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Riceviamo e pubblichiamo – L’intervento sul sito di Ferento era relativo alla sola apertura del sito nella giornata del 1° maggio con un percorso libero dalla vegetazione, come detto, ma circoscritto.
Nella breve nota che avevo inviato, sottolineavo che “non a caso… il sito è chiuso da lungo tempo”.
Da anni, infatti, non vengono assegnati fondi per la manutenzione ordinaria, potendoci avvalere esclusivamente di alcuni interventi di pulizia per la realizzazione della stagione teatrale estiva.
L’intera area archeologica è invasa dalla vegetazione, e non solo, come avete mostrato con le vostre foto, che tuttavia riprendono settori fuori del percorso “in sicurezza” approntato per il primo maggio.
Lungi da me voler sdrammatizzare una situazione che vive, purtroppo, uno stato di grande sofferenza, e che portò, non senza dispiacere, alla chiusura del sito anni fa.
In tali circostanze, ci si augura che la firma della convenzione sottoscritta tra diverse parti interessate (proprietà, Soprintendenza, Università, Provincia e Comune), porti quanto prima alla gestione dell’intera area in forme continuative e di valorizzazione.
Evidenzio infine la non trascurabile circostanza che solo episodicamente vengono assegnati fondi alla Soprintendenza per l’area di Ferento: in occasione di interventi di restauro inderogabili.
Valeria D’Atri
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale
Ferento ridotta a pollaio – Interviene Valeria D’Alatri, sopraintendenza Beni archeologici – Nuova fotocronaca della porcilaia
“Le foto mostrano una situazione pregressa”
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Viterbo – Escrementi, erbacce e recinzioni rotte – Fotocronaca
Ferento, un gallinaio sporco e abbandonato
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