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| Il tribunale |
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Crollo Bmw, è il turno delle difese.
Sono andate avanti per tutta la mattinata di ieri le repliche dei legali degli imputati al processo per il crollo Bmw.
Dopo la dura requisitoria del pm Franco Pacifici, che ha chiesto l’assoluzione di uno degli imputati (Simonetta Vespignani) e la condanna a tre anni e otto mesi per tutti gli altri, ieri è stata la volta delle difese.
Si è cercato di ricostruire i fatti precedenti quel drammatico 23 aprile 2004, quando il capannone della Bmw cedette, seppellendo sei operai. Uno di questi, Fabrizio Feuli, 23 anni appena, morì sotto le macerie. Gli altri cinque rimasero feriti.
Alla sbarra finirono in sette. Il titolare della Bmw Fabio Lonardo, gli architetti Giovanni Cardarelli e Paolo Taurchini, coordinatore della sicurezza. E poi, ancora, l’ingegnere Giuseppe La Grutta, i titolari dell’azienda civitavecchiese Euroedilizia Simonetta e Luigi Vespignani e il subappaltatore Eraldo di Giacomoantonio. Tutti accusati, a vario titolo, di lesioni, omicidio e disastro colposo. Imputazioni che le difese hanno cercato di smontare pezzo per pezzo.
“Ognuno ha i suoi obblighi e Taurchini li ha rispettati – ha detto l’avvocato Giovanni Labate, che difende l’architetto insieme al collega Giuseppe Puri -. Il suo compito era presentare il Psc (Piano di sicurezza e coordinamento) e individuare i rischi. Era l’impresa che doveva avere cura che gli operai non sostassero sotto la struttura. Senza contare che la Bmw ha intentato una causa civile per sei milioni di euro ritenendosi persona offesa. Come se avesse dimenticato che, sotto quelle macerie, è morto uno dei suoi meccanici”.
Su questo punto, la difesa del titolare della Bmw Fabio Lonardo, è stata categorica. “Lonardo non ha ucciso nessuno – ha affermato l’avvocato Colella -. E non deve guadagnarsi nessuna attenuante, né risarcire dei danni, perché non è stato lui a produrli. Anche la sua vita è andata in pezzi, quel giorno”.
Tutte le difese si sono aggrappate al principio dell’affidamento, in base al quale ogni imputato deve rispondere solo di eventuali omissioni nella sfera delle sue competenze. Senza entrare nel merito degli obblighi altrui.
Una strategia che si è tradotta in un reciproco scambio di accuse tra un imputato e l’altro. Con Labate che si è scagliato contro Lonardo. E l’avvocato Zannotti, per i Vespignani, che ha scaricato ogni responsabilità sull’ingegner La Grutta. “Il suo progetto – ha detto il legale – era viziato da una filosofia totalmente sbagliata: portare a termine il lavoro nel più breve tempo possibile e senza interferire con l’officina sottostante. Come si poteva pensare di appoggiare un solaio e autovetture di grossa cilindrata su pilastri vecchi di trent’anni?”.
La seduta è stata aggiornata al 27 novembre per gli interventi degli avvocati Roberto Massatani (in difesa di La Grutta), Giovanni Bartoletti e Giuliano Migliorati (che assistono l’architetto Cardarelli).
La sentenza del giudice Centaro, con tutta probabilità, sarà emessa il 18 dicembre, dopo le eventuali controrepliche dei legali.
