Riceviamo e pubblichiamo – La lettera del presidente Meroi sull’attuale situazione in seno al consiglio provinciale è un misto di laica umiltà francescana e millantato credito. Dopo aver sommessamente ricordato i meriti dell’amministrazione provinciale visibili solo a lui e ai suoi accoliti, si sprofonda in una narcisistica autoesaltazione falsa e fuori luogo. Fuori luogo perché i suoi crediti politici passati non centrano nulla con l’operatività della politica presente. Falsa perché se è stato eletto e non nominato, come lui dice, c’è da precisare che è stato eletto sindaco come capolista (nominato) di una coalizione e deputato (nominato) in un collegio uninominale dove i voti non vengono portati dal candidato, ma dalla coalizione che lo sorregge.
In tali condizioni anche il povero Geppetto sarebbe stato eletto. Eletti si è quando in una lista di candidati il popolo sceglie una persona tra tante, non quando una persona rappresenta un intero cartello politico. Che poi lei presidente Meroi non debba allinearsi agli ordini del suo partito, è una di quelle fole difficilmente credibili anche da un extraterreste che fosse di passaggio su questo pianeta.
Per quanto riguarda la sua popolarità non ci sembra che nelle piazze viterbesi si siano mai radunate folle in delirio gridanti e osannanti il suo nome, poiché, vogliamo di nuovo sottolinearlo, non è stato mai eletto, ma sempre nominato dal suo grande elettore romano.
Il suo lungo corso politico, che non perde occasione di rammentare ogni volta, non è poi un’eccezione riferito all’ambiente da cui proviene. In Italia e nel territorio viterbese ci sono migliaia di uomini che hanno cominciato a fare politica nella verde età di cui si vanta di aver cominciato lei, con la differenza che mentre gli altri scendevano nelle piazze rischiando la pelle per un ideale che poi è stato tradito in nome di un falso vangelo neoliberista, a memoria d’uomo, e a Viterbo ci conosciamo tutti, non ci si ricorda di un certo giovane Meroi che fosse in prima fila.
La smetta pertanto, signor presidente con questa sua auto esaltazione. Narciso cadde nella fontana, non vorremmo che cadesse anche lei. Anche la sua precisazione di non vivere di politica mi sembra fuori luogo, molti nel partito da cui proviene non solo non sono vissuti di politica, ma per la politica hanno perso anche ciò che avevano e potrebbero a ragione ricordare i versi leopardiani: “che degli eterni giri/ che dell’esser mio frale/ qualche bene o contento/ avrà fors’altri; a me la vita è male” .
Infine, per quanto riguarda le lotte interne per la successione a presidente del consiglio provinciale, non c’è da stupirsi del comportamento in atto visto il tipo di coalizione e le modalità della sua formazione fatta nottetempo. Con una coalizione formata all’ultimo minuto dove il collante non è stato un programma condiviso, ma solo l’utile politico che se ne poteva ricavare, non si governa una provincia, si sopravvive a scapito del bene pubblico.
Nella situazione presente, signor presidente, dimostri veramente coraggio nei fatti e non nei proclami, ai quali non crede più nessuno, e con serietà e dignità, come lei dice, tragga l’unica possibile soluzione: dimissioni.
Cordialmente.
Angelo Barboni
Presidente del Circolo Futuro e Libertà per L’Italia di Acquapendente
