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Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
nei giorni scorsi sul suo quotidiano è apparso un articolo a firma Alvaro Ricci su cui vorremmo poter replicare, senza voler né scendere in polemica né voler dare l’impressione di essere gli unici depositari della verità assoluta (come invece fa qualcuno).
Innanzitutto riteniamo che la chiusura del centro storico sia pressoché imprescindibile, infatti il nocciolo del problema non è se e quando, ma come si arriverà a questo; infatti noi riteniamo che non bisogna chiudere e poi rilanciare, ma bensì l’inverso: prima rilanciare e poi eventualmente chiudere.
In questi anni si è affrontato il problema in una sorta di tutti contro tutti, residenti contro commercianti e tutti contro l’Amministrazione di turno, senza riuscire a partorire un progetto valido ( in questo Le diamo pienamente ragione ), nel rispetto di tutte le parti in causa.
Diciamo tutte perché per l’ennesima volta si vuole porre l’attenzione solo sui problemi dei residenti, senza pensare che un’eventuale chiusura non attentamente studiata e valutata in tutti i suoi aspetti creerebbe ulteriori problemi,stavolta probabilmente definitivi ed irreversibili , a tutti coloro che nel centro storico ci lavorano, producendo reddito per la propria famiglia e quella dei propri dipendenti e la cui attività richiede necessariamente un passaggio di auto o quantomeno non un centro storico con rari turisti nei fine settimana; ed a chi sostiene che chi ha queste necessità può trasferirsi armi e bagagli nei locali fuori le mura, è anche troppo facile rispondere che anche chi vuole trasformare il centro in una sorta di pista ciclabile può anche trasferirsi a Strada Bagni o in qualche quartiere periferico.
Un’ultima cosa a Ricci: ci corregga se sbagliamo, ma dall’articolo si evince che quando lei parla di parcheggio interrato al Sacrario si riferisce a quel progetto del 2005 che, con le modalità previste dal “financial project”.
Sicuramente lei avrà avuto modo di visionare la documentazione dell’iter procedurale, del contenuto tecnico-progettuale della proposta, del calcolo sommario della spesa nonché del contenuto economico del progetto-offerta e quindi si sarà certamente reso conto che leggendo il tutto con molta cura, ci si accorgeva che alzando un muro lì, abbassando un piano là, tramezza tu che tramezzo anch’io, a fine opera ci si sarebbe trovati con: 1)…costruzione di una volumetria commerciale alla quota dell’attuale piazza per una superficie complessiva pari a circa 1200mq; 2) …costruzione di uno spazio con destinazione d’uso socio-culturale e ricreativo-commerciale disposto su due livelli di superficie complessiva pari a circa 10.000 mq. Pensiamo sia chiaro a tutti che quest’operazione altro non era che la creazione di un altro (l’ennesimo) centro commerciale, stavolta in pratica nel cuore del centro storico, e in questa sede stendiamo un velo pietoso su altri aspetti da… Gabibbo che questa operazione implicava.
Noi della mia Tuscia riteniamo che non si intenda questo quando si parla di riqualificazione e rinascita del Centro Storico, occorre un progetto serio ed articolato che tenga conto delle esigenze di tutti, che sia realizzato con tempistica “soft”, senza troppa fretta, in questo momento di crisi non ci si può più permettere di sbagliare, soprattutto sulla pelle altrui.
Non serve cambiare città o amministratori, serve cambiare mentalità.
La mia Tuscia
