![]() Tatiana Ceoban, la 36enne moldava scomparsa |
![]() Elena Ceoban, la figlia 13enne di Tania, anche lei scomparsa |
– Due anni fa sparivano Elena e Tatiana Ceoban.
Era il 30 maggio 2009. Madre e figlia moldave di 36 e 13 anni scompaiono improvvisamente da Gradoli, il paese in cui vivevano stabilmente da anni.
Non lasciano biglietti. Non avvisano nessuno. Escono di scena in punta di piedi. E neppure mesi e mesi di ricerche serviranno a capire che fine possano aver fatto. I loro corpi non verranno mai trovati.
Di madre e figlia, resta una telecamera – comprata da Tatiana la mattina del 30 – lasciata sul tavolo della cucina nella villetta in cui le due donne abitavano, e 23 tracce di sangue. Sempre in cucina. Tutte di Tatiana.
Saranno, forse, proprio quelle tracce, uno dei motivi che spingeranno i giudici della Corte d’Assise di Viterbo a condannare all’ergastolo Paolo Esposito e Ala Ceoban. 46 anni lui, 26 lei. Legati a Tania – lui era il convivente, lei la sorella – e legati sentimentalmente da una storia che, dicono loro, è iniziata non prima del 2006, anche se gli sms che i due amanti si inviavano quotidianamente sembrerebbero smentirli.
La chiave del giallo di Elena e Tania è tutta qui. In quei messaggi che, per la Corte, svelano il movente dell’omicidio: la prospettiva, per Ala e Paolo, di una nuova vita insieme, felici e senza intralci. Un disegno d’amore in cui Elena e Tania non potevano trovare posto. Ma la figlia minore di Esposito sì. E questo, per accusa e parte civile, è l’altro pezzo del movente: impedire a Tatiana di portare via la bambina avuta sei anni prima da Paolo.
Il secondo anniversario della scomparsa di Elena e Tania cade esattamente diciassette giorni dopo la sentenza dell’assise viterbese.
Un verdetto arrivato dopo otto mesi di indagini e undici di dibattimento. Accolto dal pm come un trionfo di giustizia. Dalle difese con amarezza. Dai familiari di Paolo e Ala con dolore.
I genitori di Esposito si dicono disgustati. Elena Nekifor è in pieno tracollo emotivo. Per lei, che ha perso una figlia, non resta che cercare di ricostruire il rapporto con l’altra, in carcere.
Forse proverà ancora a incontrare Ala. Magari, scrivendole prima una lettera per prepararla all’idea.
Finora lei e la figlia si sono viste sempre e solo in udienza, mai in carcere. Ala non ha mai voluto. Gli unici contatti con il mondo esterno li ha avuti con i suoi avvocati, ai quali continua a scrivere, fiduciosa di poter avere un’altra chance in appello.
Sarà una lunga estate per i legali della difesa, che già attendono le motivazioni della decisione dei giudici, per poterla impugnare. Il termine massimo per il deposito è il 13 agosto, che segnerà l’inizio di una nuova fase e di un nuovo processo e riporterà a galla tutti i vecchi interrogativi: che fine hanno fatto Elena e Tania; dove sono i corpi; quante speranze ci sono ancora di ritrovarli; dov’è nascosta l’arma del delitto. Domande che, dopo due anni e due condanne all’ergastolo, restano ancora senza risposte.

