– Tre percorsi di vita diversi eppure accomunati da un talento pittorico indiscutibile e affascinate. Tre forme espressive originali, portatrici di un messaggio profondo e introspettivo.
Sta giungendo al termine, nella Sala Gatti in via Marcel Gattesco a Viterbo, la mostra di opere pittoriche di Dario Boni, Gianni Ranucci e Sandro Rossi, iniziativa realizzata con la collaborazione del centro diurno del dipartimento di salute mentale di Viterbo e resa possibile grazie al supporto logistico dell’amministrazione comunale di Viterbo.
L’evento espositivo, che ha aperto i battenti lo scorso 17 maggio e che terminerà domani 24 maggio, si è rivelato un’occasione importante per entrare in contatto con l’esperienza umana e artistica di tre pittori dalla spiccata sensibilità e da una capacità comunicativa palpabile al primo impatto. Nella sala Gatti, a due passi da Piazza delle Erbe, i viterbesi hanno potuto ammirare delle opere che restano impresse nell’animo di chi, naturalmente, è predisposto a riflettere sulla complessità della mente umana.
Un comune denominatore che i tre protagonisti della mostra hanno estrinsecato ciascuno nel loro modo personale di intendere e interpretare la pittura.
Dario Boni attraverso il confine tra arte convenzionale e arte non convenzionale, Gianni Ranucci con la sua visione di un universo stilizzato in linee e curve e caratterizzato da un contrasto di colori discordanti, ma sempre ben identificabili, Sandro Rossi tramite una definizione della psiche rappresentata con una tavolozza cromatica sgargiante, con uno stile pittorico unico nel suo genere e con una capacità quasi analitica di intravedere e presentare al pubblico l’unicità, l’individualità e la grandezza di ciascun essere umano.
“Anche per noi – commenta Emanuela Appolloni, responsabile del centro diurno di Viterbo – la mostra alla Sala gatti si è rivelata un’esperienza positiva e costruttiva.
Il nostro apporto è servito solamente a fornire uno strumento e un mezzo attraverso il quale far emergere le capacità espressive di tre artisti che hanno scelto la pittura come la forma più sincera e vera per esternare un percorso di vita e una visione particolare del mondo che li circonda.
Quello che, troppo facilmente, intendiamo catalogare nella categoria sbrigativa del disagio mentale, in realtà può rivelarsi una fonte inesauribile di potenzialità artistiche, e non solo, che dobbiamo essere in grado di percepire, raccogliere e comunicare, affinché possano essere condivise per incoraggiare e favorire un cammino di maturità e di crescita della nostra comunità”.