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Tribunale - In aula l'ex comandante di stazione, Angelo Benfante, accusato di peculato

“Non mi sono scaldato a spese della caserma, usavo il gas solo per cucinare”

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Grotte di Castro – (sil.co.) – Bypass per scaldarsi a spese dello stato, in aula la versione dell’ex comandante della stazione di Grotte di Castro accusato di peculato in quanto si sarebbe attaccato al gas della caserma. 

“Io usavo il gas solo per cucinare – ha spiegato  – per scaldare l’appartamento e per l’acqua calda avevo comprato una stufa a legna”, ha riferito l’ex maresciallo Angelo Benfante, sentito ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

La caserma dei carabinieri di Grotte di Castro - Nel riquadro: L'ex comandante Angelo Benfante

La caserma dei carabinieri di Grotte di Castro – Nel riquadro: L’ex comandante Angelo Benfante


“Quando il 3 dicembre 2011 ho lasciato l’alloggio – ha detto l’imputato – fu fatta un’ispezione generale e redatto un verbale. Fu visionata anche la cassetta di metallo esterna e chiamato un tecnico che mise i sigilli al contatore”.

“La cassetta di protezione l’avevo fatta fare io da un fabbro del posto per non fa azzannare i tubi di rame dell’impianti dal mio cane, un Rottweiler che di notte era lasciato libero e faceva la guardia al cortile della caserma, ma aveva il vizio di rosicchiare quello che trovava”, ha proseguito. 

I testimoni sentiti nel corso del processo hanno ricostruito in aula la vicenda, spiegando che tutto sarebbe partito dagli scarsi consumi registrati dall’Enel presso l’abitazione di servizio nel biennio 2010-2011. 

“I consumi erano scarsi perché in casa usavamo il gas solo per cucinare”, ha risposto l’imputato al difensore Angelo Di Silvio, il quale ha fatto notare come non ci sia stato alcun incremento sospetto delle bollette della caserma. “Ogni sei mesi c’erano controlli da parte del capitano con dei tecnici in  tutte le caserme della compagnia”, ha detto Benfante. 

L’ex militare, arrestato per droga ad agosto 2011, ha lasciato l’alloggio il successivo 3 dicembre. L’abitazione adiacente alla caserma rimase però vuota fino a febbraio 2013, in quanto il sottotetto era stato posto sotto sequestro in seguito al ritrovamento di una serra di marijuana.

Nessuno si sarebbe accorto dell’anomalia del bypass finché un nuovo comandante è potuto subentrare nell’alloggio, accorgendosene durante i lavori propedeutici al trasloco. Nessuno dei testimoni avrebbe però visto l’imputato realizzare il bypass. 

Ieri, tra gli altri, è stato sentito il tecnico operativo Enel Rete Gas chiamato per un sopralluogo dopo la scoperta che, nonostante il contatore fosse chiuso, in cucina c’era il gas ai fornelli. “C’era un bypass, una deviazione nascosta dalla copertura”, ha detto alla pm Eliana Dolce.

In aula anche l’impiantista che ha effettuato gli ultimi lavori di manutenzione in caserma a gennaio 2007, rinnovando le tubature in seguito a una perdita di gas: “Io avevo lasciato due contatori con due linee separate. La valvola di intercettazione, il bypassa, la deviazione sono venuti dopo, io li ho visti nelle foto che mi hanno mostrato a febbraio 2013 i carabinieri della compagnia di Montefiascone”.

Il processo è stato rinviato al 5 ottobre per sentire tre testimoni della difesa e la sentenza.


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7 aprile, 2021

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