– “Non è possibile, non è possibile”.
E’ questa la frase che Paolo Esposito continua a ripetere in carcere dopo la dura sentenza di venerdì che lo ha condannato all’ergastolo per il duplice omicidio della convivente Tatiana e della figlia Elena Ceoban.
Subito dopo il verdetto della corte d’assise del tribunale di Viterbo, Esposito è tornato in carcere e il suo legale Enrico Valentini è andato a fargli visita.
“L’ho trovato profondamente scosso – spiega l’avvocato – come lo sono, del resto, io stesso. Quel momento, così drammatico e commovente ci ha colpiti tutti. Ha colpito, ovviamente, Paolo che deve fare i conti con una sentenza brutale, ma anche me e i miei colleghi che abbiamo combattuto questa battaglia insieme a lui”.
Paolo è disperato. Piange, non mangia, non riesce a dormire. Il crollo psicologico dopo una decisione del genere era prevedibile, ma non per questo meno sconvolgente.
Il carcere a vita, l’isolamento diurno per un anno e la decadenza della patria potestà sulla figlia avuta da Tatiana. Colpi difficili da incassare e pesanti da sopportare.
Ma né l’avvocato Valentini né lo stesso Esposito hanno intenzione di arrendersi.
“Il prossimo passo lo faremo non appena ci verranno comunicate le motivazioni della sentenza – dichiara Valentini -. A quel punto avremo terreno fertile su cui continuare a combattere.Paolo è sicuramente provato, ma non si dà per vinto.
Sa bene che faremo di tutto per trovare la via verso la verità e la giustizia. Senza presunzione, e pur con l’amaro in bocca in seguito alla decisione della corte, sono fiero di sottolineare che Esposito ritiene che io e i miei colleghi abbiamo fatto il possibile e continueremo a farlo”.
Intanto da più parti arrivano dimostrazioni di solidarietà e di comprensione per Paolo Esposito.
“Le guardie carcerarie nutrono una grande stima per lui – racconta ancora Valentini -. Gli sono accanto da molto tempo ormai e hanno vissuto da vicino la sua storia. Il dramma dell’allontanamento dalla piccola che per mesi e mesi gli è stato impedito di vedere. Il dolore che giorno dopo giorno assaliva Paolo. Tutto questo, anche loro, lo hanno toccato con mano. E ora gli dimostrano solidarietà”.
Ma non è tutto. A mandare un messaggio di vicinanza e di invito a non mollare c’è anche il generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma che testimoniò in aula durante il processo, sostenendo che Paolo e Ala non avrebbero affatto cancellato le tracce di sangue dalla cucina della villa di via Cannicelle.
“Un nome chiaramente autorevole – commenta Valentini – che senza troppi dubbi si dichiara dalla parte di Paolo Esposito. Credo che non sia poco. E’ un altro dei tanti segnali che ci fa sperare per il futuro e che ci convince ancora di più che dobbiamo e possiamo lottare”.
Insomma Valentini non si arrende. “Ogni volta che ci penso, ogni volta che vedo Paolo in quello stato, mi sale una rabbia inaudita – afferma il legale -. Ma tutto questo non si trasformerà mai in rassegnazione. Faremo valutare la sentenza, e le motivazioni quando le sapremo, da qualche esperto o, comunque, ci muoveremo in ogni modo possibile per avere giustizia e ricorrere in appello.
Paolo non riesce a dormire la notte per il peso della sentenza – conclude Valentini – ma mi voglio augurare che chi ha preso questa decisione riesca a farlo serenamente, altrimenti, sarebbe davvero molto, molto grave”.

