Facebook e le sezioni del Pci.
Ho sentito l’ex ambasciatore Usa in Italia Gardner considerare il fatto che trent’anni fa era impensabile un incontro ai massimi livelli tra il presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama e il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano: un afroamericano e un comunista.
Certo, per chi, come me, ha sempre considerato Napolitano un “destro” la prospettiva può essere diversa, ma in sede storica il fatto è di sicura rilevanza.
Gardner si adoperò perché quel comunista potesse entrare negli Usa. Ricordo bene il ciclo di conferenze che Napolitano vi tenne, nel periodo in cui non potevi entrare in America se avevi la tessera del Pci.
Guardo con interesse, ma anche con un po’ di stupore a questo anziano gentiluomo napoletano, che addensa intorno alla presidenza il più alto consenso degli italiani verso le istituzioni, rappresentandolo presso il più importante interlocutore internazionale.
Per chi ha vissuto intensamente alcune fasi storiche come quelle, la rapidità dei cambiamenti lascia spiazzati, anche perché se ne può percepire la portata soltanto dopo un certo tempo.
Nel secondo dopoguerra Palmiro Togliatti affermava la necessità che il Pci avesse una sezione per ogni campanile. Giovannino Guareschi tradusse nelle icone di Peppone e Don Camillo questo confronto, aspro, quel conflitto a suo modo solidale, dal quale emerse l’Italia della rinascita, della crescita, del boom economico e demografico.
Io ho frequentato le sezioni del Pci quando ormai quel grande partito era già prossimo al collasso. Ma ne ho respirato il senso di appartenenza, la disciplina che veniva dagli anni della clandestinità, il centralismo democratico che sopravviveva a sé stesso (funzionando, comunque, molto meglio della sgangherata democrazia degli attuali sedicenti partiti, più come riflesso istintivo che come obbligo). Ho vissuto finanche la funzione pedagogica del partito, ha apprezzato l’efficace capacità di selezione dei gruppi dirigenti.
Mi sono sentito parte dell’intellettuale collettivo, ho imparato la disposizione al dialogo e al reciproco ascolto, con la consapevolezza di come la funzione dirigente si esercitasse anche nel dissenso e nell’accettazione di essere minoranza.
C’era un tempo in cui essere comunisti non era “à la page”, ma ti costava il posto di lavoro, la discriminazione, che trovava però la sua mitigazione nella dimensione collettiva del Partito. Servire la salsiccia alla festa dell’Unità era il tassello di una partecipazione, al di là delle diverse visioni politiche, che pur vi erano.
Se le sezioni del Pci esistessero ancora non esiterei a consigliare a mio figlio di frequentarne una.
Proprio oggi che Facebook ti propone l’amicizia come “legame labile” (la definizione non è mia) e che i legami forti paiono dissolti e spesso l’organizzazione politica, la capacità di iniziativa e di mobilitazione passano spesso proprio per Fb.
Ma io a Facebook non mi ci sono iscritto, comunque…
Valerio De Nardo