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Risveglio d’Europa, il Comune non l’ha protetta

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Linda Natalini

Riceviamo e pubblichiamo – All’inizio della seduta del consiglio comunale di ieri il sindaco Marini ha comunicato al consiglio comunale il furto della statua “Il risveglio d’Europa”, rimossa dalla sua sede prima dell’inizio dei lavori per realizzare la nuova Piazza Unità d’Italia e custodita (si fa per dire) presso un magazzino dell’amministrazione comunale.

Sull’argomento ho poi interrogato il sindaco per sapere se il magazzino era luogo idoneo per custodire un’opera d’arte, patrimonio della città, perché non era stata presa in considerazione di spostare l’opera presso il museo civico e, se, poi, l’opera fosse assicurata, contro furti o contro danni eventuali, conseguenti al suo temporaneo trasferimento.

Strabiliante la risposta del vicesindaco Contardo (il sindaco, nel frattempo si era allontanato) che candidamente dichiaravache il magazzino in oggetto era ricavato sul retro dell’ex inceneritore e che era un deposito abitualmente utilizzato per custodire transenne, plance elettorale e materiali vari del Comune, e che, inoltre l’opera non era assicurata.

Bene! Viterbo, città d’arte e di cultura, custodisce un’opera d’arte, dedicata alle vittime civili dei bombardamenti dell’ultimo conflitto, in mezzo a materiale di ogni tipo, senza nessuna garanzia per la sua integrità e senza assicurarla.

E chi ripagherà la città che è stata defraudata di un monumento, chi rispetterà la memoria delle vittime dei bombardamenti che, attraverso quell’opera erano affidate alla memoria della città, chi si assumerà la responsabilità di non aver tutelato un bene comune?

Chi avrà ancora il coraggio di definire la nostra una città d’arte e di cultura quando il vice sindaco non attribuisce alcun valore ad un’opera d’arte, tanto da considerare normale che fosse custodita nel retro dell’inceneritore?

Eppure per “La Pietà” di Sebastiano del Piombo furono, giustamente e doverosamente, prese tutte le cautele del caso, quando fu trasferita a Roma; esistono allora opere di serie A e opere di serie B?

O forse la dizione “Città d’arte e di cultura” è solo l’ennesima vuota enunciazione che si scontra con una pochezza ed una superficialità sconvolgenti?

Io credo che qualcuno dovrà rispondere di tutto questo alla città, io, per parte mia, aspetto la risposta scritta alla mia interrogazione, per poi riservarmi di fare i passi conseguenti.

Linda Natalini
Consigliere Comunale Pd


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