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“C’era una volta un pezzo di legno”

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– Venerdì 10 e sabato 11 giugno alle ore 21.30 all’ex tribunale di Viterbo a piazza Fontana Grande debutterà lo spettacolo teatrale “C’era una volta un pezzo di legno”, ispirato al Pinocchio di Collodi, con la compagnia “Attori per caso” del dipartimento di salute mentale (Dsm) della Asl di Viterbo.

Il testo e la regia sono a cura di Chiara Palumbo e Paolo Manganiello dell’associazione culturale Astarte.

Il gruppo integrato del Dsm di Viterbo, coordinato dalla responsabile del progetto Teatro, Emanuela Appolloni, che da otto anni promuove e organizza laboratori e spettacoli teatrali con i propri utenti e operatori, quest’anno ha voluto giocare con quanto la favola del burattino di legno suggerisce.

Nato da semplici spunti, riflessioni e improvvisazioni, lo spettacolo è il raccordo – volutamente non sempre coerente – di quanto è stato prima suggerito ai protagonisti e poi affinato e sublimato da tutto il gruppo di attori lasciando inalterate le caratteristiche individuali.

Il protagonista della storia è un pezzo di legno, motore immobile di quel racconto che riposa in ognuno di noi, pronto a ridestarsi alla minima sollecitazione.

Chi si muove nello spazio scenico diventa un burattino, o per meglio dire una marionetta, al servizio non tanto della storia ma del ricordo condiviso, che viene fatto emergere attraverso segni, rimandi o semplicemente suoni. Lo spettacolo prevede la partecipazione attiva di chi guarda cercando un incontro continuo tra la fantasia dello spettatore e quello che via via avviene in scena.

Prima di diventare uomo, l’attore, come il protagonista, deve superare innumerevoli prove. Ed ecco che il percorso terapeutico che il teatro consente di effettuare diviene metafora di un viaggio iniziatico che da un lato porta Pinocchio a superare le prove che il destino gli pone davanti per diventare uomo, dall’altro accompagna ognuno degli attori al superamento di altrettanto complesse esperienze per tentare di andare oltre il pubblico che partecipa, nella speranza di ritrovare se stessi.

Silenzi, sfumature talvolta grottesche o infantili, movimenti lenti o affannati, sguardi pieni di luce o semplici gesti poetici, fanno dunque parte di quello che gli stessi attori hanno voluto trasmettere grazie all’unico mezzo messo loro a disposizione: il teatro.


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