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Milano - In manette anche una dirigente comunale dell'ufficio tecnico e tre imprenditori del settore edile

Mascherine per le Rse date a parenti e amici e appalti truccati, arrestato il sindaco di Opera

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Milano – Mentre in tutta Italia a causa dell’emergenza Covid mascherine e dispositivi di protezione erano introvabili, avrebbe dirottato le forniture della Protezione civile destinate agli anziani ospiti di una Rsa, a famigliari e amici. Arrestato il sindaco del comune di Opera, nel Milanese.


Carabinieri

Un’auto dei carabinieri


“Il sindaco di Opera – si legge in una nota degli investigatori dell’Arma – nei primi mesi della pandemia, ha distribuito a stretti congiunti e a dipendenti comunali 2.000 mascherine chirurgiche che erano destinate a Rsa e farmacie”. 

Ma non solo. A finire in manette ai domiciliari assieme al sindaco, anche una dirigente comunale dell’ufficio tecnico e tre imprenditori del settore edile. Sono tutti accusati dalla Dda di Milano, a vario titolo, di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e traffico di rifiuti.

Secondo gli investigatori tra febbraio e ottobre 2020, pare che “il primo cittadino di Opera, con l’adesione incondizionata della dirigente dell’ufficio tecnico e l’accondiscendenza di alcuni funzionari e consulenti dell’ente, abbia sistematicamente interferito in alcune procedure di gara bandite da quel Comune per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi, ricevendo da questi ultimi sostanziose utilità”, scrivono i militari dell’Arma.

Gravi, secondo i carabinieri, i reati compiuti dagli imprenditori finiti ai domiciliari. Tra questi lo stoccaggio, il riutilizzo e l’interramento – in aree di cantiere nel Comune di Opera e in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano – di circa mille tonnellate di fresato d’asfalto ed altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali e da altri interventi appaltati dai Comuni di Opera, Locate di Triulzi, San Zenone al Lambro, Segrate, Monza, “attestando falsamente il regolare recupero dei predetti rifiuti speciali mediante ‘formulari’ ideologicamente falsi ottenuti dai gestori di due centri di smaltimento, questi ultimi indagati a piede libero”.


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8 aprile, 2021

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