![]() Simonetta Badini |
Riceviamo e pubblichiamo – Alle elezioni regionali del 2010 ho partecipato con l’entusiasmo di chi vuole dare il proprio contributo per modificare un vecchio sistema politico che, a Viterbo ma anche nelle altre province del Lazio, iniziava a dare evidenti segni di inefficienza e di inadeguatezza.
Ho sperato, subito dopo il responso delle urne, che le cose dovessero e potessero provare a dare segni di rinnovamento. Al contrario, tutto è cambiato in peggio e, dopo appena dodici mesi, i cittadini hanno risposto con due sonore sberle a chi proprio di cambiare non ha mostrato alcuna intenzione.
Se nel Veneto di Zaia, con il presidente in testa, gli elettori si sono espressi per quattro sì al referendum e altrettanto hanno fatto i romani nella Capitale e nel resto della Regione, se il quorum ha toccato punte record del 60%, soprattutto nelle roccheforti dei partiti di governo, e se notabili esponenti della maggioranza a Roma, nel Lazio ma anche nella nostra provincia si sono espressi in tal senso, una riflessione è ineludibile: cosa aspettano ancora i nostri amministratori locali e nazionali a cambiare registro?
Se continueranno a ignorare l’evidenza e a evitare il cambiamento, allora sarà bene che inizino seriamente a pensare di “andare al mare”.
Simonetta Badini
