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Tribunale - Vittima costretta dal marito ad attivare la geolocalizzazione del cellulare

Convinto che la moglie gli faccia le corna col fidanzato della figlia, la violenta

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Viterbo – (sil.co.) – Convinto che la moglie gli faccia le corna col fidanzato della figlia, la violenta. E’ l’episodio clou di una lunga storia di vessazioni e soprusi cui sarebbe stata sottoposta tra agosto 2019 e aprile 2020 una donna residente in un centro della provincia. Ossessionato dalla gelosia, per controllare ogni suo spostamento, il marito l’avrebbe anche obbligata ad attivare la geolocalizzazione del cellulare.


Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo


La presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini al processo per maltrattamenti aggravati in famiglia e violenza sessuale aggravata dal vincolo di parentela all’ex compagno. L’imputato è difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia.

Il processo è entrato nel vivo ieri, nel corso di un’udienza fiume, durante la quale sono stati sentiti sette testimoni, che hanno ripercorso le varie fasi del travagliato rapporto, definitivamente chiuso dalla vittima il 7 aprile 2020 quando l’imputato, nonostante il lockdown totale per l’emergenza Coronavirus, l’avrebbe seguita a casa della sorella, dove si era rifugiata, nonché sul posto di lavoro.

Il giorno delle violenza sessuale, avvenuta nel mese di agosto di due anni, il marito, sposato pochi mesi prima, avrebbe individuato la sua posizione tramite il localizzatore del cellulare, che la obbligava a tenere attivo, scoprendo che si trovava a casa del fidanzato della figlia, una ventenne avuta da una precedente relazione.

L’imputato, che non voleva che uscisse e per questo la teneva costantemente sotto controllo, dopo averla aspettata sotto casa del giovane, una volta rientrati nell’abitazione coniugale, l’avrebbe spogliata e costretta a subire un rapporto sessuale. Secondo lui per “accertare visivamente” se l’avesse tradito.

Ossessionato dalla gelosia, negli stessi giorni, le avrebbe strappato la borsa di mano, rompendole un mignolo. Poi l’avrebbe accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dandole della “puttana” e obbligandola a dire che si era trattato di un infortunio.

Da agosto di due anni fa fino ad aprile 2020 i litigi sarebbero stati pressoché quotidiani.

La vittima sarebbe stata percossa e insultata. Una volta il marito l’avrebbe scaraventata a terra, provocandole un enorme ematoma al braccio sinistro. Le avrebbe inoltre impedito di uscire di casa e anche di telefonare a parenti e amici.

Per non farla uscire le avrebbe sottratto le chiavi della macchina e l’avrebbe rinchiusa dentro casa a doppia mandata, oltre a tenere sotto stretto controllo il geolocalizzatore del cellulare per verificare in qualsiasi momento della giornata dove si trovasse la compagna. 


Francesca Bufalini

L’avvocato di parte civile Francesca Bufalini


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8 aprile, 2021

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