le scuole pubbliche e private, gli enti che possono gestire siti di interesse culturale, si facciano avanti con coraggio e dedizione, e mirino alla fruizione pubblica e condivisa di queste risorse. 

A proposito di mira: don Lorenzo Milani, così diverso eppure tanto diretto e concreto quanto Pasolini, diceva “ecco dunque l’unica cosa decente che ci resta da fare: stare in alto, mirare in alto e sfottere crudelmente non chi è in basso, ma chi mira basso”.

Marco Papacchini


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28 febbraio, 2021

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