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Terme Inps, via al cantiere entro il 2011

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La conferenza del Pd sulle Terme Inps

Giuseppe Parroncini e Ugo Sposetti

La conferenza del Pd sulle Terme Inps

Alvaro Ricci

La conferenza del Pd sulle Terme Inps

Ugo Sposetti e Mario Quintarelli

La conferenza del Pd sulle Terme Inps

Linda Natalini

La conferenza del Pd sulle Terme Inps

– A Viterbo rappresentano un costo, altrove sono una fonte di guadagno. Da sei anni.

Sono sempre stabilimenti termali ex Inps. Cinque in tutta Italia. Quattro funzionano, il quinto, quello viterbese no. Per questo il Pd dice basta e lancia una mobilitazione, con un obiettivo preciso: aprire il cantiere per il recupero entro il 2011.

Nel pomeriggio lo stato maggiore del partito si è ritrovato fuori dalla struttura, insieme a cittadini ed ex lavoratori. Poco distante l’immobile. Nell’abbandono. “Una situazione incomprensibile – osserva Alvaro Ricci – se si pensa che nel maggio 2009 la Regione allora guidata da Marrazzo stabilì la cessione di metà della proprietà al Comune. Sono passati tre anni e non è successo niente”.

E pensare che la struttura nel 2003 fu valutata quattro milioni di euro. Oggi invece è nel degrado e nonostante questo, il suo mantenimento costa, a partire dal servizio di sorveglianza. “Nel frattempo – continua Ricci – Comune e Regione hanno aperto un contenzioso in tribunale. Che senso ha? Il 7 luglio c’è un incontro. Chiudano tutto, perché da qui passa lo sviluppo della città”.

E Ugo Sposetti ripercorre le tappe di una lunga e triste storia. Che si perde tra le nebbie dei vapori sulfurei. “Nel 2000 – ricorda Sposetti – ovvero undici anni fa, lo Stato stabilì il trasferimento degli impianti Inps alle regioni, con l’obiettivo di recuperarli e sfruttarli d’intesa coi Comuni. Nel 2002 il consiglio regionale del Lazio recepì la norma nazionale, ma l’allora sindaco di Viterbo e presidente della Regione entrarono in conflitto per la proprietà.

E’ successo solo nel Lazio e solo a Viterbo. Per le altre quattro strutture, comuni e regioni hanno trovato l’intesa, facendo decollare un’azione di sviluppo. Da sei anni. Producendo occupazione diretta e indiretta”.

Le ex terme Inps facevano parte della campagna elettorale, quando Sposetti nel 2008 si candidò a sindaco per Viterbo. “Allora dissi davanti a Marrazzo, che con noi al governo della città, avrei chiuso la questione in 48 ore, altro che avvocati e tribunali”. Poi un avvertimento: “Non chiamiamo più Viterbo città termale. Non porta bene. Lo andiamo dicendo da una vita. Ricordo di avere partecipato a un convegno già nel 1969”.

Giuseppe Parroncini ha bene in mente come la Regione guidata dal centrosinistra ha portato avanti tutta la vicenda. “Nell’agosto 2008 – dice Parroncini – mettemmo nell’assestamento di bilancio 150mila euro per la società che doveva andare a gestire lo sviluppo dell’impianto insieme al Comune. Dopo che a maggio avevamo deliberato la cessione del 50%.

Oggi ci sono ostacoli che non si comprendono. Sarebbe squallido se si trattasse del fatto che non si mettono d’accordo su chi debba fare il presidente della società stessa. Se un uomo del Comune o uno della Regione. Il termalismo ha forti potenzialità, bisogna guardare agli interessi dei cittadini”.

Mentre Francesco Serra in una farmacia ha acquistato una crema prodotta dalle terme di Abano e si domanda. “Perché non ci può essere una in vendita fatta qui a Viterbo?”. E il consigliere Quintarelli ritorno a una sua proposta di censire i pozzi abusivi per salvaguardare la risorsa idrica.


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