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Lite per le sigarette finita a coltellate

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Il presidente del collegio giudicante Maurizio Pacioni

– “Avevamo litigato per le sigarette, per il cane. I soliti motivi. Ma niente di serio”.

Così Ottavio Mereu ha descritto la lite finita a coltellate con il fratello maggiore Giovanni Antonio, alla sbarra con l’accusa di tentato omicidio.

I Mereu, di origini sarde ma da tempo residenti a Vetralla, sono comparsi ieri mattina in tribunale, davanti al collegio dei giudici Maurizio Pacioni, Eugenio Turco e Michele Romano. Uno, Giovanni Antonio, sul banco degli imputati. L’altro sentito come teste dal pm Stefano D’Arma, per cercare di ricostruire cosa accadde, di preciso, la sera del 22 giugno 2009, quando Ottavio fu trovato in un lago di sangue dai carabinieri di San Martino e Vetralla (alcuni dei quali ascoltati in aula, ieri mattina).

La deposizione del minore dei due fratelli, però, è stata tutt’altro che dettagliata. Ottavio non ricordava nulla. Non sapeva dire se, al momento dell’aggressione, era in piedi o seduto. Né in quale parte del colpo fu colpito (ai fianchi e dietro l’orecchio, come risulta dalle indagini dei carabinieri).

Ha detto solo di aver ricevuto due o tre coltellate. E di essere stato lui a cominciare, dando un paio di ceffoni al fratello. “Come succedeva sempre”, ha poi aggiunto Mereu, lasciando a intendere che i battibecchi, anche violenti, tra loro erano all’ordine del giorno. A maggior ragione se, come quella sera, i due fratelli avevano bevuto un bicchiere di troppo.

Ottavio ha chiuso la sua deposizione dicendo di aver perdonato Antonio. “Da quel giorno non abbiamo più litigato”, ha assicurato, quasi come a voler difendere il fratello, presente in aula insieme al suo avvocato Franco Taurchini.

Per i due, tutto è tornato esattamente come prima dell’arresto di Antonio.

L’imputato, uscito dal carcere, è ai domiciliari nell’appartamento di Vetralla in cui ha sempre vissuto con Ottavio e la madre.

Il processo proseguirà il 15 febbraio, con l’ascolto di altri testimoni.


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