– 1871 – 2011 Centocinquanta anni, la vita media di due uomini. Protagonisti i nonni di tanti di noi.
Fino al 17 marzo di centocinquanta anni fa, il volto politico dell’Italia era completamente diverso.
Stati e staterelli, regni e granducati, spesso in lotta fra loro e sotto le grinfie di paesi stranieri, che da alleati e protettori erano diventati occupanti ed oppressori, governavano più male che bene, su una popolazione complessiva di poco più di 20 milioni di persone. La nobiltà, anche se ormai in fase di decadenza, era ancora padrona di tutto; la borghesia consolidava la sua arrampicata come nuovo ceto sociale; gli uni e gli altri a scapito dei più, i tanti poveri diavoli, che vivevano nella miseria più assoluta nelle periferie delle città o nei piccoli centri rurali.
In queste condizioni maturò l’idea di una stato unico per il quale spesero la loro vita personaggi come Pellico, Cavour, Mazzini, Garibaldi e tantissimi altri patrioti, “carbonari” delle società segrete. L’unione d’Italia si concretizzò sotto la guida dei Savoia, già sovrani del Regno di Sardegna. Moti popolari contro i governanti locali e due guerre d’Indipendenza contro le potenze straniere occupanti, portarono il 17 marzo 1861 alla unione di tanti stati sotto il tricolore ed alla proclamazione del Regno d’Italia, re Vittorio Emanuele II e con capitale Torino.
Mancavano ancora il Veneto e lo Stato Vaticano, ma il più era fatto e pochi anni dopo, a seguito della, seppur disastrosa, terza guerra d’indipendenza e con la pace di Vienna anche il Veneto fu annesso all’Italia. Il 20 settembre 1870, con la Breccia di Porta Pia, Roma e con essa lo Stato Vaticano, venne conquistata da un reparto di gloriosi bersaglieri. La capitale, che dal 1865 era passata a Firenze, dopo la conquista di Roma, viene portata, nel giugno del 1871, nella città eterna.
La prima guerra mondiale, scoppiata a seguito dell’assassinio dell’erede al trono dell’impero austro ungarico, vide l’Italia alleata della triplice intesa. La vittoria finale, con il costo di milioni di vite umane dall’una e dall’altra parte, permise all’Italia l’annessione del Trentino, dell’Alto Adige e della Venezia Giulia, Istria compresa. Solo Fiume, già appartenuta all’impero austro ungarico, poi città libera e dal 1924 al 1947 italiana, a seguito dell’esito della seconda guerra mondiale, passò alla Jugoslavia prima e dopo la dissoluzione di questa, divenne definitivamente croata.
Vicende dolorose che hanno portato al “Bel Paese” di oggi.
Anche Villa S. Giovanni in Tuscia ha voluto “ricordare”, in onore di quegli “italiani” che vi hanno contribuito in prima persona. Lo fa attraverso una mostra storica, nel locale della palestra comunale, con i lavori degli alunni e studenti dell’Istituto Comprensivo Statale di Vetralla ai quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione; con l’esposizione di foto e materiali d’archivio, messo a disposizione dal Museo Storico dei Bersaglieri di Porta Pia; e il contributo della Associazione Culturale la “Scuffiaccia” che ha curato la parte riguardante la prima guerra mondiale, teatro di tante battaglie in cui sono caduti molti giovani del paese.
L’amministrazione comunale, nel rimarcare come i fatti di centocinquanta anni fa e successivi, hanno portato alla unificazione d’Italia, ha voluto ricordare tutti i suoi combattenti, consegnando un attestato di riconoscimento ai reduci o ai loro familiari, della seconda guerra mondiale, ed un encomio alla memoria ai familiari dei caduti.
Non può mancare, infine, una sottolineatura al ruolo importante dei militari e delle forze speciali di oggi, numerosi anche a S. Giovanni, impegnati in molteplici attività civili ma soprattutto nelle missioni di pace nel mondo intero.
La politica, gli accordi, le relazioni diplomatiche, hanno avuto la loro parte nel costituire un unico stato sotto un’unica bandiera, ma la nostra riconoscenza ed il nostro orgoglio di essere italiani va a quanti ieri, con la lotta e con il sangue hanno reso possibile tutto ciò e a quanti oggi sono baluardo e difesa del territorio, delle istituzioni e della nostra democrazia e libertà. Viva l’Italia.
La mostra, per la cui realizzazione ha contribuito in modo significativo la Banca di Credito Cooperativo di Barbarano Romano, sarà inaugurata venerdì 27 maggio alle ore 10,00 alla presenza di autorità civili, militari e religiose e resterà aperta alle visite anche sabato 28 e domenica 29 con il seguente orario 9-12/16-20.