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L’orgoglio di essere viterbesi

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Stefano Vignati

Il maestro Stefano Vignati

Il console Nicola Faganello con Margot Sikabonyi e Vignati

Il tenore Francesco Medda

Il tenore Francesco Medda

Alberto Di Mauro con Giovanna Dejua

Alberto Di Mauro con Giovanna Dejua

Stefano Vignati e Margot Sikabonyi

Stefano Vignati e Margot Sikabonyi

Il console Nicola Faganello con Margot Sikabonyi

Il console Nicola Faganello con Margot Sikabonyi

Margot Sikabonyi

Margot Sikabonyi

Margot Sikabonyi

Il tenore Francesco Medda

Il tenore Francesco Medda

– “Tuscia Operafestival of Viterbo”. “Baroque Festival in Viterbo”. “Let’s Learn Opera”.

Beh, alle volte si  riesce perfino a essere orgogliosi d’essere viterbesi. Non capita molto spesso, ma sentire la presentazione del Tuscia operafestival e del Festival Barocco fatta da Stefano Vignati a Los Angeles, di fronte a un pubblico selezionatissimo di autorità e imprenditori italo-americani, metteva i brividi (gallery).

Sentire pronunciare i nomi delle diverse manifestazioni culturali viterbesi nella lingua di Obama, non poteva non suscitare emozioni. E quelli del Tuscia operafestival, da Vignati a Claudio Ferri, ce l’hanno messa tutta per emozionare il ristretto e autorevole parterre di Los Angeles (video – Viterbo ammalia Los Angeles).

Prima hanno messo in campo la bellezza, diafana e dolcissima, dell’attrice Margot Sikabonyi che, con i suoi occhioni verdi e il suo sorriso, ha letteralmente ammaliato la platea.

Poi hanno fatto scorrere le immagini delle fontane e dei monumenti viterbesi davanti agli sguardi stupefatti dei losangelini, che hanno potuto ammirare le bellezze della Tuscia. Quasi increduli che tanta bellezza, tanta cultura, tanta arte potesse essere racchiusa in una piccola città, in una piccola terra. E hanno così imparato che Tuscia significa storia, arte, bellezza, radici profonde nel passato.

A dare il fremito finale ci ha poi pensato il tenore Francesco Medda che non ha risparmiato “colpi bassi” fino ad intonare Granada e poi “E lucevan le stelle” dalla Tosca. Al “…muoio disperato”, la commozione, il rispetto, l’ammirazione per l’arte italiana, nella sala dell’Istituto italiano cultura di Los Angeles, si tagliava con il coltello.

A suggellare la trasferta americana del Tuscia operafestival è poi arrivata la ciliegina sulla torta: l’articolo di lunedì sul Los Angeles Times, il quarto giornale degli Usa per diffusione con milioni di lettori, che illustra le attività americane e italiane di Vignati & c.

Come dire che la Tuscia ha avuto la possibilità di mostrarsi su un palco guardato potenzialmente da milioni di americani.

Una presentazione, quella voluta dallo staff del Tuscia operafestival, che dovrebbe far riflettere i vertici della città. E per vertici non si intende solo quelli politici, che putacaso a Los Angeles non c’erano, ma anche i vertici per così dire imprenditoriali e, perché no, intellettuali.

Insomma, non è che dopo anni di illusioni chiamate terme, raddoppio della Cassia, raddoppio della ferrovia, aeroporti vari non si sia trovata la strada per dare un risvolto internazionale alla Tuscia. Alla faccia delle politiche promozionali a raggio geografico zero messe in atto in questi ultimi anni.

Perché, allora, non rivedere tutta la politica promozionale della Tuscia messa in atto dai vari enti. Fatta di piccoli cabotaggi. Senza anima. Senza idee. Senza sogni. Con un orizzonte che non va più in là di Pianoscarano. E non cominciare a pensare che un paese come gli Usa, assetato di cultura, bellezza e storia, potrebbe essere il nuovo orizzonte, minimo… of course.


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