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Chiesto l’ergastolo per Paolo e Ala

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Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

– Ergastolo, sia per Paolo che per Ala, niente attenuanti generiche e tre anni di isolamento.

E’ la richiesta di pena avanzata dal pm Renzo Petroselli per i due imputati al processo Gradoli.

Il sostituto procuratore ha parlato per oltre quattro ore ai giudici della Corte d’Assise. Una requisitoria che è servita all’accusa per sintetizzare tutti gli elementi raccolti in otto mesi di indagine e dieci di dibattimento. Dagli sms scambiati tra i due amanti, al telefonino trovato nello studio di Esposito in via Piave. Il famoso Motorola in cui l’imputato, secondo il pm, avrebbe messo la scheda di Elena, dopo averla uccisa insieme alla madre.

Un duplice delitto sulle cui modalità Petroselli sorvola, ma che sia avvenuto, a detta dell’accusa, è cosa certa. “Primo – sottolinea il pm – perché Tatiana non aveva alcun motivo per lasciare Gradoli. Secondo, perché lei e la figlia erano per i due amanti un ostacolo che andava eliminato”.

Il processo è indiziario, ricorda il pm. Non c’è stata alcuna confessione. Non è stata trovata l’arma del delitto. Non ci sono i corpi. Ma questo, spiega Petroselli, non va necessariamente a vantaggio degli imputati. “Se i cadaveri non ci sono è perché qualcuno ha avuto l’interesse e l’accortezza di farli sparire”.

Il resto, per il pubblico ministero, è un insieme di “fandonie, acrobazie, arrampicamenti sugli specchi” serviti ad Ala e Paolo per difendersi sin qui. “Ma da quella casa – ripete a più riprese il sostituto procuratore – Elena e Tania non sono mai uscite. Qualcuno le ha uccise. E chi avrebbe potuto farlo, se non loro?”.

Prima della requisitoria del pm sono stati sentiti, in aula, un tecnico della Vodafone e il brigadiere Camillo Mingione.

La seduta è stata aggiornata a domani, venerdì 15 aprile, ore 9, per le arringhe dei legali di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini.


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